Baby Movie: il fattore Artax andato perduto

Artax è il nome del cavallo del protagonista della Storia Infinita. Per chi non lo conoscesse, è un libro di Michel Ende da cui è stato tratto un film fantasy nel 1984. E’ un racconto splendido per i bambini, vi si narrano le avventure del mondo di Fantasia minacciato dal Nulla. A un certo punto Artax, il bel cavallo bianco che ha accompagnato Atreiu, il bambino protagonista, in tutte le sue avventure, muore inghiottito dalle sabbie mobili in una straziante sequenza. Quando la vidi per la prima volta, avevo nove anni e piansi a dirotto. Questo senso altamente drammatico, che mi piace chiamare “il fattore Artax” purtroppo oggi è ormai quasi completamente perduto nei prodotti di intrattenimento per i bambini. Il senso drammatico delle storie è purtroppo spesso assente nei nuovi cartoni animati.

Prendiamo per esempio l’ultimo decennio: tutti i cartoni Pixar possono essere annoverati tranquillamente nel genere commedia, da Toy Story a Monsters, da Gli incredibili a Cars. L’era Glaciale, Kung Fu Panda e Madagascar sono tre brand che fanno degli sketch il loro punto di forza, tanto che i personaggi comici secondari come lo scoiattolo Scrat o i pinguini superano in notorietà i protagonisti. Per arrivare poi alla saga di Shrek, una vera e propria parodia. Eppure se si guarda solo al decennio precedente il senso drammatico delle storie era assai presente, ce ne accorgiamo subito quando tornano in sala film come Il re leone, con scene strazianti. Cosa sta succedendo ai prodotti di intrattenimento per i bambini?

Da un certo punto di vista l’abbandono del “fattore Artax” è logico. Il dramma è uno scoglio che rende più difficoltosa la fruizione. Ormai tutto fa parte di un sistema produttivo votato alla vendita e ciò vale anche per i cartoni animati (lo ha fatto notare anche Demis Biscaro parlando di Ben 10: «Ciò che invece mi piace meno di Ben 10 è che la serie ha un bassissimo livello di drammaticità. Il protagonista e i comprimari (come pure i ragazzini dei Gormiti, tanto per citare un altro cartone recente) non sono personaggi problematici ma sono perfettamente integrati nel loro mondo. Gli eroi degli anime invece erano uomini e donne tormentati oltre ogni dire, quasi dei reietti, e lo scontro con i nemici molto spesso era la proiezione di una battaglia interiore che il protagonista doveva vincere prima di tutto con sé stesso»). Puntare sulla commedia è una strada facile per appiattire la fruizione a un livello accessibile a un maggior numero di persone, grandi e piccole. Succede per i cartoni animati (il confronto tra Bambi e L’era glaciale o Shrek, è un esempio lampante), ma succede anche nella produzione di intrattenimento per tutte le fasce di età: i supereroi diventano comici (Iron Man, The Avengers), gli eroi anni ’80, che tanto si prendevano sul serio (Bruce Lee, Rambo, Rocky & Company), oggi sono ironici e fanno il verso a sé stessi (The Expendables), le storie d’amore piene di passione hanno lasciato la strada a centinaia di commedie che sono una la fotocopia dell’altra se non addirittura il clone (Amici di letto e Amici amanti e…). Ma la ricerca di un box office più facile non può essere l’unica spiegazione di questo cambiamento.

Va anche tenuto conto che far ridere è più semplice che far piangere narrativamente parlando. E poi, soprattutto, è anche meno “pericoloso” quando ci sono di mezzo i bambini. Un bambino triste per la morte di un cavallo non sembra un bambino “a posto”. Meglio farli ridere e farli stare bene, soprattutto in un mondo in cui i bambini vengono lasciati spesso soli davanti alla tv: immaginatevi la preoccupazione di un genitore che scopre il figlio piangere da solo sul divano.
A questo punto potremmo anche dire chissenfrega del “fattore Artax”, sono bambini, lasciamoli sereni.
Il problema è che la fiction, in tutte le sue forme, pensiamo anche alle fiabe tramandate oralmente, è metafora della vita reale. In qualche modo prepara in modo soft, attraverso il racconto, il bambino (e anche l’adulto) ad affrontare poi le esperienze reali. E la realtà non è (solo) una commedia.
Con questo non voglio certo dire che desidero che mio figlio pianga quando vede i cartoni animati. Credo, però, che nella scelta dei film da proporgli sia meglio indirizzarsi verso quelle storie che offrono una gamma variopinta di emozioni: paura, tensione, anche dolore, oltre che a simpatia ed esaltazione. La monodimensione de L’era glaciale, per fare solo un esempio, è come The Avengers, bello senz’anima. Ci si diverte, ma lo si dimentica in fretta per passare subito ad altro.

Scegliere meglio (o perlomeno variare) oggi si può (qui vi ho parlato della interessante serie de L’isola del Tesoro per esempio). I prodotti drammatici continuano a uscire, seppur mi pare in maniera più diradata di un tempo, o perlomeno, se non in senso assoluto, sembrano meno per l’obesa mole di tutto l’intrattenimento “leggero” che li “nasconde”.
Una rapida occhiata alla pagina dei generi cinematografici di BoxOfficeMojo, un sito di riferimento per avere dati di mercato sul cinema,  ci fa rendere subito conto che la commedia è il settore più numeroso in assoluto con ben 1082 film e il maggior numero di sotto-generi e la comedy che ha incassato di più è Una notte da leoni con 277 milioni di dollari, ben lontano dai record di Avatar (760 mln di dollari) ma anche dall’animazione, che è il secondo genere più prolifico con la metà dei film (573) e il record di Shrek con i suoi 441 milioni di dollari (i box office si riferiscono al solo territorio americano – nota: il numero dei film è ottenuto dalla somma di tutti i sotto-generi, è probabile che BoxOfficeMojo abbia assegnato un singolo film a più di un genere, il che rende questo calcolo approssimato).

D’altronde il dramma fa parte dell’Uomo e per questo motivo l’Uomo ha voglia di raccontarlo e di farselo raccontare. Tanto che, in questa overdose di prodotti di intrattenimento leggero, mi sembra che i pochi prodotti drammatici siano più significativi sulla lunga distanza (Titanic è uno dei film che ha incassato di più nella storia del cinema e ancora oggi ha dimostrato di funzionare molto bene) e anche più attesi (il Batman di Nolan è probabilmente il film dell’anno ancora prima di uscire). Questi film sono grandi eventi proprio perché usano bene “il fattore Artax”, ovvero raccontano tutto il senso drammatico di cui l’Uomo, e secondo me anche l’Uomo piccolo di età, ha bisogno.

Baby Movie è una nuova rubrica dedicata a film per bambini (piccoli e grandi)

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Un commento a "Baby Movie: il fattore Artax andato perduto"

  • marialaura87 :

    Condivido in pieno!

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