Baby Movie – Al cinema manca il PEGI

Quali sono gli strumenti a disposizione dei genitori per scegliere in modo consapevole quale film portare a vedere i propri figli? Aimé assai pochi. A meno che non ci si prenda la briga di informarsi attraverso riviste o siti specializzati (che è un ottimo metodo, Baby Movie serve proprio a questo), arrivati nella sala cinematografica non c’è più nulla che venga in aiuto delle famiglie. C’è il vietato ai minori di 14 e 18 anni, per legge, che fa da spartitraffico, ma è assai grossolano. Nel 2011 e da una industria avanzata come è quella del cinema ci si aspettano degli strumenti più moderni. Quali? Un buon esempio ce lo fornisce il mondo dei videogiochi, ovvero il PEGI. Cos’è? Così viene descritto dal sito ufficiale:

Le classificazioni in base all’età sono sistemi utilizzati per garantire che forme di intrattenimento quali film, video, DVD e giochi per computer siano chiaramente etichettate per il gruppo d’età per il quale sono più adatte. Le classificazioni in base all’età forniscono indicazioni ai consumatori (in particolare ai genitori), e li aiutano a decidere se acquistare o meno un particolare prodotto.
La classificazione presente su un gioco conferma che esso è adatto a giocatori di età superiore a quella indicata. Di conseguenza, un gioco classificato come PEGI 7 è adatto solo a bambini di età superiore a sette anni e un gioco classificato come PEGI 18 è adatto solo ad adulti di 18 anni e oltre. La classificazione PEGI prende in considerazione l’adeguatezza di un gioco a una determinata fascia di età e non il livello di difficoltà.

Interessante no? Un po’ come per i giocattoli, su ogni videogame è indicata un’età consigliata: 3, 7, 12, 16 o 18 anni.
Quasi tutti i cartoni animati non sono vietati né a ai minori di 14 né ai minori di 18 anni, ma questo non vuol dire che siano adatti a tutte le età, anzi. Vi ho già raccontato come la prima esperienza di mio figlio di 3 anni al cinema si stata un mezzo flop perché Cars 2 era un cartone animato troppo adulto.
Il sistema PEGI non è solo un indicatore di età consigliata, è andato molto oltre e in questo è davvero uno strumento moderno. Utilizza infatti anche una serie di simboli che chiama “descrittori”. Ecco come li definisce:

I descrittori presenti sul retro della confezione indicano i motivi principali per cui un gioco è stato classificato in un determinato modo. Vi sono otto descrittori: violenza, linguaggio scurrile, paura, droga, sesso, discriminazione, gioco d’azzardo e gioco on line con altre persone.

Con un colpo d’occhio, insomma, il genitore può farsi un’idea dei contenuti del prodotto e dell’età consigliata e poi decidere se è adatto a suo figlio.
Il sistema funziona perché è un’autocertificazione dell’industria: lo sviluppatore/produttore compila un modulo per ogni videogioco che poi viene sottoposto a un esame. Le classificazioni poi vengono controllate a livello europeo (il PEGI è solo per il vecchio continente) da L’Istituto olandese per la classificazione dei mezzi audiovisivi – (NICAM – Netherlands Institute for the Classification of Audio-visual Media) e il Consiglio per le norme video (Video Standards Council – VSC) che sono gli amministratori del sistema PEGI.
Mi aspetto che anche il cinema adotti uno strumento moderno come il PEGI, ma fino ad oggi non solo non è avvenuto, ma neanche se ne parla. Perché?
Innanzitutto i videogiochi sono un media più giovane del cinema e hanno dovuto affrontare la realtà con mezzi più moderni per forza di cose. Il cinema invece si è appisolato su meccanismi vecchi di cent’anni che non si rinnovano e che nessuno ha voglia di toccare a meno che non si presentino dei problemi concreti. Eppure migliorare la qualità della fruizione è un aspetto che tutta l’industria, produttori, distributori ed esercenti di sale cinematografiche, dovrebbero avere a cuore.
Poi c’è anche un altro fattore, più determinante, ovvero il rischio di vendere meno biglietti.
Il videogame è materia oscura per molto “grandi” e l’esperienza videoludica non viene condivisa nella maggior parte dei casi, quindi per lo più i genitori o si disinteressano o ignorano i contenuti di un videogame tanto che il bambino può chiedere di avere GTA con successo (è un videogioco addirittura vietato ai minori di 18). Per il cinema è tutta un’altra storia. Si va di solito in sala accompagnati dai genitori e si condivide l’esperienza. Se un genitore vedesse un “consigliato a 7 anni o più” sulla locandina di un film e avesse un bimbo di 5 anni probabilmente non entrerebbe al cinema. Questo discorso è giustificabile, ma vale anche il suo contrario. Pagare per entrare a vedere un film che si pensa vada bene per il proprio figlio, e poi scoprire che non è adatto durante la visione, fa vivere un’esperienza negativa. Con il problema di portare fuori dalla sala un figlio che invece magari vuol restare o addirittura di passare due ore noiose per tutti. La prossima volta questo spettatore ci penserà molto bene prima di spendere i molti euri che servono per portare al cinema la famiglia.  I lettori di Baby Movie che ne pensano, servirebbe un sistema PEGI per il cinema?

