La vecchina con il bastone e altre storie: come il sistema cinema Italia urge che si ricolleghi alla realtà

Un’anziana signora si alza dalla platea e si incammina faticosamente verso il palco. I suoi passi sono aiutati da un bastone. Per salire i pochi gradini che la separano dal ricevimento di un premio giungono in suo soccorso un paio di aiutanti che prontamente le offrono un braccio per sostenersi. «Grazie, è il terzo anno di fila che vinco questo riconoscimento, sono contenta». E’ felice e il pubblico la applaude con tenerezza.
Siamo a Sorrento, durante le giornate professionali tenutesi dal 3 al 6 dicembre scorsi, un appuntamento semestrale dove i distributori mostrano clip e trailer dei film che verranno. Ve ne ho già parlato in I film del 2013, cinema senza crisi, ma un capitolo a parte voglio dedicarlo al cinema italiano. A Sorrento vengono anche assegnati ogni anno i Biglietti d’oro, ovvero riconoscimenti a distributori ed esercenti di sale cinematografiche che hanno realizzato ottime performance. La signora col bastone non mi ricordo a quale categoria appartenesse, forse “sale in centri sotto i 200 mila abitanti”, ma è la perfetta fotografia del sistema cinema Italia oggi: vecchio, zoppicante, ripetitivo, sempre lo stesso e scollegato dalla realtà.
Nessuno sa quale sia la media dell’età anagrafica della platea delle giornate professionali, composta essenzialmente da proprietari di sale cinematografiche. Basta un veloce colpo d’occhio per intravedere molti capelli grigi. Chi scrive non ha nulla contro tenere signore col bastone o contro imprenditori in età avanzata, ma è utile per comprendere certe dinamiche accadute all’evento. Come altrimenti spiegare gli applausi scroscianti per la presentazione de Il Principe Abusivo di Alessandro Siani, il quale ha tenuto banco per una buona mezz’ora facendo cabaret tra una clip e l’altra? Intendiamoci, non ho nulla neanche contro Siani e ho pure riso alle sue battute, il fatto è che quando il vicepresidente di Marvel ha mostrato in anteprima mondiale i backstage di Iron Man 3, probabilmente il maggiore incasso previsto per il 2013, non si è sentito neanche un battito di ciglia. Se penso al pubblico che ho visto al Comic Con o a Lucca e a come avrebbe potuto reagire davanti alle immagini di Iron Man, credo che ci sarebbe stata giusto qualche differenza…
Senza dilungarmi ulteriormente in questa fotografia, chiudo il discorso augurandomi di vedere il prossimo anno un giovane rampante sul palco a ricevere premi, uno che magari si entusiasma per Iron Man 4, non me ne vogliano gli anziani.


A Sorrento vengono invitati sempre ospiti illustri. Registi e attori dell’industria sono coinvolti in prima persona per presentare i propri film. Mi sono sempre stupito di come la maggior parte sia terribilmente impreparata. Se prendo come metro di paragone il Comic Con (ma qualsiasi altro festival a dire il vero), il confronto e sconfortante. Da una parte occasioni in cui le presentazioni hanno ritmo, professionisti preparati e con le idee chiare. Dall’altra si assiste a gente imbarazzata con il microfono in mano che non sa bene cosa dire o fare. Il massimo in questa edizione lo hanno raggiunto Valeria Golino, Jasmine Trinca e Riccardo Scamarcio che sembravano quasi voler chiedere scusa al pubblico per aver girato un film, ovvero Miele. Non parliamo poi di Carlo Verdone, che ha registrato un videomessaggio per presentare il film di Sorrentino. Fuori fuoco, seduto su un divanetto che dire “sfigato” è fargli un complimento, appoggiato a un muro da cui si vedevano le parti basse delle locandine dei suoi successi passati: con tutto il bene che si può volere a Carlo, anzi soprattutto per il bene che si può e si deve volere a Carlo, ci sentiamo di dare un consiglio: spendete qualcosa di più per un video professionale.
Anche queste presentazioni sospetto siano lo specchio di un sistema cinema impreparato alla modernità. Un sistema che al posto di “costruire” il marketing di un film nel tempo, arriva spesso in ritardo, con una locandina o un trailer rilasciati a pochi giorni dall’uscita del film e con presentazioni non adeguatamente preparate prima.
Veniamo ai film italiani presentati. Quello che si è visto a Sorrento è, purtroppo, “un film già visto”, ma mai come quest’anno è evidente di come la nostra industria cinematografica sia in un vicolo cieco da cui non si capisce come uscire.
Le tonnellate di commedie presentate sembrano il piano editoriale di un pazzo. Solo nei listini 01 e Medusa se ne contano 32. Se allarghiamo il conto a tutti i distributori arriviamo ad avere in uscita una commedia italiana per ogni settimana, se fossero sparpagliate in tutto l’anno. E’ irrazionale pensare che possano andare tutte bene al box office. E’ invece probabile che per molte saranno “bagni di sangue”. Lascio ad altri il compito di analizzare le previsioni economiche, ma certamente rimane senza risposta l’ovvia domanda: “perché non provare a produrre altri generi e investire su altri tipi di pubblico”?

