Biancaneve e il cacciatore: il modo giusto per riportare le fiabe al cinema

Che mescolava fiaba classica a fantasy moderno stile Signore degli Anelli lo avevamo capito fin dal trailer. Che lo facesse in modo da creare un’opera solida e un mondo originale non era però per nulla scontato. A differenza di Avatar, per esempio, che per dare vita a Pandora ha saccheggiato elementi della cultura popolare già visti in film, fumetti e soprattutto videogiochi, Biancaneve e il Cacciatore riesce nell’arduo intento di creare un mondo fantasy inedito, pieno di particolari intriganti, in cui nulla è scontato: le fate pelose che escono dalla pancia degli uccellini; i nani che sono anche guaritori e cantano e suonano; un villaggio di donne autosfigurate; perfino particolari come impugnare l’ascia dalla lama mentre si cammina contribuiscono a fare dei personaggi qualcosa di nuovo.
Metafore, sottotesti e livelli di lettura si sprecano, aggiornando quelli degli originali Grimm e Disney. Si abbandona finalmente la misoginia per affrontare una coralità di temi attualissimi: quello portante è il potere della bellezza esteriore che perde contro quello della bellezza interiore (e qui la scelta della Stewart è perfetta, io la soprannomino “la gatta morta coi dentoni”, ma ha un innegabile fascino intrigante anche senza avere i canoni estetici di bellezza moderna e sui piani di ascolto, con tutte le mossettine già usate in Twilight, è perfetta nel rendere un certo “spirito interiore”). Ma vi sono infiniti suggerimenti come quello per esempio de “la bella e la bestia” nella scena del troll calmato da Biancaneve, ma anche sottotemi che aiutano a rendere ogni personaggio credibile e profondo, basti citare (SPOILER) il rapporto d’amore incestuoso tra la regina e il fratello o lo specchio magico che in realtà è tutto nella mente pazza di Ravenna (FINE SPOILER). Biancaneve è un simbolo per tutto il film, di purezza, ma anche del sentimento di rivalsa e di giustizia con una importante novità: a risvegliarlo/la non è l’amore, ma le lacrime di dolore per aver subito cose ingiuste.
Vi è anche un forte elemento cattolico, purtroppo fuori luogo a mio parere: Biancaneve prega all’inizio del film (padre nostro) e vi è un richiamo al senso della Provvidenza (nei panni di uccellini che le indicano la strada per fuggire dalla sua prigione per esempio) e alla Resurrezione.
Costumi e scenografie danno vita a inquadrature estremamente interessanti tanto da rimanere in effetti a bocca aperta spesso per la meraviglia di tanti fotogrammi, neanche fossero quadri di Frazzetta (in questo si supera senza ombra di dubbio Il Signore degli Anelli di Jackson).
Gli effetti speciali, tranne un morphing un po’ vecchio della regina cattiva che sembra ricatapultare il film ai tempi di Willow, sono di una qualità eccellente e sempre usati in modo intelligente.
Le atmosfere dark e le numerose scene violente non ne fanno uno spettacolo adatto ai bambini più piccoli.
Biancaneve e il cacciatore è, in conclusione, il modo più giusto per riportare in maniera interessante al cinema le favole classiche.


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