Baby Movie è una nuova rubrica dedicata a film per bambini (piccoli e grandi)

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2 Risposte per "Baby Movie – Al cinema manca il PEGI"

  • matrider90 :

    Sicuramente un sistema che applicherebbe una maggior tutela al minore, ma funzionerebbe davvero? i genitori farebbero caso a quei dettagli che mostrano se sia adatto o no ad un pubblico minore? se venisse applicato, come sui videogiochi, in un piccolo spazio non penso che la gente ci farebbe caso, come accade spesso per i videogiochi. Poi bisogna guardare l’aspetto economico. Non per il fatto di mettere PEGI e i vari dettagli, che hanno sicuramente un costo esiguo, ma il danno economico che riceverebbero i produttori per la minor vendita di biglietti data da PEGI & Co. Perchè in fondo tantissimi film fantasy e o di fantascienza per ragazzi mostrano contenuti che non sono adatti a tutte le età. Se non ci va il figlio nemmeno il genitore ci adrà. Come non notare poi che anche in televisione la tutela del minore è caduta nel dimenticatoio. Basta guardare i programmi Crime che danno a orari non adatti ai minori, come CSI alle 20.00 e anche prima. Con un bollino rosso e o una scritta prima del programma che lo sconsiglia ad un pubblico minore pensano di risolvere i problemi, ma non fanno altro che rimandare la visione a quando i genitori non sono in casa.

  • demis :

    Non sono un giocatore di videogame però sono un discreto lettore per cui è da un po’ che ho osservato la differenza di trattamento commerciale dei prodotti audiovisivi per bambini e ragazzi rispetto ai libri. In effetti non c’è nessun paragone.
    In una libreria un minimo organizzata gli scaffali del reparto bambini sono suddivisi per fascie d’età: 0-3 anni, 4-5 anni, e cosí via fino ad arrivare alla soglia dei 15-16 anni. La suddivisione è a carico principalmente del libraio (e quindi abbastanza discrezionale) ma anche i singoli volumi riportano delle indicazioni sull’età di lettura consigliata. Naturalmente qualunque ripartizione è opinabile ma almeno un genitore non rimane spaesato e trova delle indicazioni chiare e abbastanza valide (per quel che ho avuto modo di verificare di persona) sulle letture per i propri figli.
    In una videoteca invece lo scaffale “ragazzi” (sempre che ce ne sia uno) è un miscuglio di prodotti di ogni genere: da Bambi alla Città incantata passando per gli OAV di Ken il Guerriero e alle raccolte di episodi dei Teletubbies.
    Perché questa differenza di trattamento? A dire il vero non lo so.
    In parte forse è dovuto ad una scarsa cultura cinematografica (a scuola si studia la letteratura, il teatro, la pittura, la scultura ma non la musica o il cinema!) e in parte forse anche ai motivi economici di cui parlava matrider90.
    Sicuramente un sistema di indicazioni chiaro, simile al PEGI, sarebbe utile, anzi direi necessario, non solo per la visione del film al cinema ma anche per il noleggio o l’acquisto di film in videoteca o online.
    E forse non sarebbe male introdurre un sistema di descrittori anche per gli adulti. Piú di una volta ho sentito dei miei amici poco avvezzi a frequentare le sale cinematografiche lamentarsi perché erano andati a vedere una commedia che pensavano fosse un prodotto per famiglie e invece era piena di parolacce e volgarità oppure altri che erano partiti con l’intenzione di vedere un film d’azione classico e si sono trovati invece di fronte a scene ultraviolente.

    Certo, il rischio che le indicazioni non siano prese in considerazione c’è sempre (proprio ieri una ragazza mi raccontava di essere andata a vedere l’ultimo American Pie e di essersi seduta vicino ad un papà con due bambine in età prescolare!) ma credo che questo sia un passaggio oobbligato se si vuole guidare il pubblico verso una fruizione dei prodotti cinematografici e televisivi piú consapevole e quindi piú responsabile.

    Bestmovie, tanto per dire potrebbe dare il buon esempio! 🙂
    Sarà capitato a tutti di aver trovato a corredo delle recensioni riportate in alcune riviste non specialistiche un gruppetto ridotto di indicatori che segnalavano con una serie di palline (da 1 a 5 o da 1 a 4) il livello di azione, romanticismo o comicità del film in questione.
    Allora perché una testata specialistica come Bestmovie non comincia a riportare per ogni film recensito un sistema di indicatori piú completo (magari ispirato quello del PEGI per cominciare) e compilato di comune accordo con tutti i componenti della redazione che hanno visto il film?
    Sarebbe un buon servizio fatto ai vostri lettori, grandi e piccoli.
    E naturalmente al cinema. 😉

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