Kony 2012 e la forza dei documentari

Kony 2012 è ormai diventato un fenomeno di tali dimensioni da essere oggetto di studio. Io ne approfitto per proporvi qualche riflessione che ha a che fare col cinema naturalmente.
Innanzitutto, cosa è Kony 2012? E’ un documentario di 30′ prodotto da Invisible Children, un’organizzazione no profit che ha lo scopo di catturare Joseph Kony, capo dell’LRA, Lord’s Resistance Army (Esercito di Resistenza del Signore), ovvero un gruppo di guerriglieri che opera in Uganda e Congo con lo scopo di instaurare una teocrazia. Il problema umanitario messo in evidenza dal documentario è che Kony ha rapito e costretto ad “arruolarsi” circa 70 mila bambini. Perché ne parlo in un blog sul cinema? Perché il documentario realizzato da Jason Russell, filmaker e co-fondatore di Invisible Children, è stato distribuito tre settimane fa ma è “esploso” solo la scorsa settimana macinando dei numeri a dir poco straordinari per un prodotto audiovisivo e anche per qualsiasi iniziativa umanitaria.
Se digitate “Kony 2012” su youtube escono una serie di versioni, pure sottotitolate in cui si passa dalle 800 mila visualizzazioni alle 208 mila minime. Il record però è quello del video “ufficiale”, che si trova su Vimeo e di cui si possono leggere le seguenti statistiche: 16,8 milioni di visualizzazioni, 21 mila “likes” di Facebook, 1.266 mila commenti. Semplicemente incredibile. Non entro nel merito dei contenuti e della polemica innescata da tutta l’operazione, accusata di essere “scam”, ovvero un tentativo di truffa, tanto che Invisible Children ha dovuto postare un video ad hoc per rispondere alle critiche mosse. Quello che mi interessa approfondire in questa sede è capire come sia possibile che nell’era del “mordi e fuggi”, de “i soliti idioti” e dei video dei gattini, ecc. ecc.  un documentario di 30′ su un argomento così “pesante” sia diventato, credo, il video virale più veloce e diffuso della storia di Internet.
La risposta per me è semplice: il documentario è straordinariamente efficace, intrigante e usa un linguaggio giovane e dinamico. Non ci si annoia mai a vedere Kony 2012. Merito anche del taglio “personale” su cui è tarata tutta l’informazione. Jason Russell ci mette del suo, ci dice che uno dei bambini coinvolti è un suo amico da dieci anni, che va a trovarlo in Africa, ce lo dimostra facendoci vedere la timeline sul suo profilo Facebook, ci mostra suo figlio piccolo a cui pone delle domande per vederne le reazioni. Russell, insomma, ha fatto gol, dimostrando quanto il genere documentaristico possa essere ancora straordinariamente potente, attuale, popolare, utile.
Quello che mi interessa in questa sede è, infatti, riportare l’attenzione su un genere, il documentario, che pure è stato alla base della nascita del cinema, che pare ormai essere ignorato dalla distribuzione mainstream, soprattutto in Italia, dove manca ormai anche completamente una vera e propria produzione di qualità. Eppure, e Kony 2012 lo dimostra, è un genere con enormi potenzialità.
Da parte mia nell’ultimo anno ne ho visti parecchi di documentari, molti ve li ho segnalati nella mia rubrica “Ho visto cose…”: Comic-Con Episode IV: a fan’s hope, su una delle fiere di fumetti più importanti del mondo; Bobby Fischer Against the World, l’incredibile storia del noto giocatore di scacchi; TT3D: Closet to the Edge, sulla gara di moto più pericolosa della storia; Inside Job, sulle meccaniche della crisi economica che stiamo vivendo; The Diabolikal Superkriminal, su un fotoromanzo italiano degli anni ’60 che fece scalpore.
Hanno tutti in comune il fatto di non essere stati distribuiti in sala, la maggior parte neanche in home video. Peccato, ma “business is business” e quindi per certi versi è comprensibile il motivo per cui certi prodotti non arrivino in Italia. Le nuove frontiere dello streaming digitale sono un’opportunità anche su questo fronte. Il bel Project Nim, per esempio, è distribuito proprio in questi giorni da Mymovies.
E per quanto riguarda la produzione e i documentari italiani? L’ultimo che si è visto al cinema è Silvio Forever, un’imbarazzante operazione commerciale per sfruttare i più bassi umori popolari, in cui veniva raccontata la storia di Berlusconi con una faziosità fastidiosa e sfruttando materiale video di infima qualità “rubato” da tv e Youtube. Tutto il contrario, insomma di Kony 2012 e di come invece dovrebbero essere i documentari oggi.
Non è passato al cinema ma è distribuito su Itunes Store, Italy: Love it, or Leave it di Gustav Hofer e Luca Ragazzi, che usano un linguaggio effettivamente moderno e si mettono in gioco in prima persona affrontando un viaggio in Italia per decidere se va salvata o meno: bell’idea, discreta realizzazione, argomenti di grande attualità, meriterebbe una maggiore visibilità.
E poi ci sono i documentari non distribuiti ma che girano ai festival. Su Best Movie abbiamo dato spazio ad alcuni, come per esempio Il castello o Una su tre.
Mi chiedo, dopo il successo di Kony 2012, se forse non vi sia una voglia di documentari che nessuno ha ancora intercettato. I lettori di Best Movie cosa ne pensano? Andrebbero al cinema a vedere un documentario? Vorrebbero vedere dei documentari prodotti in Italia? E su quali argomenti?


4 Risposte per "Kony 2012 e la forza dei documentari"

  • inception :

    Ma sinceramente io prima vedrei tutti gli aspetti di KONY 2012 prima di lodarlo, ci sono parecchie controversie al riguardo, c’è chi sostine che solo il 30% dei profitti vada effettivamente in beneficenza, altri addirittura sostengono che Kony sia già stato fermato da tempo, io personalmente non posso saperlo però per quanto riguarda l’autore del documentario…bè, diciamo che basta guardare su Youtube qualche video del suo arresto…

  • Ciao inception, io non lodo l’iniziativa, anzi, scrivo esplicitamente che non è mia intenzione entrare nella polemica e capire se è scam o meno. Ho cercato di capire per quale motivo Kony 2012 è diventato il video più virale della storia e mi sono dato delle risposte.

  • mestesso :

    A me sembra palese che è stato volutamente reso il video più visto, tant’è che in America tra i primi a parlarne è stato un personaggio/prodotto della TV: Oprah Winfrey.
    Quindi è ovvio che la diffusione è stata appoggiata dal Governo Americano per promuovere un suo intervento armato in Africa…
    Questa è la mia opinione, ma mi meraviglia notare che tante persone abbiano creduto alla genuinità del prodotto.

    p.s. l’esercito di KONY non c’è più dal 2006…

  • inception :

    In effetti se si guarda il video in sè è fatto molto bene, davvero valido, poi non so se è stata solo fortuna se è divenuto così popolare grazie a Oprah Winfrey che l’ha postato su twitter, seguita anche da Justin Bieber (che credo siano i più seguiti dopo Lady Gaga), fatto sta che il video ti prende

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