Comic-Con day 3: fumetti, pochi ma buoni

Ieri vi ho raccontato del caos stand descrivendovi la parte della fiera dedicata a cinema e videogiochi. Sempre nello stesso padiglione vi è anche lo spazio dedicato ai fumetti. Ci sono gli stand DC Comics, Marvel, Image, Dark Horse, Diamond e tutti anche gli editori minori. Ci sono spazi dedicati a singoli disegnatori o autori e poi ci sono gli indipendenti. Ebbene, da queste parti il clima è più calmo, si cammina più tranquilli, le code sono più corte, si vive meglio. O peggio, dipende dai punti di vista. Perché è chiaro che meno gente significa anche meno interesse.

Lo stand DC Comics

D’altronde della crisi del fumetto se ne parla da anni. L’albo più venduto di giugno in Usa è stato Avengers Vs X-Men 6 con appena 190 mila copie, quindi non stiamo parlando di un mondo molto grande. Solo in Italia Tex e Diabolik vendono di più. I dati che riguardano il mercato americano nel suo complesso, in ogni caso, sembrano stabili rispetto al 2012. Una buona speranza viene messa nelle nuove opportunità digitali. I fumetti per iPad, Kindle e tablet in generale, sembrano essere di grande appeal per i consumatori e tutti gli editori, grandi e piccoli, si stanno buttando a pesce anche per via dei bassi costi dovuti all’assenza di stampa e a una distribuzione non fisica (se avete un ipad, vi segnalo l’inchiesta ad hoc realizzata da YouTech con in copertina guarda caso intervista Diabolik).

Fumetti digitali

Al centro dello stand DC Comics, per esempio, faceva capolino un’espositore con ogni genere di tablet per far provare al pubblico la lettura digitale. Diciamo pure che non c’era la fila però…La fiera che ha nel nome i “comic” e che è il luogo dove si celebra l’Esiner Award, una specie di Oscar per i fumetti, è il perfetto specchio dei tempi: i personaggi disegnati sono solo l’inizio, la partenza produttivamente più economica, di proprietà intellettuali destinate a macinare soldi altrove, nei film, nei gadget, nei videogames.

Giovani autori

Probabilmente è anche diminuito il fascino che il mondo professionale dei fumetti ha sui giovani. La sezione del Comic-Con dedicata ai “project reviews”, dove i ragazzi possono prendere appuntamento per farsi visionare i propri lavori dai producer delle case editrici, era vuotina e più che entusiasmo si respirava un’aria un po’ annoiata.

Chi scrive però non dimentica un aspetto importante. Saranno in crisi e non verranno letti da milioni di persone, eppure i fumetti sono un’arte “povera”, capace con poco di scatenare un immaginario sconfinato. E non a caso tutti i fumetti della “golden era” degli anni ’80 hanno influenzato la cultura pop a tutti i livelli, prima fra tutte il cinema (Burton e Nolan devono ringraziare Frank Miller). Insomma magari pochi, ma sempre buoni.


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