Ho visto cose… da The Way Back a Contraband

Ecco le mie visioni settimanali.

The Way Back (al cinema): esiste un “principio di rarità” che dà valore alle cose anche nel cinema. La vita degli ultimi esemplari di una specie animale, per esempio, avvertiamo che sia assai più preziosa di quella di una formica, di cui ne esistono miliardi. Allo stesso modo vi sono certi film che toccano una gamma emotiva difficile da raggiungere, e per questo sono rari. Voglio dire: Blade Runner lo avvertiamo prezioso e importante soprattutto perché parla di “lacrime nella pioggia”, e mica ce ne sono molti di film che ti fanno arrivare quella cosa lì al cuore. The Way Back è un film raro allo stesso modo. Punta a raccontarti la Grandezza dell’Uomo, con la storia di sei evasi dai gulag siberiani durante la Seconda Guerra Mondiale, che a piedi si fanno una passeggiata di 5000 chilometri attraverso la steppa, il deserto dei Gobi e l’Himalaya per raggiungere l’India non comunista (la storia è vera e tratta dal libro di memorie The Long Walk). Non solo riesce a raccontare quanto l’Uomo possa essere immenso, ma nel farlo parla anche della Vita, della Morte, dell’Amore e di quanto la forza di volontà sia un motore in grado di farci fare imprese grandiose. Ecco, The Way Back ti fa arrivare queste cose qua dritte al cuore e forse è l’ultimo esemplare di una specie in via di estinzione. Pur non essendo mai pesante, anzi usando bene gli strumenti del prison movie e del road movie; e pur essendo diretto da Peter Weir e annoverando un cast con Colin Farrel, Mark Strong, Ed Harris, Saoirse Ronan,  ha incassato solo 20 milioni di dollari, costandone 30.

Vacanza in Paradiso (al cinema): insieme a Taken o a Man on fire, questo entra di filato nella mia top ten degli action di sempre. Gibson è un ladro che finisce in un penitenziario Messicano, ma più che una prigione è una città con le sue regole, comandata da un boss in fin di vita alla ricerca di un fegato particolare da trapiantarsi. Torna l’ironia di Arma Letale, in una storia che coinvolge molto (soprattutto grazie all’amicizia del protagonista con un ragazzino, destinato a essere vittima sacrificale a causa del fegato di cui sopra), a scene d’azione assai spettacolari ma sempre nel limite del credibile. Sembra cinema fatto alla vecchia maniera (non si menano ogni duepertre per 10′ di seguito, non ci sono esplosioni ogni 5′, la storia sembra essere più importante degli effetti speciali), ma non è il cinema che viene visto oggi: negli Stati Uniti non è nemmeno stato distribuito, qui da noi è passato inosservato e in tutto il mondo ha incassato 4,5 milioni di dollari.

Le paludi della morte (al cinema): il thriller della figlia di Michael Mann è una fotografia ben riuscita della parte di Texas da cui prende il titolo. Attraverso poliziotti newyorkesi che si improvvisano eroi, detective cinici che non riescono a dimenticare le ex-mogli, ragazzine che cercano di sopravvivere a madri prostitute e, naturalmente, a criminali e serial killer, si tratteggia un posto dove la vita è impantanata. L’impianto era perfetto per un serial tv stile “new Twin Peaks”,

Contraband (al cinema): è il remake di un action thriller islandese che mostra le tecniche di contrabbando attuate sulle navi mercantili. Funziona tutto per bene anche se il protagonista, ex contrabbandiere sulla retta via costretto di nuovo all’illegalità da una banda che mette in pericolo la sua famiglia, è bel po’ scontato e già visto. Il merito è tutto di un’ambientazione inedita, tra porti, container, stive e sale macchine.


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