Baby Movie – Totoro e due bimbe

Molti lettori mi stanno inviando dei veri e propri articoli sulle loro esperienze con i figli durante la visione di cartoni animati. Eccone uno scritto da Paolo Paglianti.

I genitori stupidi (o ignoranti) pensano che tutti i cartoni animati siano fatti per i bambini piccoli, esattamente come fumetti e videogiochi. Niente di più sbagliato, ovviamente: nessuno sano di mente metterebbe un bambino di sette anni davanti a Akira o gli farebbe leggere Watchmen, né giocare l’ultimo Grand Theft Auto. Studio Ghibli è famoso per produzioni mature, come le criptiche citazioni sulla cultura nipponica de La città incantata.
Studio Ghibli ha però prodotto anche lungometraggi adattissimi anche a un pubblico giovane – d’altra parte, il suo fondatore è Hayao Miyazaki, il genio che ha realizzato capolavori assoluti come Conan – Il ragazzo del futuro, che speriamo tutti i nostri lettori-genitori abbiano visto nella loro infanzia (altrimenti triste e grigia per questa mancanza).
Il mio vicino Totoro è senza dubbio nel club dei film che potete vedere insieme ai vostri figli o fratelli minori senza grossi problemi, ma anzi con estremo godimento da parte di tutta la platea.
La storia è semplice e al tempo stesso molto bella: in un periodo imprecisato nel recente passato (da auto e telefoni, possiamo azzardare inizio anni ’50), un padre si trasferisce in campagna con le sue due figlie, di 11 e 4 anni. La mamma, povera, è malata in ospedale, ma le due bimbe non si perdono d’animo ed esplorano casa e dintorni, conoscendo umani simpatici e creature fantastiche, tra cui spicca il Totoro del titolo, il troll giapponese morbido come un orsacchiotto gigante e magico più di Harry Potter. Tra un’avventura e l’altra, le due bimbe scopriranno un mondo invisibile a (quasi) tutti gli adulti, fatto di simpaticissimi nerini del buio e istrionici gattoni-tram. È una storia divertente e delicata, senza nemici o cattivi paurosi. I piccoli spettatori possono rimanerci un po’ male solo per la mamma malata in ospedale, ma la storia è comunque a lieto fine.
Le mie due figlie, che hanno grossomodo l’età delle due sorelline ghibliniane, sono impazzite per questo film fin dalla prima visione, al punto che per un mese ce lo siamo sparati quasi tutte le sere. E non è mai una visione statica, in cui le bimbe sono ipnotizzate inebetite dal video. È un gioco, in cui ricreano le scene, sicuramente immedesimandosi perfettamente nelle due piccole protagoniste del film, con la più grande che assegna i ruoli alla più piccola, e cuscini e sedie a ricreare il pancione del troll e tram fantasy.
Se non avete ancora visto Il mio vicino Totoro, fatelo al più presto: sia tra adulti – la storia è piacevolissima anche per un’audience matura, sia in compagnia di piccoli spettatori.

Baby Movie è una nuova rubrica dedicata a film per bambini (piccoli e grandi)

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4 Risposte per "Baby Movie – Totoro e due bimbe"

  • gg_gab :

    Confermo il giudizio su questo film: quando l’abbiamo visto insieme a mio figlio di 5 anni ne è rimasto totalmente affascinato, e ce lo siamo rivisto per parecchi pomeriggi a seguire.
    Tuttora dopo 2 anni ogni tanto lo rispolvera e lo rimette nel dvd.
    Apprezza molto anche le musiche, soprattutto canticchia volentieri il motivetto della sigla iniziale.

    Una nota: secondo me la scena che potrebbe turbare i bimbi non sono quelle riguardanti la madre ma quando la piccola May non si trova più e pensano sia affogata nel lago.
    Un sospiro di sollievo quando il sandalino non è il suo!!

    Piace molto anche a me il film, e quando vediamo insieme altri film dello studio Gibli mio figlio dice: Guarda, c’è Totoro (l’immagine di Totoro in blu è diventato lo “stemma” dello studio)

  • ti :

    il mio vicino totoro è MERAVIGLIOSO.

  • demis :

    Anche al mio Riccardo è piaciuto, nonostante le protagoniste siano due bambine. La bimba più piccola in particolare ci ha fatto ridere un sacco perché assomiglia a Letizia, la sorellina di Riccardo che ha solo un anno e mezzo.
    Il personaggio che lo ha affascinato di più è stato non tanto Totoro bensì il Gattobus.

    Una considerazione da papà.
    Sia nell’articolo di Paolo Pagliani che nel commento di gg_gab mi sembra di leggere una preoccupazione eccessiva a proposito del fatto che il film non presenti scene o situazioni che possono “turbare” un bambino.
    Secondo me il film non ha un lieto fine al 100%: la mamma delle due bambine non torna a casa, non è guarita né sembra in via di guarigione. Anzi.
    Per come la vedo io un film per bambini non dev’essere per forza pacificatore in tutto e per tutto: un filo di inquietudine o di sottile malinconia non fa per niente male ed è molto più aderente al vissuto quotidiano di un bambino, abituato ogni giorno a ricevere frustrazioni e mortificazioni alle proprie istintive aspirazioni (questo non si tocca, quest’altro non si fa, ecc.), di quanto non siano le melasse della Disney, in cui si può star certi che qualunque avvenimento spiacevole è sovracompensato da un successivo evento piacevole.
    L’infanzia ha i suoi drammi, che quasi mai si risolvono in modo soddisfacente per il bambino. E allora perché i film non dovrebbero rispecchiare questa realtà?

  • gg_gab :

    Sono daccordo, un filo di inquetudine o malinconia ci sta benissimo, anzi se tutto andasse bene non sarebbe nemmeno una storia che valga la pena di raccontare.
    Era solo che a mio figlio la parte della madre non ha fatto nessuna impressione: si vede, è lì e sa che guarirà alla fine. Invece quando cercano May trattiene il fiato ed è molto partecipe dell’angoscia della sorella maggiore.
    Credo che la paura di perdersi sia una cosa concrreta che ogni bambino abbia provato, qualcosa che conoscono, a differenza di altre situazioni ansiogene ma a loro sconosciute (e per fortuna!)

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