Disney, Star Wars e il futuro del cinema pop

The Walt Disney Company ha comprato Lucasfilm e annunciato nuovi film di Star Wars. Ecco alcune riflessioni varie, sul futuro di Star Wars, sulle strategie Disney e su come la serialità tipica dei fumetti andrà prepotentemente a cambiare le logiche del cinema pop.
Partiamo da Lucas. George a 68 anni, dopo 41 anni dalla fondazione della LucasFilm e dopo tre decadi di produzione indipendente di film e tecnologie che hanno rivoluzionato l’industria del cinema, decide di andare “in pensione”. «I wanted to go on and do other things, things in philanthropy and doing more experimental kinds of films, but I couldn’t really drag my company into that», ha detto Lucas in un video. «This will give me a chance to go off and explore my own interests and at the same time feel completely confident that Disney will take good care of the franchise I’ve built». Mi sembra una delle migliori uscite che poteva opzionare. E Walt Disney l’erede perfetto delle sue creature. Innanzitutto perché non esiste nessuna major che sarebbe stata in grado di offrire la cifra di 4 miliardi di dollari, men che meno la 20th Century Fox che aveva distribuito tutta la saga fino ad oggi nelle sale dal 1977 («Executives at Fox and other studios said they weren’t even offered a chance to bid for Lucasfilm, riporta il Los Angeles Times). Poi, soprattutto, perché Star Wars e Lucasfilm sono perfetti per Walt Disney in questo momento storico.
I ricavi della Lucasfilm arrivano solo per il 25% dal movie business, un altro 25% arriva da prodotti in licensing e l’altra metà da videogiochi e postproduzione. Walt Disney è l’unica company a poter sfruttare pienamente queste risorse, essendo già leader nel licensing, nel mondo del giocattolo, dei videogames e, ovviamente, ottimizzando le risorse dedicate agli effetti speciali dei suoi film inglobando al suo interno una società che ha praticamente “digitalizzato” il cinema da sola. Non a caso Jay Rasulo, senior executive vice president and CFO di Walt Disney Company specifica nel comunicato stampa che «We see great opportunity domestically to extend the breadth and depth of the Star Wars franchise into other categories. We also plan to leverage Disney’s global consumer products organization to grow the Star Wars consumer products business internationally». E ancora: «Let me note that in 2012 Lucasfilm’s consumer products business is expected to generate total licensing revenue that is comparable to the roughly $215 million in consumer products revenue Marvel generated in 2009, the year in which we announced our acquisition. With renewed film releases, and the support we can give the Star Wars property on our Disney-branded TV channels, we expect that business to grow substantially and profitably for many years to come».
In una politica di acquisizione di IP, inoltre, Star Wars (ma anche Indiana Jones) è l’unico pieanamente compatibile con le strategie Disney.
Intanto per il valore in sé: i sette film di Star Wars, compreso The Clone Wars in CGI, hanno generato 4,4 miliardi di dollari nel mondo, rendendolo il franchise più remunerativo del cinema dietro solo a Harry Potter e 007. A differenza di questi ultimi due, però, o anche di uno Star Trek per citare un altro franchise a cui Disney avrebbe potuto mirare, Star Wars è l’unico che ha declinazioni fortissime anche in fumetti, serie tv, videogiochi, tutti settori in cui Disney è profondamente coinvolta con successo.
Infine, soprattutto, Star Wars è l’unico brand che si sposa con la strategia Disney che sta cambiando il modo di fare cinema pop. Con l’acquisizione di Marvel e le prime produzioni Marvel-Disney, ovvero Thor, Captain America e The Avengers, si è portato al cinema un vero e proprio universo fatto di serialità, continuity e cross-over, che prima esisteva solo nei fumetti. E con Iron Man 3, Captain America 2, Thor 2 e The Avengers 2 questo modo di fare cinema pop subirà una ulteriore accelerazione nei prossimi anni. La creazione di un universo di personaggi, tutti collegati tra loro in episodi cinematografici che portano avanti pian piano le loro storie, sta pagando. E qual è l’altro brand perfetto per replicare questo meccanismo? Non certo altri supereroi che sarebbero in competizione diretta con quanto già creato. Ebbene, Star Wars sembra l’unica risposta plausibile. E’ l’unico franchise che ha una letteratura sterminata, soprattutto nei fumetti, con centinaia di personaggi che diventano di volta in volta protagonisti di serie ad hoc e che non sono certo solo quelli dei film live-action. (A tal proposito: i comics di Star Wars sono distribuiti storicamente da Dark Horse, il presidente Mike Richardson ha commentato: «Dark Horse and LucasFilm have a strong partnership which spans over twenty years, and has produced multiple characters and story lines which are now part of the Star Wars lore. Star Wars will be with us for the near future. Obviously, this deal changes the landscape, so we’ll all have to see what it means for the future»).
Cosa ci dobbiamo aspettare, quindi, dagli annunciati nuovi film di Star Wars, collocati cronologicamente dopo Il ritorno dello Jedi, che usciranno a partire dal 2015 con cadenza regular (Jay Rasulo: «We plan to release the first new Star Wars film in 2015, and then plan to release one film every two to three years. These films will be released and distributed as part of our target slate of 8-10 live-action films per year, and will augment Disney’s already strong creative pipeline for many years to come)?
Una opzione tradizionalistica sarebbe quella di portare al cinema la saga di Star Wars Dark Empire, magari in una trilogia. E’ un fumetto ambientato proprio dopo Il ritorno dello Jedi che vede Luke Skywalker passare al lato oscuro per conoscere un nuovo Signore dei Sith. Tenendo conto, però, che è un fumetto dai toni adulti sembrerebbe fuori target e non si sposerebbe certo con la strategia di portare un altro Universo con continuity al cinema. Più probabile che vedremo film con diversi e nuovi personaggi protagonisti, le cui vite si intrecciano di volta in volta.
Quel che è certo è che Robert A. “Bob” Iger, da quando ha preso in mano Disney nel 2005 ha trasformato una compagnia che campava di IP sviluppate internamente in una che spende miliardi di dollari per acquisire i personaggi più popolari del pianeta. Nel 2006 ha preso la Pixar per 7,4 miliardi di dollari, nel 2009 Marvel Entertainment per 4 miliardi di dollari e ora Star Wars. Se dovesse procedere ancora su questa linea si creerebbe un polo monopolista della cultura popolare. Che sarebbe, perlomeno, pericoloso.

 

 

 

 

 

 


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