Baby Movie – Creature selvagge buone o cattive?

In Le Creature Selvagge l’infanzia è un territorio dalla morfogenesi tumultuosa e incostante, uno scoglio inquieto e senza faro. In bilico su questo spigolo malfermo Max tenta affannosamente l’orizzonte col suo cuore di undicenne, alla ricerca di un lembo di terraferma, ma i punti di riferimento latitano: il padre è assente, la madre, che pure lo ama teneramente, è sovraimpegnata e la sorella maggiore è tenuta a distanza dall’empito dell’adolescenza. Sopraffatto dal senso di abbandono, Max sfoga con rabbia il suo malessere, fino alla sera in cui, a seguito di un violento litigio con la madre, scappa di casa e si imbarca in un viaggio irreale attraverso il mare.
Dopo un tempo indefinito approda su una terra dalla geografia improbabile, un puzzle di scogliere a strapiombo sull’oceano, deserti di dune sabbiose e giungle lussureggianti: sono i lidi della sua anima, popolata da enormi pupazzi antropomorfi dal volto ferino, creature ambigue che se da un lato incutono timore per il loro aspetto bizzarro e l’imperscrutabilità delle loro intenzioni ultime, dall’altro suscitano tenerezza perché nel loro intimo sembra albergare un animo fanciullesco, privo di autonomia ed indipendenza di giudizio.
Nel maldestro tentativo di non essere sopraffatto, Max si improvvisa loro re e si impegna a liberarle per sempre dalla tristezza e dalla solitudine.
La sceneggiatura di Spike Jonze e Dave Eggers esplode le poche pagine del libro illustrato di Maurice Sendak in un universo credibilmente fantastico, in cui l’allegoria si veste di fresche invenzioni narrative, come la suggestiva rivisitazione della gestazione e nascita del protagonista o gli originali rifugi assemblati con rami intrecciati che restituiscono la percezione di una matrice organica anche in quei manufatti artificiali.
Tuttavia, anche se narra la storia di un bambino, Nel paese delle creature selvagge non è un film per bambini.
Intendiamoci, la pellicola è un gioiellino, un’opera d’arte che mette in scena i sentimenti con delicatezza e pudore accarezzando ruvidamente la fantasia, ma proprio per questa sua sofisticata leggerezza mal si adatta ad essere decodificata da un pubblico di giovanissimi. Il ritmo narrativo dilatato, la fotografia desaturata dei colori primari (quasi virata al seppia) e il messaggio ricco di sfumature (ci si può ritirare in sé stessi solo per breve tempo, poi bisogna aprirsi agli altri, pena la morte interiore) rendono la pellicola scarsamente appetibile per i più piccoli.
Mio figlio Riccardo (6 anni il prossimo ottobre) ha seguito tutta quanta la storia però ad una ventina minuti dalla fine ha cominciato a dare segni di insofferenza. Mi ha ripetuto piú volte che non si stava annoiando ma era evidente che il film stava mettendo a dura prova la sua capacità di attenzione, tanto che nei giorni successivi non ne ha piú fatto parola, a conferma che non l’ha apprezzato se non a livello superficiale. A lui è piaciuta soprattutto la sequenza in cui Carol, una delle creature, mostra al protagonista una specie di modellino che riproduce l’isola come lui avrebbe voluto che fosse.
Tra le altre cose, durante la visione ho chiesto piú volte a Riccardo: “Ma i mostri sono buoni o cattivi?”. Da principio ha azzardato che erano buoni, probabilmente perché gli sembravano degli enormi e innocui peluche, poi però quando circondano il protagonista con l’intenzione di mangiarselo si è corretto affermando che forse erano cattivi, per ritornare in seguito sui propri passi e ribadire che erano buoni. Da questo punto di vista il film risulta stimolante perché consente di confrontarsi sul significato della moralità (è una questione di azioni o di intenzioni?) senza presentare risposte preconfezionate.
Per certi versi la parabola narrativa di Max presenta vari punti di contatto con quella di Bastiano, il protagonista del libro (non del film!) La storia infinita. Entrambi i bambini si proiettano in un mondo fantastico per sfuggire a una situazione di disagio che vivono nel mondo reale dovuta alla spiacevole sensazione di non essere amati. In un primo tempo rinnegano la propria identità dichiarandosi sovrani di quel nuovo mondo, per rendersi conto alla fine che il loro vero desiderio non è tanto quello di essere amati quanto piuttosto di amare essi stessi in prima persona.
E sotto la spinta di questo profondo anelito tornano al loro mondo rigenerati e con una nuova consapevolezza di sé. Ma questa è un’altra storia, e si dovrà raccontare un’altra volta.
Articolo di Demis Biscaro

Approfittiamo anche per ringraziare gli amici di Pianetabimbi, che stanno ospitando sulle loro pagine la rubrica Baby Movie. Pianetabimbi è un «sito per bambini e non sui bambini, non vuole soltanto divertire, distrarre o collegare, ma è cresciuto e lavora anche per insegnare», come si legge nella loro pagina di descrizione.

Baby Movie è una nuova rubrica dedicata a film per bambini (piccoli e grandi)

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