Se deve essere commedia almeno che sia tosta
Con tutto questo investimento nel genere, almeno riusciamo a fare innovazione, a produrre storie nuove, a usare gli strumenti della satira e della comicità in modo intelligente? Purtroppo pare proprio di no, il che spiega anche il motivo per cui non riusciamo a esportare il nostro cinema oltre confine. Basta dare un occhio ai vicini francesi per comprendere che siamo distanti anni luce: “copiamo” Benvenuti al nord e Quasi Amici (sì, è previsto un adattamento), ma non vendiamo loro un bel nulla.
La produzione delle nostre commedie si basa sul reclutamento di personaggi famosi presso il grande pubblico, spesso televisivi, in grado di portare al cinema i loro fans, intorno ai quali vengono costruite le stesse gag e la stessa comicità da circa 30 anni. I primi segnali di inceppamento del meccanismo si sono visti con la crisi del cosiddetto cinepanettone natalizio, le famose “vacanze” di De Sica e Boldi, oggi diventato De Sica e Lillo&Greg, che incassano la metà di 5 anni fa. Le gag con la “cacca” e le treschine amorose non “tirano” più come una volta, insomma.
Diamo a Cesare quel che è di Cesare. Non ci sono solo cinepanettoni. Antonio Albanese con Tutto tutto niente niente ha probabilmente fatto un miracolo di satira in tempo reale, visto cosa sta succedendo in politica in questi giorni. I soliti idioti sono una boccata d’aria fresca e un altro esempio di come si possano fare gag nuove, coerenti con un pubblico giovane, e pure intelligenti (ve ne scrissi in Il talento de I Soliti Idioti). Vi basti questo: tra le clip viste a Sorrento c’è anche una gag in cui i due giovani sempre attaccati al telefonino, sono al cinema, davanti allo schermo mentre il film scorre e piuttosto che vedere una pellicola originale la snobbano e si vedono qualcosa in streaming sul cellulare…
Fausto Brizzi si muove sempre bene confezionando prodotti “furbi”: ha fatto e farà commedie corali, ha affrontato temi sempre caldi come il sesso, a gennaio torna con Pazze di me puntando sull'”idiota” Mandelli e ricercando anche i temi malinconici che lo hanno reso famoso con Notte prima degli esami. Federico Moccia che, nel bene o nel male, ha sempre delle belle idee “paraculo”, se mi passate il termine, se ne esce con Universitari e le avventure di sei studenti, andando a strizzare l’occhio a un target ben preciso.
Oltre a questi abbiamo Zalone, Aldo, Giovanni e Giacomo, Ficarra e Picone, Pieraccioni, tutti nomi dai quali non ci si può certo aspettare qualcosa di “innovativo”: fanno sempre lo stesso cinema, reiterano sempre le stesse battute, parlano sempre allo stesso pubblico.
E poi un mare di piccole produzioni che dopo aver visto i trailer si passa dallo sconforto allo stupore.
Per esempio non saprei cosa dire di Ci vuole un gran fisico: con tutto il bene che voglio alla brava Angela Finocchiaro che è dai tempi di Volere Volare di Nichetti che secondo me merita un ruolo da protagonista, il trailer mostrato sembrava un insieme di gag che andavano dallo slapstick al non-so-bene-cos’è. Buongiorno papà con il rampante Bova che si ritrova in casa figlia adolescente e nonno rocker non mi sembra una grande idea. Di Aspirante vedovo con Fabio De Luigi e Littizietto si è vista una clip che poteva essere presa da un film qualsiasi con De Luigi. Passione sinistra con Alessandro Preziosi è perlomeno anacronistico: gioca ancora sulle differenze del popolo di sinistra e quello di destra, ma arriva tardi. Già Giorgio Gaber aveva fatto una canzone, Destra sinistra appunto, che finiva con un chiarificatore «MA BASTA!».
Il principe abusivo di Siani è l’ennesima messa in scena di un plot vecchio come il mondo: il ricco e il povero e lo scontro di due dimensioni lontane. Se fosse stato realizzato negli anni ’70 non troveremmo differenze. Detto ciò, le clip viste funzionano a meraviglia e si ride proprio come quando ti raccontano per l’ennesima volta una buona barzelletta.
Mai Stati Uniti: non so neanche come commentare l’ultimo lavoro dei Vanzina che presenta l’ennesimo viaggio “pecoreccio” di un gruppo di italiani cafoni in Usa con gag basate ancora sul “non sapere l’inglese”. Che Italia è questa? Non è né la “mia” Italia, ma nemmeno quella che vedo quando vado in giro o nei telegiornali. Ignoro quindi quale sia il pubblico che va a vedere un film del genere, e mi spiace per Ambra Angiolini che si è lasciata coinvolgere. Potrei andare avanti scendendo sempre più “in basso”, verso il cinema “quasi” indipendente che al posto di proporre innovazione, fa in piccolo, malissimo e senza “star” quello che fanno i grandi nomi, praticamente un suicidio annunciato. Quindi mi fermo e inverto la rotta e vi dico, prima di passare ad altro, quali sono invece le commedie italiane che mi hanno incuriosito.
Ci vediamo domani con Enrico Brignano che si mette a fare il becchino in un paesino di vecchietti e aspetta giorno dopo giorno che muoiano, ma invece non muore mai nessuno, è perlomeno buffo ma non saprei dire se può reggere una durata che va oltre quella di una barzelletta.
Benvenuto presidente con l’uomo qualunque Claudio Bisio che diventa presidente dell’Italia sembra interessante oltre che divertente: in una clip lo si vede pattinare sui roller per le stanze di Montecitorio in un’immagine grottesca e pure esteticamente intrigante.

