007 Skyfall, una caduta nel passato

Sam Mendes butta via il restyling realistico di Casino Royale e shakera Batman, Roger Moore e Moneypenny in un cocktail molto agitato e mescolato.
Ecco alcune riflessioni varie sul nuovo 007 (attenzione SPOILER).
Il problema più grosso di 007 Skyfall è che si snoda attraverso azioni incomprensibili:
-Il cattivo si fa catturare in modo ingenuo. Poi viene spiegato che è un trucco e che in realtà voleva farsi catturare apposta. Purtroppo, però, non se ne capisce il reale scopo, perché evade per organizzare un assalto al palazzo della giustizia inglese che avrebbe potuto orchestrare benissimo senza essere imprigionato prima.
-Il cattivone è presentato come un super intelligente ex-agente segreto che ormai con i computer è in grado di fare qualsiasi cosa. Peccato che poi il tutto si traduca in una serie di azioni sconsiderate del tipo “commando con pistole in mano che spara a caso a tutto ciò che vede”.
-Pressati dalla terribile minaccia (ovvero gente che spara a caso in un’aula di tribunale), 007 ed M decidono di andare in un posto sicuro. Tale posto non è un bunker dell’esercito protetto da soldati e tecnologia. No, è la residenza dei defunti genitori di Bond (chiamata Skyfall), ovvero una villa in campagna che pare essere la dimora Wayne in mezzo al Jurassic Park (ma senza dinosauri). Questo colpo di genio porta Bond (per l’occasione trasformatosi in un clone dell’orfano Bruce Wayne) a reincontrare un vecchio guardacaccia (Alfred, of course!) e a “inventarsi” delle armi sul posto, tipo lampadine piene di chiodi. Eh già, perché il piano non è solo nascondersi, ma rifugiarsi in mezzo al nulla per evitare qualsiasi tipo di aiuto dall’MI6 e dalla tecnologia (ma perché?) e attirare il nemico aspettando che attacchi, per prenderlo a sassate evidentemente. Tutto ciò ha una logica? No. In ogni caso si finisce come in Cane di Paglia: attraverso trappole e trappolette, 007, Alfred ed M sbaragliano un commando di soldati armati fino ai denti (mica dei pazzi ubriaconi di un villaggio scozzese) compreso pure elicottero d’assalto. Ah, già, dimenticavo, riescono in questa epica impresa perché in casa Bond/Wayne c’è un passaggio segreto che i preti usavano per scappare (ma quali preti? Chi? Perché?). Una straordinario piano di fuga che attraverso un tunnel sotterraneo porta le persone a ben… 100 metri dalla villa (sic).

Questo per quanto riguarda la storia. Dal punto di vista visivo e di scrittura è di un tale anacronismo da lasciare di sasso.
Minuti e minuti buttati a vedere gente in sale operative con maxischermi che mostrano immagini a caso, non decifrabili, quasi supercazzole, accompagnate da frasi tipo «stiamo hackerando», «siamo dentro». Poi passa Bond e dice «guarda nell’angolo in basso a dx, se unisci quelle lettere si forma il nome di una vecchia stazione della metro, usalo come password per decriptare la matassa». Lo usano e funziona. Ma perché? Cos’è?!? Cosa-vuol-dire?

Bond si muove sempre con cuffietta nell’orecchio e microfono (ma che è, un cantante?), un escamotage per sottolineare quello che succede chiaramente sullo schermo. Scenette con Bond che cammina e arriva davanti a una porta mentre si sente il nuovo Peter Parker/Q dire «c’è una porta sulla tua sinistra» si sprecano. Perlomeno rindondante.

Anche da un punto di vista morale questo Bond è pericolosamente incomprensibile. Vi sono almeno due occasioni in cui lascia che le persone muoiano senza apparente giustificazione. Ovvero quando un cecchino da un grattacielo di Shangai miete la sua vittima (Bond sta fermo e aspetta che si compia l’omicidio senza motivo valido) e quando NON salva la Bond-Girl di turno giustiziata in stile Guglielmo Tell. Non proprio un comportamento eroico diciamo, ma soprattutto gratuitamente disinteressato.

Con queste premesse, per chi come me si aspetta soprattutto delle storie coerenti e verosimili quando va al cinema, si fa fatica a voler bene anche a quanto c’è di buono del film che segna il 50esimo anniversario di Bond. Che è, poi, una cosa sola, ovvero l’interpretazione di Bardem con due scene cult: la sua entrata con lunga passeggiata per arrivare di fronte a Bond legato su una sedia con discorso su M e avance spinte a 007 (che non sembra neanche rifiutare più di tanto – sic!). E quando poi si sfila la dentiera per mostrare a M quanto il suo corpo è sfigurato.

