Comic-Con day 1: ai confini della realtà

Il Convention Center che ospita il Comic-Con è una stupenda struttura in cemento e vetro che si staglia sulla baia di San Diego. Da una parte il mare, dall’altra la città e sopra il cielo, perché a meno che non entri nelle hall dove si svolgono le presentazioni, le immense vetrate fanno filtrare nell’edificio il mondo esterno. Siamo in California, al confine con il Messico, ma non fa caldo come si potrebbe pensare. Una fresca brezza allontana i disagi dell’afa, anzi, alla sera qui si gira addirittura con la felpa.

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Durante i cinque giorni della manifestazione, dall’11 al 15 luglio, gran parte della città cambia pelle. Nei ristoranti appaiono menu da supereroi, le cameriere indossano magliette degli Avengers, le boutique mettono in vetrina magliette e cappellini di Star Wars & co., nei negozi di elettronica spuntano espositori di film dedicati ai protagonisti dei fumetti.
D’altronde il Comic-Con, che è nato nel 1970 con appena 300 partecipanti, oggi non è evento che passa inosservato con i suoi 125 mila biglietti venduti in pochi giorni a ben 137 dollari l’uno. Si chiama “Comic”-con ma non ci sono solo fumetti. Proprio come la nostra Lucca (di cui vi abbiamo descritto l’ultima edizione poco tempo fa) si sono aggiunti anche film, videogame e gare di cosplay divenendo una grande festa per i cosiddetti “nerd”.
Tant’è che il programma degli eventi è un libro che pesa 1 chilo scritto fitto. Per entrare a vedere qualsiasi cosa ci sono da fare delle file infinite. Ci si mette in coda ore e ore prima, perfino giorni. Fuori dal Convention Center ci sono ragazzi accampati con sacchi a pelo che ci dicono con disinvoltura che passeranno la notte lì, per essere i primi a entrare la mattina dopo. Alcuni fanno la fila anche per entrare nella parte “Exibithion”, dove ci sono gli stand e dove non c’è un numero chiuso e non si rischia di rimanere fuori. Si fa la fila per fare la fila. La “line” come stile di vita insomma. Pazzi?

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Una volta c’erano i concerti, sesso droga e rock ’n roll, si dormiva sul prato, si suonava, si fumava, si scopava. Oggi c’è la coda per Batman a misura di famiglia, si legge un fumetto, si discute sull’ultima puntata di Fringe. Generazioni che cambiano: evoluzione umana che spinge verso emozioni in sicurezza, teleguidate, un po’ omeopatiche.

Se osservi bene la fila non è un belvedere per chi ha un po’ di gusto estetico. Il popolo del Comic-con è in larga parte obeso, vestito comodo quasi al limite del fantozziano (ma sarebbe più opportuno dire omersimpsoniano) sfoggiando look con ciabatte e canottiera a meno che non siano vestiti come i loro eroi, con la maschera di Boba Fett o la faccia truccata da zombie. Non ci sono i brufolosi dello stereotipo “nerd” di cui si parla da anni ma nemmeno fotomodelli e le etnie si mescolano tra messicani, americani, europei, orientali. Ci sono famiglie e magari incontri un papà “Tony Stark” con il figlio “Green Arrow” ma la maggior parte sono ragazzi tra i 20 e i 30 anni.

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Questa miscela di persone è il target primario verso cui si rivolge l’industria dell’intrattenimento mainstream. È per loro che vengono costruiti film come Spider-man, per loro le fiabe diventano dei fantasy come Biancaneve e il cacciatore, intorno a loro sorgono prodotti transmediali come la nuova Defiance, la serie di syfy che promette di essere anche videogioco e che qui campeggia sulle facciate dei grattacieli annunciandosi per il prossimo aprile. Anzi, sono loro che domani creeranno la nuova entertainment industry, perchè tra le infinite code del Comic-con ci sono senza dubbio anche i nuovi Frank Miller, i futuri Steven Spielberg, li vedi con i loro progetti in tasca, magari in coda per farsi dare qualche dritta dai producer, che sono a disposizione in questi giorni proprio per adempiere a questo compito.
I nostri nonni ci raccontano Hemingway e Marquez, questo popolo racconterà ai nipoti del Batman di Nolan, del Joker di Ledger, di Lost, di Edward e Bella al posto di Romeo e Giulietta, di Star Wars al posto della seconda guerra mondiale. È la fiction che vince sul reale: al Comic-con si vive (in coda) in un’altra dimensione, un mondo nella Twilight Zone, ai confini della realtá. Qui Iron Man vince su Robert Downey Jr., le favole allontanano ogni tipo di crisi, i supereroi vincono sempre.
Non sentitevi esclusi: il popolo del Comic-con, volenti o nolenti, siamo noi. Ognuno ha ormai dentro di sé un piccolo o grande nerd, una parte disposta a vivere nelle favole e che ne vuole sempre di più, tecnology addicted, entertainment addicted. Ed eccoci qui, allora, tutti pronti per il prossimo Hobbit, per il reboot di Superman, per i remake, i sequel, i serial. Li aspettiamo con ansia. Comodamente in fila.


2 Risposte per "Comic-Con day 1: ai confini della realtà"

  • rainbookmark :

    dico solo questo: vorrei essere là!!!!!!!!

  • marialaura87 :

    Purtroppo, nonostante 6 ore di attesa davanti ad uno schermo bianco, non sono riuscita a prendere i biglietti (non sono neanche entrata nella waiting room 🙁 )..per cui..l’anno prossimo mi portate con voi??? :))))))

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