Django, Tarantino e il Blu Ray di Natale

Un regalo per cinefili doc quest’anno non può che essere il Blu Ray di Django, appena uscito per CG Home Video. Una bella “rispolverata” di un cult del nostro cinema spaghetti western in attesa, a gennaio, di vedere la versione di Quentin Tarantino. Il prodotto è tosto, non solo per il film, un vero “must have” per la prima volta in alta definizione, ma anche per gli extra, tra cui 28′ di interviste al protagonista Franco Nero, lo sceneggiatore Vivarelli e soprattutto a Tarantino.

Ma andiamo con ordine. Perché Django di Sergio Corbucci del 1968 è un capolavoro?
1) Demolisce gli stereotipi western. Django non cavalca mai. Usa una mitragliatrice per fare delle stragi al posto della pistola. E nel duello finale addirittura non ha l’uso delle mani, completamente maciullate dai nemici
2)É violentissimo. Tanto che è da questo film che Tarantino si ispiró per la famosa scena dell’orecchio tagliato in Le iene. Django ne uccide una decina nei primi dieci minuti del film. Alla mezz’ora siamo giá oltre i cinquanta tanto per dare un’idea…
3)É riuscito a produrre inquadrature e immagini fortissime: Django che trascina una bara nel fango è la piú rappresentativa del film, una vera propria fotografia che rimane impressa nella memoria
4)É molto politico (il che non è una novità per i western dell’epoca, ma anche questo aspetto è “estremo”): la prima banda ad essere fatta fuori è una specie di Ku Klux Klan che indossa cappucci e bandane rosse. Impossibile non pensare, visto l’aria che tirava negli anni ’70, che Django abbia fatto piazza pulita di comunisti che «si sentono superiori».
5)La canzone di apertura, di Luis Enriquez Bacalov, cantata da Rocky Roberts, è un mix di malinconia ed energia azzeccatissimo.
6)Franco Nero è perfetto nel ruolo, sebbene oggi faccia un po’ sorridere la recitazione imbalsamata e l’assistere ad eroi che si prendono cosí sul serio.

Chiariti i motivi per cui Django è un film da avere in videoteca, vi lascio ad alcune parole di Quentin che trovate negli extra: «Per me Leone e Corbucci sono al top. Sono degli innovatori. Django influenzò il genere quanto Per un pugno di dollari. Il suo personaggio, Django, è stata la seconda grande icona dello spaghetti western». E se lo dice lui…

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