Baby Movie – La delusione de La storia infinita

Nel 1979 Michael Ende, uno semisconosciuto scrittore tedesco, acquisisce fama mondiale con la pubblicazione de La storia infinita, un romanzo per ragazzi destinato a diventare un classico nel suo genere. Protagonista è Bastiano, un ragazzino grassoccio bistrattato dai bulletti del quartiere, che una mattina si ritira nella soffitta della scuola a leggere un libro intitolato in modo autoreferenziale proprio La storia infinita. Scoprirà che Fantàsia, il mondo della storie fantastiche, è minacciato dal Nulla e seguendo le avventure del giovane cacciatore Atreiu e del Drago della Fortuna Fùcur capirà di essere proprio lui l’unico in grado di salvare quel regno dando un nuovo nome all’Infanta Imperatrice.

L'Infanta Imperatrice

Una volta entrato in Fantàsia, Bastiano riceverà l’AURYN, un medaglione in grado di esaudire tutti i suoi desideri. Si trasformerà cosí in un eroe bello, forte e tracotante e tenterà di usurpare il trono all’Imperatrice stessa, prima di finire derelitto nelle lande più desolate di Fantàsia alla ricerca dell’ultimo vero desiderio che possa ricondurlo a casa.

Sulla scia del successo del romanzo, qualche anno più tardi, nel 1984, approda nelle sale l’omonima trasposizione cinematografica di Wolfang Petersen, un fantasy sostanzialmente fedele alla prima parte del libro (anche se per ragioni imperscrutabili nel doppiaggio italiano Bastiano e Fùcur sono chiamati rispettivamente Bastian e Falkor), ricco di elementi avventurosi ed impreziosito da alcune sequenze ad elevato impatto emotivo (emblematica la morte di Artax, cavallo di Atreiu, nelle Paludi della Tristezza). La suggestiva rappresentazione del Nulla e gli effetti speciali animatronici conservano intatto ancora oggi il loro fascino e lasciano una vivida impressione soprattutto negli spettatori più piccoli, come mio figlio Riccardo di 5 anni che si è spaventato non poco alla comparsa dell’orrendo lupo mannaro Mork e per qualche giorno dopo aver visto il film ha continuato a mimare l’andatura goffa e pesante dei mordiroccia.

Il lupo mannaro Mork

La morale è esplicita: il mondo della fantasia rischia di soccombere a causa dell’aridità del cuore umano, soffocato da disillusione, indifferenza e menzogna. Niente di particolarmente originale ma pur sempre qualcosa di apprezzabile. Il problema però non è tanto in ciò che il film mostra quanto in quello che decide di omettere. La pellicola infatti si ferma all’ingresso di Bastiano in Fantàsia e si conclude poco dopo con un finale posticcio in cui il ragazzino si vendica dei bulletti, inseguendoli con Fùcur per i vicoli della città, mentre una voce fuori campo liquida tutta la seconda parte del libro in modo tanto spiccio quanto imbarazzante: «Bastian espresse molti altri desideri ed ebbe molte altre strabilianti avventure prima di tornare nel mondo della realtà. Ma questa è un’altra storia». Un po’ come se Peter Jackson avesse girato solo La Compagnia dell’Anello e l’avesse conclusa con una sequenza inventata di sana pianta in cui Frodo usa l’Anello per prendersi la rivincita sugli Hobbit più antipatici mentre in sottofondo si sente qualcosa del tipo: «Frodo ebbe ancora molte avventure ma alla fine riuscì a distruggere l’Anello». Agghiacciante, appunto.
Quella che viene gettata a mare è la parte più cupa e drammatica ma anche più significativa del romanzo, incentrata sulla travagliata maturazione spirituale del protagonista che viene a confrontarsi con tematiche delicatissime come l’importanza dei ricordi, il valore dell’amicizia e soprattutto l’accettazione di sé stessi. Se pure non è corretto valutare un film sulla base del libro cui si ispira è altrettanto insensato fingere che il testo non esista, dal momento che il valore di un’opera si misura anche sulla sua capacità di reinterpretare le fonti in modo originale e stimolante. Da questo punto di vista il film è un fallimento completo e anzi costituisce un deliberato passo indietro rispetto al capolavoro di Ende, che intentò inutilmente una causa legale alla casa di produzione per far togliere il suo nome dai titoli di testa.

Falkor (Fùcur), il Drago della Fortuna

A questo primo deludente capitolo faranno seguito due pessimi sequel, uno dei quali (La storia infinita II) superficialmente ispirato alla seconda parte del libro ma nella sostanza molto diverso da esso.
Cosa aggiungere? Mio figlio si è goduto l’affascinante sfilata di creature e paesaggi fantàsici con attenzione e soddisfazione nonostante non sia riuscito a seguire tutti i passaggi della trama per ovvi motivi di età. Certo è che vedere un capolavoro letterario per ragazzi ridotto ad un filmetto esteticamente curato ma irrimediabilmente vuoto e freddo fa piangere il cuore.
Età consigliata: 7+

Fattore Artax: 10/10

Articolo di Demis Biscaro

Baby Movie è una nuova rubrica dedicata a film per bambini (piccoli e grandi)

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