Baby Movie – Gaiking, draghi, robot e spirito di squadra

Premessa. Sabato a pranzo. «Papà ma qual è il robot più forte?». Panico: vent’anni che non affronto l’argomento, accidenti! Temporeggio, sono una maschera di concentrazione. Alla fine il cuore risponde al posto mio. «Eh…non so…secondo me Goldrake». Neanche finisco di parlare che ribatte «Secondo me Gaiking!». «Gaikiiiiiiiinnggggggggggg?!?!?! Ma ti piace così tanto Gaikiiiiiinnngggggg?!?!?!?!?!?!». Sono così sconvolto che riesco perfino a prolungare la “g”… Lui mi guarda trionfante «Sì». Il primo istinto è quello di disconoscerlo, poi comprendo che è disorientato, ha bisogno che qualcuno lo faccia ragionare. Spetta a noi adulti responsabili gettare un ponte verso le nuove generazioni, no? Bene. «Ma cos’è che ti piace di Gaiking? Il robot? I mostri? La base spaziale?» «Tutto. Di Gaiking mi piace tutto». Va be’, allora te la sei voluta. «Anche la sigla?!» (un insulso motivetto space-dance-synth-pop di un innominabile gruppo austriaco, i Ganymed). «Sì, quella mi piace più di tutto!» Faccio un gran respiro. La sua oscena sincerità non ammette repliche. «Va be’, adesso mangia su, altrimenti spengo la TV!» E ringrazia che non ho ancora trovato un negozio di alabarde spaziali! Fine premessa. Ma veniamo alle cose serie.

Il Drago spaziale e il suo team

Sviluppato a partire da un’idea originale di Go Nagai, Gaiking, il robot guerriero (in originale Daiku Maryu Gaiking ovvero Drago Demone Spaziale Gaiking) è un anime robotico di 44 episodi del 1976 che narra lo scontro tra i terrestri e gli abitanti del pianeta Zela, un mondo morente destinato ad essere inghiottito dal proprio sole ridotto ad un buco nero. Spinti dalla disperazione gli zelani creano Black Darius un gigantesco automa che ha il compito di salvarli ma che invece prende il controllo del pianeta e crea l’esercito dell’Orrore Nero trasformando gli abitanti di Zela in cyborg assoggettati alla sua volontà. Dopodiché sferra un attacco alla Terra con lo scopo di eliminare i terrestri e farne la base del suo nuovo regno. A difendere il nostro pianeta ci pensano il Dottor Daimoni e una squadra di giovani addestrati a pilotare il Drago Spaziale, una base volante che ospita al suo interno tre veicoli ausiliari (Buzzolar, Skylar e Nessak) e un robot molto potente, il Gaiking appunto, che nasce dall’unione della testa del Drago Spaziale e di due altri componenti lanciati dalla base stessa. A pilotarlo c’è Sanshiro, un ex giocatore di baseball molto coraggioso ma anche molto irruento. Da qualche tempo mio figlio Riccardo di 5 anni è letteralmente invasato per questo robot. Un po’ lo capisco, un po’ no. A favore della serie gioca una componente drammatica non indifferente, dovuta ai limitatissimi siparetti comici e soprattutto al fatto che spesso gli zelani che combattono in prima linea contro i terrestri agiscono sotto ricatto del perfido Darius di cui sono essi stessi vittime innocenti (in piú di un episodio prefericono suicidarsi piuttosto che arrecare danno ai terrestri).

Buzzolar

Il team del Drago Spaziale presenta una struttura più articolata rispetto alle formazioni tipiche di altri anime, differenziandosi nettamente dal celebre quintetto formato da: l’eroe, l’ombroso taciturno, il ciccione, la ragazza e il bambinetto (vedi ad esempio Getta Robot, Vultus V o Gatchaman). Ciascuno dei suoi componenti ricopre un ruolo ben determinato all’interno della base spaziale che risulta efficace come arma di difesa solo se ciascuno adempie al proprio compito adeguatamente. Spesso la vittoria sui nemici non è frutto solo dell’azione superoistica di Sanshiro ma dell’attacco coordinato del Gaiking e dei mezzi ausiliari.

Skylar

Viceversa talvolta la sicurezza della Terra viene messa a repentaglio proprio perché qualche elemento del gruppo intraprende delle azioni rischiose senza tener conto del bene collettivo, considerato un valore superiore. Ne risulta un significativo messaggio sull’importanza dello spirito di squadra e della collaborazione tra più persone per ottenere un risultato altrimenti irraggiungibile dal singolo.

Nessak

Ma il vero punto di forza, inutile nasconderlo, è il mecha design del Gaiking, particolarmente originale e affascinante: un robot che al posto del busto ha una gigantesca testa scheletrica di drago è chiaramente un colpo di genio (per inciso Daltanious col suo leone Beralios è venuto dopo…). Non c’è dubbio che a mio figlio Riccardo la serie piaccia principalmente per questo motivo (ha impiegato un pomeriggio per costruirsi un modellino del Gaiking coi LEGO). La sua arma preferita è la scossa elettrica che Gaiking infligge ai mostri dell’Orrore Nero con le sue lunghe corna ricurve.

Il Gaiking

Anche i veicoli di supporto hanno un design inusuale che ricorda le forme di alcuni animali preistorici: Buzzolar assomiglia a un triceratops, Skylar a uno pterodattilo e Nessak a un apatosauro. Il drago spaziale invece, a fronte di una testa di forte impatto, ha un corpo che sconta una goffaggine davvero avvilente. Però. Innanzitutto la serie non presenta sviluppi degni di nota. Ogni episodio presenta la classica scansione in quattro fasi (equilibrio iniziale / attacco nemico / sviluppo drammatico / combattimento finale) che si ripete in modo monotono dall’inizio alla fine. I mecha dei nemici non sono di particolare rilievo e anche i mostri non condividono una linea grafica comune, a parte il fatto che quasi sempre sono molto piú grandi del Gaiking stesso. La psicologia dei personaggi principali è sostanzialmente piatta e priva di evoluzioni, lo stesso pilota del Gaiking Sanshiro ha una personalità scevra da zone d’ombra e travagli interiori. E’ totalmente assente anche qualsiasi forma di contrasto transgenerazionale che in diverse serie prende invece la forma di un rapporto conflittuale col padre (naturale o putativo), come ad esempio ne Il Grande Mazinga, Jeeg e Danguard. Nel 2005 Go Nagai ha prodotto una rivisitazione della serie originale, intitolata Gaiking – Legend of Daiku-Maryu, costruendo una storia sostanzialmente nuova attorno al mecha design iniziale opportunamente rivisto alla luce di un più moderno stile grafico. Il risultato si fa apprezzare almeno a livello visivo. Da qualche anno inoltre circola in rete un teaser trailer niente male su un fantomatico film live action ispirato al robot guerriero ma finora, con sommo disappunto dei fan, nelle sale cinematografiche non si è ancora visto niente. Se per caso approdasse in Italia Riccardo ed io saremo lì in prima fila. Anche se vedere Goldrake sul grande schermo sarebbe tutta un’altra storia…
Fattore Artax: 7/10

Articolo di Demis Biscaro


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