Ho visto cose… da La cosa a Lady Snowblood

Ecco le mie visioni settimanali.

La cosa (al cinema): Il reboot/prequel de La Cosa di Carpenter funziona bene. Effetti speciali aggiornati, mostri che fanno paura, atmosfere glaciali e tensione basata su un gruppo di personaggi in ambiente chiuso che aggiunge al meccanismo del body count il dubbio che ognuno di loro potrebbe essere il mostro. C’è un nuovo trucchetto usato (e abusato) in sceneggiatura: la cosa può clonare materia organica ma non quella inorganica, quindi duplica corpi privi di otturazioni, per esempio. Peccato che poi anche i cloni abbiano i vestiti… Bello il finale che aggancia l’inizio del film di Carpenter: hanno rigirato la caccia al lupo dall’elicottero dandole un senso più compiuto.

L’amore dura tre anni (al cinema): ci sono tutti gli ingredienti per fotografare la confusione che regna sovrana nel mondo di oggi riguardo ai sentimenti. Matrimoni senza valore, divorzi dispendiosi, vibratori per maschi, 40enni che si scoprono improvvisamente gay, bionde che fanno sesso prendendo spunto da youporn, figli negri da coppie bianche che ignorano evidenti relazioni extraconiugali, battaglie tra peni minuscoli e normali, mogli indecise tra mariti e amanti. In questa orgia di luoghi comuni emergono le facce interessanti dei protagonisti, alcune belle sequenze di regia e le note delle canzoni di Elton John e di “The Windmills of Your Mind”, di M. Legrand-Alan, che vinse l’Oscar per Il caso Thomas Crown, un film del 1968 con Steve McQueen. Si ride, ma il film fallisce quando cerca di approfondire e far riflettere: i personaggi sono troppo macchiette per essere presi sul serio, non gli si crede e probabilmente è per questo motivo che neanche loro ci credono più di tanto all’amore e alla fine non si sa se “dura tre anni” o meno. Ma anche questo, probabilmente, è fotografia dei nostri tempi.

Lady Snowblood (in dvd): è il film a cui Quentin Tarantino si è ispirato per girare Kill Bill. La pellicola è del 1973 e riassume un lungo manga pubblicato l’anno precedente (che è un vero masterpiece!!!). Si narra la vendetta operata dalla protagonista, una assassina professionista che si muove nel Giappone di fine ’800, ai danni di quattro farabutti che le assassinarono il padre e il fratello e violentarono la madre prima della sua nascita. Sebbene le scene d’azione siano piuttosto statiche anche per gli anni’70, personaggi e trama sono talmente avvincenti da mettere tutto il resto in secondo piano. Il film si fa notare anche per un certo gusto splatter, con fontane di sangue che zampillano a ogni omicidio, ma si perde per strada le parti di sesso esplicito che invece nel manga erano ben presenti. Rimangono impressi soprattutto due elementi: l’ombrellino della protagonista, da cui estrae la sua katana e la canzone Shura no hana, tradotta in Flowers of Carnage e usata da Tarantino dopo il duello tra la Sposa e O-Ren in Kill Bill. Un Cult.


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