Ho visto cose… Il Signore degli Anelli

Durante le feste ho riguardato la saga de Il Signore degli Anelli, in dvd (il trailer de Lo Hobbit, lo ammetto, mi ha rifatto venir voglia). Il che significa non solo i tre film diretti da Peter Jackson, ovvero La Compagnia dell’Anello, Le Due Torri e Il ritorno del re, ma anche Il Signore degli Anelli del 1978 che pochi conoscono ma che tutti gli amanti del genere dovrebbero vedere. Ecco qualche pensiero sparso su questi film.

La saga di Jackson non mi è mai piaciuta particolarmente. Ondeggia tra il fighissimo che vien voglia di vederlo e rivederlo al cinema su grande schermo, a scivoloni di scrittura e messa in scena che sembra di trovarsi di fronte a una puntata di Hercules o Xena, o di essere a Gardaland.
Il libro, e quindi il film, ha un sacco di spunti e livelli di lettura. Quelli che mi interessano di più sono:

-la corruzione che accompagna ogni forma di potere. Meno sei potente e meno sei corruttibile (e infatti l’anello lo porta un hobbit, la razza più improbabile). Chi ha il potere viene descritto come se fosse un “tossico”, distrutto dal terrore di perderlo, perennemente in astinenza e in continua ricerca di esso (Frodo che accarezza l’anello, Gollum e Sauron che lo bramano), logorati nel fisico e nella mente solo nel detenerlo senza mai neanche esercitarlo o esercitandolo di rado. I saggi e potenti lo evitano consci di tutti i rischi (Gandalf e Galadriel lo rifiutano).

-il potere è riassunto in un oggetto con cui mi viene facile fare un rapporto con la tecnologia in generale. Che dà potere (le armi in primis, sono il principale motore tecnologico della Storia dell’Uomo) e che qui viene rifiutata in toto. La scelta è di distruggere il potere (la tecnologia), perché nessuno è in grado di domarla. E l’alternativa proposta è la contea, ovvero la vita tranquilla di campagna.

Entrambi questi spunti descrivono messaggi che non mi appartengono: credo nell’evoluzione e nella capacità di poterla domare. Il cambiamento è anche il sale della vita, penso sia più interessante il rischio di una esistenza in battaglia dell’ozio della contea di Bilbo & Co. Il “potere” è qualcosa che fa parte della natura e sta a noi il compito di imparare a dominarlo, in primis i nostri talenti.

Della messa in scena di Jackson ci sono degli aspetti che proprio non riesco a digerire:

-il nano, con quest’aria sempre sfigata (a me pare pure strabico!), sembra più un giullare di corte, non me lo ricordo affatto così nel libro.

-gli orchi: alcuni son venuti bene (quello che si vuol mangiare Pipino all’inizio del secondo per esempio), altri sembrano maschere di Halloween fatte in casa. In generale sono tutti goffi e senza una vera e propria personalità.

-i cattivi sono un po’ ridicoli! Ci sono eserciti che passano a pochi metri da Frodo senza accorgersi della sua presenza e diverse volte (ingenuità da film degli anni ’50, oggi non è più accettato) e soprattutto i supercattivi tipo i Nazgul o lo stesso Sauron non mi pare compiano azioni così terribili.

-un mago dovrebbe fare le magie, ma qui Gandalf sembra un guerriero più che uno stregone tanto usa la spada. E le magie che compie sono ridotte a “sparare” luce qua e là. Un po’ pochino.

Vi sono, però anche molti aspetti davvero grandiosi di quest’opera.

-innanzitutto è una fiaba per bambini (grandi e piccoli) piena di spunti e buoni sentimenti, il che mi fa perdonare tutto ciò che non mi piace.

-è pieno di momenti bellissimi e anche commoventi come l’arrivo dei cavalieri di Roan al tramonto a Minas Tirith.

-Gollum è straordinario, sia per l’effetto digitale, sia per i suoi dialoghi tra parte oscura e parte “buona”. E infatti Il ritorno del re è probabilmente il migliore dei tre film grazie a questo personaggio.

Il cartone animato de Il Signore degli Anelli del 1978 è così straordinario da ridimensionare completamente l’opera di Jackson. Il quale, è evidente, ha copiato alla grande, sia per il look di certi personaggi e luoghi (Gollum e gli hobbit sono identici per esempio), sia per l’impianto della sceneggiatura. Intendiamoci, vi sono dei passaggi migliori nella trilogia di Jackson per quanto riguarda la scrittura, anche grazie al tempo a disposizione (il cartone animato si ferma al fosso di Helm, il seguito non fu mai fatto -ufficialmente, in realtà esiste un film per la tv del 1980 che è il sequel ma che non ho visto – per scarso successo di pubblico, credo, ma sono comunque 2 ore contro 9 ed è quindi per forza più sintetico), ma la struttura narrativa e certe linee di dialogo sono pressoché identiche. Inoltre nel cartone è spiegato molto meglio il personaggio di Saruman e di come egli brami l’anello per eventualmente sfidare anche Sauron, cosa che nei film di Jackson è assente.

