Ho visto cose… da J Edgar a L’industriale

Ecco le mie visioni settimanali.

Al cinema

J Edgar: Clint Eastwood continua a portare avanti la sua “strategia di demolizione degli eroi”, come la chiamo io e con cui ovviamente non sono d’accordo neanche un po’. Una strada che ha intrapreso con Gli Spietati (distruzione della mitologia western, l’unico che mi è piaciuto, perché secondo me involontariamente è riuscito anche nell’intento opposto), ha proseguito con Flags of our Father demolendo le fotografie che nell’immaginario collettivo rappresentavano i soldati/eroi della guerra, è passato per l’uomo comune con Gran Torino facendo suicidare/sacrificare un giustiziere della notte mancato e ora ci propone la fotografia del misero uomo che fondò l’FBI. Con il suo film meno riuscito degli ultimi anni (perché, intendiamoci, al di là che piacciano o non piacciano i suoi film sono solitamente solidi) che è scritto, recitato e girato in modo assai noioso. Il problema, infatti, è che ci si annoia a morte a seguire le gesta pubbliche (fondazione dell’FBI e lotta per acquisire sempre più potere personale) e soprattutto private (la sua omosessualità) di un uomo che alla fine è solo e semplicemente un mediocre. I biopic funzionano solo se la vita del protagonista è interessante. Quella di J Edgar pare non lo sia stata, almeno nella ricostruzione di Clint Eastwood, interpretazione “truccata” di Leonardo di Caprio compresa.

L’industriale: ci sono molti aspetti interessanti in questo film. Gli attori protagonisti, bravissimi: Favino che recita in torinese la parte dell’industriale in difficoltà professionali e private è eccezionale. Carolina Crescentini… bé, un po’ mi sono innamorato e questo basti. Poi c’è il bianco e nero, che è una scelta molto suggestiva, pertinente, intelligente. La fotografia dell’alta borghesia torinese è convincente, realistica. Dietro un argomento di attualità (la crisi che mette in difficoltà gli industriali), però, si nasconde il dramma personale e il film al posto di voler dire qualcosa sul tema economico, vira tutto su una tresca amorosa, inchiodando il protagonista nei suoi limiti, piuttosto che farlo risorgere, peccato. Il ritmo e le musiche ricordano gli sceneggiati televisivi degli anni ’70 con i loro pro e contro (a me piacciono per esempio), ma la regia è cinema dei giorni nostri e sottolinea in modo potente certi momenti, gesti, visi. Un film italiano riuscito e a modo suo fuori dal coro, questo basta a consigliarlo.

Su Apple Tv

Il Codice da Vinci: mi è venuta voglia di rivedermelo (sarà la quinta volta) e ogni volta mi piace un sacco. Va detto che adoro tutti i libri di Dan Brown e la messa in scena di Ron Howard in questo caso mi pare più che mai soddisfacente: storia di fondo interessante, ritmo thriller che non lascia fiato, belle idee visive per rendere le lunghe spiegazioni storico-artistiche del romanzo, ottima scelta degli attori.

In dvd

I figli degli uomini: ho rivisto anche questo sci-fi britannico diretto da Alfonso Cuaron. Il film è famoso anche per i lunghi piani sequenza, veri e propri virtuosismi tecnici non fini a se stessi, anzi sono un buon modo per rendere il tutto più realistico, per darci la sensazione di essere lì insieme ai protagonisti. L’idea di fondo non è certo banale: in un vicino futuro l’umanità ha smesso di fare bambini, tutte le donne del pianeta non sono più fertili e non se ne sa la ragione. Tutte tranne una, incinta di 9 mesi e affidatasi alla resistenza per nascondersi e non cadere nelle mani di un governo fascista. Riuscirà ad evadere da una Inghilterra sull’orlo della guerra civile? Poteva essere un capolavoro, ma purtroppo il film  non risolve, non sviluppa nessuno dei temi filosofici che mette sul piatto, o almeno a me lascia un certo senso di incompiutezza che non sono ben riuscito a identificare. Magari qualche lettore  mi viene in aiuto: I figli degli uomini è un film figo o è solo un film di fantascienza come tanti altri?


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