Ho visto cose… in bianco e nero!

Le mie visoni della settimana sono state condizionate da una strana voglia… vedere film in bianco e nero per capire come è stato usato nelle varie epoche e che tipo di “gusto” lascia allo spettatore!

Su Apple tv

Casablanca: mea culpa, non avevo mai visto quello che viene considerato un capolavoro del cinema. Che tristezza però! La trama di partenza è anche carina, ma purtroppo una scrittura banale e una regia senza attenzione né talento (per esser buoni) lo uccidono. Non bastano (o forse sì, visto che da tutti è considerato un masterpiece della settima arte) Bogart e la splendida Bergman a risollevare il tutto. Alcune considerazioni a caso:
-Il famoso “suonala ancora Sam” mi perde proprio di significato dato che l’attore di colore non si può proprio vedere mentre fa finta di saper suonare il piano
-Bogart che nasconde importanti documenti nel pianoforte mentre è al centro dell’attenzione con pure l’occhio di bue del locale puntato addosso proprio non sta in piedi
-Bogart che fa il “bambino” e non vuole aiutare la Bergman perché è stato “abbandonato male” fa proprio pena. E nel riscatto finale in cui la salva, più che “eroico” mi par proprio un giullare in balia della donna. Che, tra parentesi, io per amore l’avrei lasciata andar via senza dubbi, rendendomi apposta insospettabilmente antipatico.
-Il bianco e nero dei vecchi film ha un fascino senza pari

Intrigo a Berlino: Soderbergh gira un thriller nel 2006 ambientato subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e decide di ricostruire il periodo come se il film fosse stato girato allora. Quindi non solo bianco e nero, ma anche formato 4/3. L’ho trovato splendido con intrighi spionistici dietro i quali c’è una storia vera, spesso dimenticata e molto importante (il “reclutamento” degli americani di tutti gli scienziati tedeschi -nazisti- che insieme a Von Braun svilupparono la tecnologia dei razzi), ma anche una bella vicenda amorosa e umana. Il bianco e nero è molto bello da vedere anche se il “look” è riconoscibilmente moderno.

Manhattan: mea culpa 2: non avevo mai visto neanche questo capolavoro di Woody Allen. E anche se fa film spesso “perfetti” come questi, a me Allen non è che mi piaccia più di tanto. Troppo “freddo” di fronte agli eventi della vita, non c’è mai passione o vera lotta per qualcosa in cui si crede, c’è troppa rassegnazione di sé e del mondo per i miei gusti. Qui si fa una fotografia della New York del 1979 raccontando incontri e scontri amorosi di personaggi ancora attuali. Tanto che il suo Basta che funzioni (di cui avevo parlato qui) ne è quasi un sequel-remake. Fotografare New York in bianco e nero ha un grande senso, visivo e di contenuto.

Mercury Men: è un serial uscito recentemente negli Usa che fa il verso alla fantascienza degli anni ’50. Ambientato negli anni ’70 all’interno di un palazzo con uffici, vede un impiegato sfigato coinvolto in un’invasione aliena con degli strani uomini fatti luce. Look favoloso (e il bianco e nero aiuta molto), ma storia noiosissima. Io l’ho visto come serie tv con un lungo episodio di 40′, ma il progetto è nata come web series low budget (sotto i 10 mila dollari) con episodi di 7 minuti. Il che però non ha aiutato ad alzare il ritmo della storia: non solo non succede nulla di nuovo ogni 7 minuti, ma non succede nulla di nuovo in tutti e 40′ di durata. Noiosissimo.


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