Per quanto riguarda la messa in scena (tra gli animatori c’era anche un giovane Tim Burton), il cartoon abusa di una tecnica che “dipinge” le immagini di ripresa reale mescolandole ai disegni dell’animazione classica. Questo “trucco” venne usato soprattutto per le scene di battaglia, che all’epoca sarebbe stato complesso animare fotogramma per fotogramma. Il risultato è qualcosa di molto intrigante dal punto di vista visivo e ha permesso di creare un cartone “adulto” come ce ne erano pochi per l’epoca. Gli orchi e gli spettri fanno davvero paura. In generale i toni del film sono molto “caldi” e li trovo più pertinenti alla dimensione del genere fantasy rispetto al “freddo” digitale della trilogia di Jackson. E’ una visione che consiglio a tutti.


3 Risposte per "Ho visto cose… Il Signore degli Anelli"

  • public-enemy :

    Dunque, credo che un paio di precisazioni siano d’obbligo; innanzi tutto si è dimenticato (per sbadataggine o per volontà) di prendere in considerazione il contesto socio-culturale nel quale si trovava Tolkien quando scrisse il libro la cui stesura si protrasse per un periodo compreso tra il 1937 e il 1949; in questo arco di tempo egli visse gli orrori della seconda Guerra mondiale; già in base a questo il suo giudizio sulla corruzione che il potere apporta e il delirio di onnipotenza di chi usa la tecnologia per fare il male dovrebbe essere ridimensionato tenendo conto di Hitler, Mussolini, bombe atomiche & Co. Per quanto riguarda invece la magia va detto che Tolkien (e pure Peter Jackson) la porta ad un nuovo livello in cui non si parla più di scintille che sprizzano da bacchette o bastoni o roba del genere ma di qualcosa che permane tutto in modo silenzioso, celandosi ma allo stesso tempo rendendosi evidente; pensi ad esempio alla pace e la serenità che caratterizzano la Contea, separata dal male presente nel resto della Terra di Mezzo da un qualcosa di intangibile e potente al tempo stesso; la stessa cosa vale per l’aura che ammanta ogni luogo dove sono presenti gli Elfi. Il concetto di magia ne “Il Signore degli Anelli” meriterebbe certo un’analisi più approfondita e non è certo questa la sede per esporla ma detto questo la sua opinione mi sembra di nuovo abbastanza riduttiva (le consiglio di rivedersi poi il duello tra il Balrog e Gandalf a Moria).
    Anche i concetti di Male e Bene, in questa storia vengono completamente rivisti e se da una parte ci sono, come li chiama lei, i “supercattivi” come Sauron che di male lo hanno fatto e lo fanno eccome, non palesemente magari ma attraverso i loro strumenti (l’Anello e Sauron sono tutt’uno e veda come quest’ultimo, mediante il primo riesca a portare discordia anche nella Compagnia), dall’altra vediamo che il Bene non è mai così stabile come condizione e tutti i “buoni” si trovano a dover affrontare il Male; veda ad esempio la vicenda di Saruman, Boromir o di suo padre Denethor i quali sono “preda” del Male che agisce in modi diversi su ognuno di loro i quali rappresentano altrettanti caratteri umani. Prima di limitarmi a definire ridicoli gli esponenti del Male di nuovo le consiglierei un’analisi più approfondita.
    Spero che trovi costruttiva questa critica che mi è sembrato doveroso fare.

    Cristiano Bacci

    P.S. L’arrivo dei cavalieri di Rohan a Minas Tirith è all’alba, non al tramonto e tralascio tutti i significati retorici che questo momento della giornata possiede.

  • Ciao Cristiano,
    molto interessanti le informazioni che scrivi. Provo a risponderti su alcuni punti. Il contesto socio culturale nel quale è stato scritto il romanzo non mi interessava affrontarlo in questa sede e non cambia la mia opinione su certi messaggi del libro, pur comprendendo le ragioni che Tolkien può avere avuto nello scrivere quello che ha scritto. Qui mi premeva “svelare” un livello di lettura su cui invitare a riflettere. Per quanto riguarda la magia: il genere fantasy ha avuto una tale evoluzione nella letteratura, nei videogiochi, nella cultura pop in generale, da richiedere un “aggiornamento” della magia usata nel romanzo. Almeno è questa la mia sensazione: dopo le palle di fuoco e i fulmini di Diablo & Co. non mi bastano più le lucine, se questo esempio può aiutare a comprendere meglio il mio pensiero. Sul Male sono d’accordo con Lei: le sottotrame dei personaggi che cita sono una sua espressione per nulla banale, tuttavia là dove i cattivi dovrebbero essere brutalmente potenti sul campo di battaglia, aimé non combinano granché. Grazie per l’attenzione e Buon Anno!

  • giorgio-m :

    … mi permetto una piccola digressione sul “Gandalf guerriero” rispetto al “Gandalf mago”:
    leggendo Tolkien si sa che l’uso del potere pe far magie poteva comunque attirare attenzioni “poco gradite” ai nostri eroi… la cosa bella di Tolkien è proprio quella a mio parere… non c’è il mago che si comporta “alla moda di Dark Schneider” e spara incantesimi come fossero noccioline…

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