Home Video, Insieme e ancorati al passato

Si è svolta a Milano lo scorso 5 e 6 giugno, Home Video Insieme 2012, una manifestazione per gli operatori del settore che voleva essere un punto d’incontro per presentare le novità in arrivo e anche per fare il sunto sulla situazione di un mercato in crisi. Infatti i lavori sono partiti sciorinando dati deprimenti. Il “Rapporto Univideo 2012”, realizzato per conto di Univideo da GfK Retail and Technology Italia, fotografa così la situazione (riporto da una notizia e-duesse.it):
Il giro d’affari totale del comparto home video (ovvero mercato della vendita, del noleggio e della distribuzione via edicola) si è attestato nel 2011 sui 486 milioni di euro, in calo deciso rispetto al 2010 (-17,6%), quando il fatturato era di 590 milioni di euro. In decremento tutte le voci con il noleggio che cala del 16,5%, anche se la curva negativa di questo business è oramai cronicamente al ribasso da almeno 5 anni. In negativo anche la vendita (-16,3%) e il canale edicola (-20,5%) rispetto al precedente anno. L’area della vendita è tuttora la principale nella “torta” generale, con una quota del 58%, mentre edicola e rental rispettivamente incidono il 27% e il 15%. Il noleggio che ora vale circa 75 milioni di euro, nel 2007 deteneva una quota del 22,5%. Nel 2011 esclusa l’edicola, il giro d’affari sviluppato dalla vendita di supporti audiovisivi è pari a 281 milioni di euro per un totale di 23,3 milioni di pezzi. L’alta definizione in home video, ovvero il formato Blu ray anche nel 2011 è cresciuto portando a casa un +26% a volume e + 22% nel dato a valore.
Insomma stiamo parlando di un settore che in soli cinque anni si è dimezzato (nel 2007 fatturava 968 mln di euro) e che se togliamo noleggio ed edicola vale come la musica, un mercato che è considerato morto da quando l’industria non ha saputo cavalcare la rivoluzione digitale e ha continuato a nascondersi dietro le colpe della pirateria. E cosa fa il mondo dell’home video? Aimé, dopo aver assistito a questo appuntamento, speravo tanto di sentire qualche idea proprio sul fronte del digital delivering, qualcosa sul futuro insomma, dato che non c’è un’offerta organizzata in Italia e anche importanti operatori come Apple con il suo store, hanno un’offerta misera. Invece, purtroppo, mi è parso di sentire solo discorsi ancorati al passato.
Con tutto il rispetto per il lavoro di Federico Bagnoli Rossi, segretario generale Fapav e Paolo Marzano, presidente del Comitato permanente per il diritto d’autore presso il Ministero dei Beni e delle attività culturali che sono intervenuti alla manifestazione, trovo un po’ scontate le dichiarazioni d’intenti per dare più armi alla Guardia di Finanza e alle attività di rimozione dei contenuti illegali dalla rete. Ben vengano le attività di vigilanza e di punizione, ma la pirateria non si elimina solo con la polizia: non funzionava quando le bancarelle di film, cd musicali e giochi PlayStation imperversavano anche in importanti vie come Corso Buenos Aires a Milano una quindicina di anni fa, figuratevi oggi che tutto è a portata di clic.
Già nel giugno 2011 facevo notare come l’industria cinematografica sia all’inseguimento di una realtà che vuole tutto e subito. In Italia abbiamo innescato la retromarcia (basti citare il caso Prometheus, film evento dell’estate, da noi in uscita con 4 mesi di ritardo e in home video annunciato nel 2013, quando da settembre sarà già disponibile in tutto il mondo). Con questo voglio dire che senza la creazione di una offerta seria e legale in grado di contrastare il servizio che la pirateria mette a disposizione degli utenti (sì, avere un film con un clic è un servizio, purtroppo ora disponibile solo illegalmente), è impossibile abbattere il download illegale. Che non solo diventa utile per gli utenti, ma anche ampiamente giustificato quando sul fronte culturale si diffondono pure spot agghiaccianti come quello sostenuto dai musicisti over 60 a cui hanno aderito CCI Confindustria Cultura Italia, FPM Federazione Antipirateria, FA Federazione degli Autori e la SIAE Società Italiana Autori e Editori.
E sempre riparlando del caso Prometheus: cosa si può dire a chi se lo sta scaricando illegalmente in questi giorni (oltre il 40% dei lettori di Best Movie interessati al film secondo un nostro sondaggio) e ti risponde che per lui è l’unico modo di partecipare a un evento cinematografico da cui l’Italia è esclusa?
La sensazione, purtroppo, è che si ragioni al contrario. Cos’altro si può pensare di una presentazione Gfk in cui il dato sul digital è presentato così (riporto da testo della presentazione):
Nel 2011 la proposta del video online (streaming, electronic Sell-though) aumenta considerevolmente, sia in termini di catalogo che di modalità di offerta. Il peso della vendita digitale sul giro di affari dell’home video è passato dallo 0,4% del 2010 all’1,8% del 2011, NONOSTANTE IL DILAGARE DELLA PIRATERIA. Le opportunità offerte dall’online per i contenuti audiovisivi rimangono in gran parte inesplorate. Sono infatti 6,3 milioni le persone che scaricano almeno un contenuto entertainment con una frequenza almeno trimestrale.
Ma come “nonostante il dilagare della pirateria”?!? La prospettiva giusta con cui guardare il mercato dovrebbe essere diametralmente opposta:
Sono ben 6,3 milioni le persone che scaricano contenuti entertainment, NONOSTANTE NON CI SIA PRATICAMENTE OFFERTA LEGALE.

