Ho visto cose… da Mission Impossible 4 ad Acab

Ecco le mie visioni settimanali.

Al cinema

ACAB: uscirà il prossimo 27 gennaio ed è un bel film italiano che consiglio a tutti. Il regista, Stefano Sollima, è quello della serie Tv Romanzo Criminale. Gli attori protagonisti, Pierfrancesco Favino, Filippo Nigro e Marco Giallini, sono eccezionali. Il film ha le palle: fotografa la vita di tre celerini della polizia, quelli che fanno i lavori sporchi come il servizio di sicurezza negli stadi, lo sfratto degli extracomunitari dalle case occupate o lo smantellamento dei campi rom. Tre personaggi violenti, fascisti, che vivono la vita privata nello stesso modo con cui operano la loro professione, seguendo precisi ideali e regole morali che sconfinano anche oltre la legge e lo fanno da “fratelli”, sempre fianco a fianco. Non si prende posizione (e questo eleva il film fuori dai soliti cori italiani cui siamo abituati), si fotografa soltanto provocando lo spettatore o fornendogli elementi su cui riflettere. Tra azioni e parole condivisibili e altre non condivisibili per nulla, alla fine io ho simpatizzato per questi uomini che a loro modo hanno un che di eroico. Tra le righe si parla anche di Diaz con il sospetto che si dica qualcosa di meno scontato qui che nel film dedicato all’evento che uscirà nel 2012. Il titolo è l’acronimo di All Cops Are Bastards. Sono curioso di vedere come la critica e la cultura cinematografica normalmente orientata a sinistra prenderà questa pellicola.


Mission Impossible: Ghost Protocol
: sono un grande fan della serie e per questo sono uscito arrabbiato dalla sala. Colpevoli anche le grandi aspettative che si erano create dopo la visione del trailer. Invece mi sono trovato di fronte a grandi scene d’azione (che sono tra l’altro quelle che si vedono nelle clip promozionali che girano da mesi) ma racchiuse in un film con una trama talmente esile da risultare inesistente. Il risultato è che sembra di andare a vedere un sofisticato Circo Togni, uno spettacolo acrobatico dove ci si diverte a vedere i vari “numeri” e dove le scene di intermezzo servono più che altro a tirare un po’ il fiato. Però, ecco, la storia che ritira in ballo le armi nucleari in una specie di clima da guerra fredda è anacronistica rispetto ai nostri tempi; il villain, un professore norvegese che va in giro per il mondo con una valigetta, sempre da solo, e che fa le mossette di karate, è semplicemente ridicolo; Simon Pegg che vira tutto il film sulla commedia è fastidioso, perché io voglio vedere uno spy movie quando entro in sala per Mission Impossible, non la Pantera Rosa; Tom Cruise non ha più il phiysique du role, a petto nudo non funziona per niente, peccato; Ethan Hunt senza amate da salvare, senza un villain credibile da sconfiggere, senza una missione attuale per i giorni nostri da compiere e con una serie di battute ironiche che spezzano completamente la tensione anziché fabbricarla, non crea mai empatia. A molti colleghi è piaciuto e mi hanno incuriosito due aspetti delle loro analisi:
-“E’ solo un film d’azione, che ti aspettavi? Le scene action sono belle, quindi funziona”. Io non sono per nulla d’accordo con questa posizione. Dato che è cinema d’azione allora non ha regole da rispettare? Può anche non avere una trama solida? Non va analizzato seriamente e degnamente come altri film, quelli cosiddetti “impegnati” dalla critica? Ma stiamo scherzando?

-“Anche gli altri MI non avevano chissà che trama e alla fine ti rimangono in testa solo le scene d’azione, come per 007”. Qui sono stato spiazzato, perché per me non è così, ma per essere sicuri sono andato a rivedermi Mission Impossible 3.

In Dvd

Mission Impossible 3: è l’episodio “Alias”, nel senso che Tom Cruise dopo aver visto la serie tv prodotta da JJ Abrams, lo ha chiamato per farne una puntata cinematografica con Ethan Hunt protagonista al posto di Jennifer Garner. E l’operazione funziona parecchio. L’insegnamento di Hitchcock sul “Mcguffin”, quello che descriveva essere il motore della trama dei film e di cui ne sottolineava l’importanza di espediente e l’inutilità narrativa, viene estremizzato (come in tutti i lavori di Abrams) al massimo: valore espediente 10, valore narrativo 0, tanto che la zampa di lepre cui Tom Cruise corre dietro per tutto il film non sapremo mai di cosa si tratta. Tutto funziona molto bene perché il cattivo di turno (oltre ad essere un eccezionale Hoffman) è uno di cui avere parecchio paura fin dai primi minuti del film in cui uccide l’amata di Hunt davanti ai suoi occhi; e poi c’è di mezzo un amore (come negli altri Mission Impossible) quindi si empatizza parecchio e si tifa per Ethan senza mai essere sicuri al 100% di quello che può accadere proprio grazie allo spiazzante prologo narrativo; senza contare poi, che la trama offre intrighi e colpi di scena degni della tradizione spionistica. Quindi, riprendendo il discorso fatto dai colleghi su Mission Impossible 4, direi che no, non mi rimangono in testa solo le scene d’azione degli altri film con Ethan Hunt.


Un commento a "Ho visto cose… da Mission Impossible 4 ad Acab"

  • zilkjerr :

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