Gli autori, i generi e tutto il resto
Nel 2013 uscirà anche La grande bellezza di Sorrentino, che contrapporrà lo splendore della città di Roma a una serie di personaggi grotteschi. Educazione siberiana di Gabriele Salvatores con John Malkovich promette di essere un film “duro” dal sapore internazionale. Così come è internazionale La migliore offerta di Tornatore con Geoffrey Rush e Jim Sturgess che dal trailer sembra essere una storia d’amore morbosa più che un thriller ambientato nell’ambiente delle aste come si pensava all’inizio. Prova a essere internazionale anche Renzo Martinelli che una storia intelligente, 11 settembre 1683 (che spiegherebbe anche la scelta della fatidica data per l’attentato alle torri gemelle), ma girata sempre in modo poco credibile come il suo ultimo Barbarossa.
Nessuno investe sui film di genere. Anche Michele Placido, dopo i bei Romanzo Criminale e Vallanzasca, ha dovuto andare in Francia per farsi produrre il suo poliziesco Il cecchino.
L’horror? Oltre a Dario Argento ci sono i Manetti Bros che riescono a fare perfino peggio, poi il deserto. Eppure sul genere ci investono tutti i Paesi del mondo e una volta insegnavamo agli altri come farlo… Sci-fi? Western? Niente all’orizzonte. Thriller? Pare che uscirà Qualcosa di buono di Luca Barbareschi.
Insomma i film italiani che escono dalla logica della commedia si possono contare sulle dita di una mano e anche le produzioni minori non sembrano interessate a investire in qualcosa di diverso.
Sembra quasi che l’industria cinematografica italiana abbia alzato bandiera bianca e abbia lasciato i generi cinematografici e una enorme fetta di pubblico agli altri. Le idee e la voglia di uscire da questo vicolo cieco vengono tutte dall’esterno. Dalle web series, da iniziative come quella di Luca Argentero di produrre film da nuove idee che noi stiamo supportando (leggi Contest Best Short: Vinci il tuo cortometraggio), da registi talentuosi che cercano di farsi strada da soli come alcuni dei nostri blogger. E persino dalla tv: il trailer dell’annunciata serie di Diabolik ha fatto incetta di clic sul nostro sito presentando immagini moderne e convincenti.


2 Risposte per "La vecchina con il bastone e altre storie: come il sistema cinema Italia urge che si ricolleghi alla realtà"

  • billy91 :

    Concordo in pieno con quanto detto sul cinema italiano in questo articolo: purtroppo il nostro cinema è sempre più ripiegato su sè stesso ed è quindi inutile che ci si offenda quando ai festival (di Venezia 2012 per esempio) veniamo accusati di provincialismo…Micheal Mann ha ragione!!! E perfettamente inutili sono le rimostranze degli italiani, vedi Bellocchio…se ricominciassimo a fare film di genere sarebbe un’altra musica; le location le abbiamo, gli attori pure, registi che possono farsi carico di simili film anche (o almeno questa è la mia speranza)…e ci sarà una ragione se Cinecittà sta andando in rovina!!

  • falligstar :

    La penso alla stessa maniera. Per me il cinema italiano, quello attuale, è cinema di terz’ordine. I registi buoni e giovani ci sarebbero anche, se potessero avere i mezzi per diventare grandi! Gli attori bravi ci sono anche loro… anche se non tutti quelli che stanno calcando l’onda adesso sembrano capire cosa stiano facendo. Gli sceneggiatori ci sono, peccato che le idee che vengono accettate e che girano sono sempre quelle. Eravamo i maestri dell’arte del cinema, ma siamo finiti all’ultimo posto anche sotto questo punto di vista. Mi fa un’enorme tristezza ripensare ai nostri capolavori del passato, proprio perchè sono passati e tanto splendore l’ho ritrovato solo nelle produzioni di Benigni.

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