Cosa dicono i protagonisti del settore?
Stefano Scauri Managing Director di Warner Bros. Home Entertainment ha sottolineato come Home Video Insieme rappresenti «la conferma della fiducia che l’industria ripone tuttora nel supporto fisico. E’ naturalmente un momento molto complicato per il mercato tradizionale, ma sono convinto che la transazione al digitale non sia immediata, e richieda ancora molto tempo. Quello che devo rilevare, e che deve far riflettere, però è che il nostro prodotto non è sempre esposto nei punti vendita in modo accattivante».
Insomma il punto vendita e il prodotto fisico sembra essere ancora centrale in questo settore (ma c’è da dire che la platea della manifestazione era, teoricamente, composta da buyer di negozi, sebbene il collega Antonio Allocati abbia fatto notare una bassa presenza dei settori Consumer Electronics, della Grande Distribuzione despecializzata e anche dei siti di e-commerce) e per me è solo un bene e penso che tutti gli appassionati siano molto dispiaciuti del brutto segnale della dipartita di Blockbuster, che per coincidenza ha dato l’addio definitivo all’Italia proprio in questi giorni con il seguente messaggio pubblicato sul sito: «L’avventura di Blockbuster Italia finisce qui. E’ stato per noi un piacere divertirvi o semplicemente tenervi compagnia in questi 18 anni». Al suo posto probabilmente sorgeranno delle parasalumerie della società Essere Benessere, il che dice tutto sulla situazione dell’home video e su come, mi pare, sia urgente pensare al futuro. Che non è solo digital delivering, ma anche e-commerce che già oggi pesa per il 12,7% del totale delle vendite riferite al Blu ray e registra un +34,3% rispetto al 2010, probabilmente per l’avvenuta apertura di amazon.it.
Ci sono dati sul mercato dell’online? Ci sono. Riprendo sempre da e-duesse.it da settimana scorsa:
Secondo il recente rapporto redatto da IHS Screen Digest, Netflix, con il suo modello di business basato sul Vod tramite abbonamento (S-Vod) rafforza la posizione di leader dell’area relativa all’on-line. I ricavi da servizi S-Vod – che è diventata l’area di business dell’on-line più importante – hanno raggiunto i 454 milioni dollari nel 2011 (altro player importante di questo segmento è Amazon, con il servizio Prime), una crescita enorme, se si pensa che nel 2010 il dato parlava di 4,3 milioni di dollari. Le entrate generate dal Vod tradizionale (transactional Vod), segmento guidato da iTunes di Apple, sono aumentate del 75%, arrivando a 273 milioni di dollari nel 2011 (erano 155 milioni nel 2010). L’Electronic sell-through è cresciuto del 2,4% per raggiungere 236 milioni di dollari. Per quanto concerne il business tradizionale, IHS Screen Digest conferma che la spesa destinata dai consumatori americani per i supporti fisici, Dvd e Blu ray, è calata dell’11% nel 2011. La spesa media delle famiglie per i supporti fisici è scesa a 133,31 dollari nel 2011 (rispetto ai 149,53 dollari nel 2010); il 61% ha acquistato un supporto mentre il 39% ha noleggiato un film sfruttando le opzioni a basso costo (come i chioschi Redbox).

Erano anche questi gli argomenti che mi sarei aspettato di ascoltare a Home Video Insieme. Invece l’unica idea digitale viene da Fox: «C’è una nuova iniziativa sul catalogo, alla quale crediamo molto, siglata “I tuoi momenti da film“», ha affermato Gian Maria Donà Dalle Rose, amministratore delegato della major, «un nostro canale, attivo su YouTube, che presenta spezzoni cult dei nostri grandi film e che sta già avendo molto successo. Da agosto, questo canale diventerà anche una App». Su Best Movie lo stiamo sostenendo anche con un simpatico contest.
Però mi pare ancora un po’ pochino rispetto ai provvedimenti da prendere per allinearsi con quello che si aspettano gli appassionati di cinema. L’altra idea saltata fuori è la settimana dell’home video, promossa da David Moscato, amministratore delegato Universal, e da organizzare dopo l’estate, sulla falsariga della settimana del libro. Senz’altro un ottimo spunto per ricominciare a promuovere il settore. Però è sempre uno spunto ancorato al passato.


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