C’era una volta il Cinema

Un ragazzino che avrà neanche 13 anni compra un dolce alla panna da regalare a una ragazza in cambio di una scopata. Se lo fa incartare e poi l’aspetta fuori casa seduto sulle scale. Mentre attende non resiste alla tentazione di pulire la panna sulla carta con le dita e leccarsele. Poi decide di aprire il pacchetto e infilarci un dito. Poi passa alla ciliegina, ma no, ci ripensa, è la merce di scambio per la “passera”, la rimette a posto. Richiude tutto. Ma poi invece riapre il pacchetto e si lascia andare e ci infila le mani e si sporca di panna ovunque ingoiandosi voracemente tutto. La ragazza esce. Il ragazzino nasconde mani e pacchettino ormai rovinato dietro la schiena. «Mi cercavi?». «No». Si salutano.
Siamo nel quartiere ebraico di New York negli anni ‘2o, in un film di Sergio Leone del 1984 e in una sala gremita dell’Odeon di Milano nel 2012.
La catena The Space ha deciso di prolungare la programmazione di C’era una volta in America, riproposto da giovedì 18 ottobre scorso in versione restaurata e con 26′ inediti.
Torna infatti in sala oggi fino all’11 novembre, avete tempo, quindi, per recuperarlo.
Io l’ho rivisto proprio il 18 e mi ero stupito dell’incredibile successo di pubblico: sala dell’Odeon 8 di Milano con tutti i posti venduti, anche una prima fila impegnativa per un film da 4 ore e 19 minuti.
A chi scrive fa piacere scoprire che esiste ancora un pubblico per un modo di fare Cinema che ormai è scomparso. La scena che ho descritto all’inizio è pura poesia. Sei lì insieme a questo ragazzino che dici «massì mangiati il dolce e chissenefrega di quella figa di merda» (scusate la volgarità, ma è proprio così che pensi, in modo volgare, almeno io). Questi 5′ non servono a nulla nella dinamica della storia. Sono lì per raccontare una storia nella storia. Oggi i film non si scrivono più così, non si pensano nemmeno in questi termini (leggete Cinema: diagnosi, prognosi e prescrizioni finali in una veloce bloggata). O, almeno, non si pensano più così i film mainstream, ad alto budget, soprattutto quelli di Hollywood. Uno dei più grandi cambiamenti del cinema dai tempi di C’era una volta in America, infatti, mi pare proprio questo: i grandi autori, pensiamo a Hitchcock, Kurosawa, Coppola, Scorsese, Altman, Ford, Hawks, Cimino, solo per fare alcuni nomi, pensavano e facevano un cinema per le masse. Facevano, però, quello che oggi definiremmo cinema d’autore e che va a prendere una piccola parte di audience. Cosa è successo? Oggi gli autori ci sono ancora e fanno prodotti eccellenti, ma non lavorano coi grandi budget (pensiamo a Tarantino o Refn con il suo Drive) e i loro film non hanno certo il successo cui può aspirare un Avengers o un Iron Man. Oggi i grandi autori fanno film per “pochi” e il cinema mainstream è in mano a chi crea contenuti “leggeri”, leggerissimi, quasi “vuoti”.
E’ la fine (o piuttosto il ridimensionamento) di un certo cinema, ma più che altro è la conseguenza di un fattore sociologico. Una volta c’era un’audience altamente interessata alle cose del mondo: la guerra in Vietnam, la politica, i grandi temi dell’emancipazione femminile, ecc., ma anche e soprattutto la vita di tutti i giorni in cui lo spettatore poteva ritrovarsi.
Oggi abbiamo un pubblico che è cresciuto in un mondo di entertainment: mai come negli ultimi 30 anni nella storia dell’Uomo, abbiamo avuto il tempo e la possibilità di assimilare un tale quantitativo di storie, di distrazioni, di, appunto, entertainment, tra film, videogiochi e serial e mai come negli ultimi 30 anni l’Uomo ha dedicato tanto tempo a queste “distrazioni”. Questo pubblico vive di sogni, consumando sogni (leggete la fotografia del popolo del Comic-Con).
Il cinema fa quello che ha sempre fatto: offre loro qualcosa in cui rispecchiarsi e parla di sogni, di entertainment, di se stesso, ovvero di cinema. E così gli Avengers, il maggiore incasso al box office della scorsa stagione, sono i primi a non prendersi sul serio e a dichiarare allo spettatore «non siamo veri, siamo supereroi dei fumetti» (leggi The Avengers, bello senz’anima). I Mercenari parla del cinema action degli anni ’80 (leggi I Mercenari 2, The Avengers con Stallone & Co). I cartoni animati parlano di videogiochi con Ralph Spaccatutto. E non tutto è buttato in burla. Un film sofisticato come Inception, per esempio, si parla addosso e tratta di cinema e di sogni, piuttosto che usare la fantascienza seria con la funzione che ha per tradizione, ovvero affrontare la realtà quotidiana da altri punti di vista o ipotizzare il futuro dell’Uomo. Anche il recente Argo di Ben Affleck, mette in secondo piano una seria situazione di crisi internazionale per dire “ehi, il cinema può risolvere tutto, la fiction è più forte della realtà”.
Insomma, C’era una volta il Cinema? In verità c’è ancora e più di prima. Anzi, l’entertainment è talmente presente nella nostra quotidianità che il confine fra realtà e finzione si sta assottigliando, mescolando, reinventando.

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