One Step UP, Two Steps Back
Con Skyfall sembra essere tornati alle ingenuità dei film con Sean Connery e Roger Moore, spazzando via tutto il lavoro fatto per dare un’identità precisa allo 007 di Daniel Craig che con Casino Royale aveva riportato l’agente segreto su un piano altamente realistico. Insomma si era fatto un passo avanti per attualizzare Bond e ora si fanno due passi indietro con una caduta nel passato. Tant’è che si chiude con il ritorno di Moneypenny e un nuovo M maschio, con un cattivo che sembra il villain di Superman (a un certo punto mentre scappa da Bond preme un bottone e fa arrivare un treno addosso a 007 dal soffitto. Davvero. Bisogna concentrarsi per sentirsi dentro 007 e non in Expandables 3) e ogni due per tre ci sono battute ironiche che neanche Downey Jr. in Sherlock Holmes e Iron Man…

Probabilmente anche 007 è afflitto dalla sindrome del cinema odierno, quella spiegata anche da Fabio Guaglione (leggi Cinema: diagnosi, prognosi e prescrizioni finali in una veloce bloccata) e che probabilmente finirà per fare prodotti come Cinema 2.0, 4D: Missione Esplosiva. Si prendono cinque location (tra l’altro, va detto, tutte fighissime dall’isola in rovina di Bardem al nuovo rifugio sotterraneo dell’MI6) e cinque situazioni forti (l’action dell’incipit, Bond/Wayne, Bond/Downey Jr., ecc.) e si uniscono i punti fregandosene della logica. Funziona? Pare di sì a leggere le recensioni entusiastiche (anche del nostro Giorgio Viaro) che circolano in giro: gente esaltata perché riprende il Batman di Nolan e per sottotesti su temi (interessanti?) quali l’anacronismo delle spie, la mancanza di veri e propri nemici-nazione, ecc.
Alla fine è solo Bond, il supereroe dell’Inghilterra pop, non stiamocela tanto a menare. Forse, ma a chi scrive interessano due strade per questo tipo di cinema: il coinvolgimento realistico o la distaccata autoironia usata da Whedon in The Avengers. Questa via di mezzo scivola verso un passato troppo distante dai miei gusti.

 


5 Risposte per "007 Skyfall, una caduta nel passato"

  • releone :

    Non sono per niente d’accordo con te. Per niente.
    Ovviamente, i gusti son gusti (stesso discorso per i pareri)!

  • antigasmask :

    as usual sempre daccordo con mr. maragno. un ritorno al classico, in tutti i sensi. certo, attori molto intensi, certo, una gioia per gli occhi, ma si perdono sia il discorso di casino royale/quantum of solace (film collegati) sia una bellissima premessa (nemico interno, talpe, spionaggio e controspionaggio) per un solito stupido cattivo. che anche se recitato bene, ha un piano imbarazzante (anzi, inesistente)

  • shiflavio-72 :

    Miseriaccia il nostro amico redattore , per me, ha perfettamente ragione. Ma che film di Bond è mai questo? Senza azione, tranne il prologo,con un nemico che non farebbe paura neanche a paperinik, e senza una vera bond girl? Ma dai ragazzi che delusione…
    E pensare che molti avevano distrutto il cavaliere oscuro – il ritorno, che questo film se lo beve, agitato non mescolato…

  • blueberry :

    Maragno, perché Silva/Bardem si fa catturare? Per trovarsi faccia a faccia col nemico e poterci giocare prima di colpirlo? Per superare i firewall dell’MI6 e liberare un virus nei loro sistemi dal di dentro? E poi siamo sicuri si faccia catturare? Volendo la stessa domanda e una simile risposta si potrebbe avere sulla cattura di Loki in Avengers. E perchè Bond porta M/Dench in Scozia? Lo spiega il buon James: se hai a che fare con un nemico che controlla la tecnologia, ti sposti dove la tecnologia è inesistente. E lì lo scontro dovrà per forza farsi fisico, materico e non più virtuale.
    Essendo poi questo il film che celebra i 50 anni dell’agente al cinema, è palese il tentativo di rapprese4ntare una summa di questi 10 lustri di pellicole, anche negli aspetti ridicoli, negli omaggi, nel ricostruire la classicità. Il nuovo Bond dopo questo avrà ancora la cazzimma dell’agente di Casino Royale, ma potrà avere anche le battute e Moneypenny.

  • arachnia :

    Assolutamente d’accordo con la recensione, non si capisce dove stia la logica nel film e io stessa guardandolo mi sono posta diverse domande da te riportate (tipo quella dei preti, che mi ha fatto parecchio ridere). A quanto pare questo tipo di cinema ingarbugliato va di moda ma spero nonn attecchisca!

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