Ho visto cose… da Ghost Rider a The Artist

Ecco le mie visioni settimanali.

Al cinema

Ghost Rider: Spirito di Vendetta: il primo Ghost Rider non mi era piaciuto come alla maggior parte del pubblico. Questo mi intrigava per la regia di Neveldine e Taylor di cui avevo apprezzato i folli Crank. In effetti il film ha sì dei guizzi un po’ folli, ma purtroppo soffocati da una scrittura da sceneggiato anni ’80. Se avete voglia di perdonare i minuti che ci sono tra una scena d’azione e un’altra, allora guradatelo.
C’è una cosa, però, che invece io proprio non perdono: la colonna sonora è davvero troppo cheap per un personaggio “heavy metal” come Ghost Rider…

The Artist: una deliziosa commedia girata come un film muto, ma anche sul cinema muto. Nel senso che non è solo un riproporre uno stile narrativo ormai superato, ovvero fare cinema in modo “vecchio”, ma ci si serve di tale stile in modo attuale per dire delle cose altrimenti impossibili da esprimere e tanto mi basta per giustificare in pieno l’operazione (basti dire che c’è un sogno che non è affatto muto, per esempio, per far comprendere che non è -solo- un film muto). Tutto il cast è straordinario, il protagonista Jean Dujardin poi è di un talento oltre ogni aspettativa. La narrazione è talmente ricca di particolari e riferimenti che suggeriscono metafore, seconde e terze letture da intrigare anche gli intellettuali che cercano un cinema più riflessivo.
In fin dei conti siamo però davanti a una storiella d’amore ben fatta e un po’ viene il sospetto che abbia attirato tanta attenzione perché tutti si sono stupiti di quanto ancora oggi possa funzionare il cinema muto. Per ricordarci che le immagini comunicano molto più delle parole, però, basterebbe riguardare un film muto dell’epoca: Metropolis, per esempio, è di un’attualità (anche narrativa) stupefacente. E’ un metodo narrativo da recuperare allora? No, non lo è e The Artist rimarrà un caso isolato e sensato proprio perché non è solo un film muto, ma parla anche del cinema muto. Non lo è perché il muto mette una distanza tra storia e spettatore che il sonoro colma, rendendo tutto molto più coinvolgente e realistico.

Su Apple tv

2010 l’anno del contatto: recupero con colpevole ritardo questo film di “fantascienza seria”. Il regista si è messo in testa di spiegare tutto quello che Kubrick non ha voluto spiegare in 2001 Odissea nello spazio, realizzandone un sequel. Se lo si confronta con quel film, 2010 se ne esce a pezzi. Impossibile non banalizzare alla soglia del ridicolo qualsiasi tentativo di spiegare il Mistero. E’ evidente che Kubrick lo aveva capito bene e 2001 è un capolavoro anche per questo motivo. Se lo si colloca invece tra i film di fantascienza anni ’80 il risultato è un buon intrattenimento con messaggio pacifista degno dell’epoca da guerra fredda Usa-Urss con minaccia nucleare annessa.

Su Popcorn Tv

SOB: una commedia nera del 1981 geniale, realizzata infatti da quel geniaccio di Blake Edwards. Si tratta di un capolavoro in grado di fotografare senza fronzoli il cinismo di Hollywood e dell’ambiente delle grandi produzioni cinematografiche, facendone una metafora del mondo di ieri che è ancora attualissima, e quindi è del mondo di oggi. Impressionante, infatti, come certi meccanismi siano rimasti invariati a 30 anni di distanza: l’ossessione per il box office, le star disposte a tutto per una parte, la vita esageratamente danarosa e fatta di feste e festini scollegata dalla realtà, i giornalisti impotenti e rompiscatole. Soprattutto gli addetti ai lavori si divertiranno parecchio.

Piede di dio: della serie “film italiani belli ma sconosciuti”. L’ho voluto vedere solo perché adoro Emilio Solfrizzi, ma mai avrei pensato di trovarmi di fronte a una così interessante sorpresa. Un talent scout che lavora per le squadre di calcio di serie A si reca in Sicilia per osservare i vivai, solo per poi imbattersi casualmente in una specie di Maradona. Il problema è che il ragazzo è sull’orlo dell’autismo, ma l’agente decide di portarlo lo stesso con sé a Roma per farne un campione. E’ l’occasione per indagare, con il tono della commedia, il dietro le quinte del mondo del calcio. Aggiungeteci l’emotività dei rapporti che si innescano tra i personaggi e avrete tra le mani una commedia di grande intelligenza.


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