Ho visto cose… da Quella casa nel bosco a Warrior

Ecco le mie visioni settimanali.

Al cinema

Quella casa nel bosco: un altro gol clamoroso per Josh Whedon, papà di Buffy e in questi giorni alla ribalta per il successo di The Avengers. In questo horror produce e scrive la sceneggiatura e affronta il genere con lo stesso approccio che ha usato con i supereroi (vi segnalo anche l’interessante post di Giorgio Viaro a riguardo, The Avengers e Quella casa nel bosco: i Nerd hanno vinto, e Whedon è il loro profeta.)
Si ironizza in modo intelligente, su un sottogenere, quello dell’horror con il body count, ovvero la classica gita di teenager nel bosco dal quale non si salverà nessuno, che in effetti ha ormai poco o nulla da dire. E così ci si inventa, non è uno spoiler, una cabina di regia che “manipola” i protagonisti per farli finire ammazzati in virtù di un rituale da soddisfare. Metafore sul cinema nel cinema, sulla vita, perfino sul bisogno del rito e del sangue dell’Uomo si sprecano, formando così un mix tra filosofia e ironia (si ride tanto e spesso) che fa pensare e intrattiene allo stesso tempo. Proprio come se ci fossimo fumati una delle canne del protagonista nerd, che sembra matto, ma è l’unico che capisce tutto.

In dvd:

Warrior: siamo dalle parti di Rocky, ovvero dramma con sport violento. Con qualche novità interessante: non c’è la box ma la Mixed Martial Arts, che è uno sport assai più violento dove vale quasi tutto. Non c’è un solo protagonista, ma due, fratelli, proprio come in The Fighter, ma qui non lottano insieme ma contro e proprio per questo il coinvolgimento emotivo è molto più elevato. Anche perché non c’è un personaggio “cattivo” e non si sa bene per chi tifare. Entrambi vittime di un padre alcolizzato, che hanno abbandonato da piccoli; uno però si è fatto una vita e una famiglia, l’altro ha assistito la madre morente fino alla fine e poi ha scelto una carriera militare da cui ha poi disertato. Entrambi lottano per il riscatto e la sopravvivenza. Non mi ricordo più quale critico ha scritto “Il film vi lascerà a pezzi, eppure esaltati”, ma è la miglior sintesi del film.

4 mosche di velluto grigio: E’ del 1971 ed è il terzo film di Dario Argento dopo L’uccello dalle piume di cristallo e Il Gatto a nove code. Ha tutti i tempi dilatati dell’epoca (è del 1971) e quindi oggi è quasi soporifero per essere un thriller, ma esprime anche tutto il talento visivo che Argento possedeva all’epoca. Nulla è buttato via al caso, anzi, ogni inquadratura è ricercata, tanto che risulta perfino esageratamente “forzata” la continua ricerca di originalità (i titoli di testa sono su una band che suona e si sprecano shots particolari, come l’inquadratura da dentro la cassa di una chitarra, per esempi). E’ scritto con grande ironia, anzi vi sono addirittura momenti comici veri e propri (in una scena ambientata in un’agenzia di pompe funebri per esempio, vi sono i clienti preoccupatissimi nella scelta delle loro bare, una più stramba dell’altra). Si segnala anche la partecipazione di Bud Spencer in una parte importante, il personaggio di “dio” (si chiama così ma non ha nulla divino), davvero ben riuscito. La trama, bé la trama è talmente ingenua al giorno d’oggi, da non essere poi così importante.


2 Risposte per "Ho visto cose… da Quella casa nel bosco a Warrior"

  • yourname :

    Si peccato che sia questo post che quello di Giorgio (dove si parlava di Avengers in termini di progetto “intellettuale”..mah) tutti si dimentichino di quel Cristo di Goddard, regista e sceneggiatore principale di “Quella casa nel bosco”, che chissa chi sarà mai se non lo sceneggiatore di Cloverfield se non uno tra i tanti sceneggiatori di Lost.

  • Giusto, giusto. Non era per scortesia, è che è un po’ il momento Whedon. Comunque mi fa piacere che sia stato puntualizzato il contributo di Goddard.

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