Ho visto cose… da Safe House a Death Games

Eccole mie visioni settimanali.

Al cinema:

Safe House: è un “clone” dei film di Tony Scott con Denzel Washington e tanta azione. Bei personaggi: una ex spia ora trafficante di informazioni e un neo agente responsabile di una “safe house”, ovvero le “case sicure” che la CIA ha sparse nel mondo e di cui si serve per le emergenze. Quella del film riguarda la protezione del trafficante da una serie di attacchi che lo vogliono eliminare e che celano un complotto spionistico. E’ tutto un po’ telefonato e qualche passaggio poco verosimile, ma tutto sommato chi ha voglia di questo genere non resta deluso.

Su Apple tv:

Death Games: questo è uno di quei classici b-movie che di solito guardo incuriosito dall’idea ma con la consapevolezza di annoiarmi a morte dopo pochi minuti. Invece sono stato smentito, perché il film regge bene e ha dei punti di forza invidiabili. Prima di tutto l’idea: Samuel L. Jackson organizza lotte mortali reali in arene virtuali e le trasmette sulla rete. La visione degli incontri ha un look da videogioco perché i lottatori combattono in un’enorme set con green screen che viene ogni volta adattato a location diverse: antica Roma, post apocalittico, II Guerra Mondiale. Poi ha una dose di sesso e di violenza inusuale per il prodotto “teenager” che mi sembrava essere. Questo è un punto di forza, ma anche un punto debole, perché se si fosse spinto di più l’acceleratore in questa direzione avrebbe potuto davvero diventare un film memorabile, soprattutto per le idee dal punto di vista visivo. Fenomenale, solo per citarne una, la sala regia da cui Jackson controlla in diretta gli incontri, servendosi di due “tecnici” che operano su una scrivania touchscreen niente male: due asiatiche in vestiti super sexy, lesbiche e che mentre lavorano fanno di tutto per alzare il livello di carica sessuale nella stanza e nello spettatore.

L’albero della vita: è un film di Darren Aronofsky del 2006 con Hugh Jackman. Si mescola mitologia Maya, misticismo, viaggi cosmici alla 2011 odissea nello spazio, la ricerca della fonte della giovinezza di un conquistadores spagnolo e la storia di un medico che ai giorni nostri tenta di salvare la moglie dal cancro. Troppa carne al fuoco: il mistico rivela cose già note, le storie umane non riescono ad arrivare al cuore. Sebbene l’immaginario visivo e molti spunti messi in scena siano spesso intriganti, l’insieme non sembra amalgamarsi bene, tutto resta difficoltoso da seguire, spesso da capire.

Reazione a catena: sono tra coloro che adorano il cinema di Mario Bava e di rado ha sbagliato un colpo. Questo Reazione a catena del 1971 ancora mi mancava e mette in piedi una serie di trovate, narrative e registiche, che mi par proprio siano state riprese da tutta la cinematografia di genere venuta dopo. L’eredità di una casa in una baia mette in moto una serie di omicidi che sembrano non finire mai. Siamo dalle parti dell’horror, che sfocia nel grottesco con una dose micidiale di ironia (non c’è un assassino, ma tutti, persino gli insospettabili, lo diventano per un motivo o per l’altro). Ci si diverte parecchio, a patto di aver voglia di reggere i tempi del cinema di genere degli anni ’70, che oggigiorno sono un po’ soporiferi.

Su Pop Corn Tv

Quando il ramo si spezza: è un thriller del 1994 che ricorda molto Il silenzio degli innocenti. Una investigatrice dell’FBI indaga sul ritrovamento di cinque mani mozzate e “numerate”. Per niente banale e davvero horror il mistero che si cela dietro di esse e che ha a che fare un serial killer, due bambini gemelli, esperimenti per curare le malformazioni e una catena di delitti decennale.

Il laccio rosso: si tratta di una variazione sul tema (il film è del 1963 in bianco e nero) de I 10 piccoli indiani che ho il sospetto abbia pesantemente ispirato Tiziano Sclavi per la prima storia doppia di Dylan Dog (Il Castello della paura e La dama in nero). Per ereditare, una serie di personaggi è costretta dal testamento a sostare in un castello per una settimana. Moriranno uno dopo l’altro. C’è anche Klaus Kinski. Per chi adora i gialli è perfetto.


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