Il talento dei soliti idioti

Lo ammetto, ho toppato. Nei giorni passati ho “catalogato” troppo frettolosamente I soliti idioti, senza averlo visto, tra i film brutti dalla comicità facilotta, vuota e volgare. Colpevoli anche il trailer, una certa critica giornalistica che al posto di usare gli strumenti che dovrebbe saper dominare per spiegare i film si lascia accecare da una moralità contorta e soprattutto la mia ignoranza, perché non conoscevo il programma televisivo.
Ieri sera ho prontamente rimediato andando a vedere quello che è il fenomeno cinematografico del momento, nella sala 1 dell’Odeon di Milano, piena di gente anche non giovane che si è divertita molto. Ho quattro argomentazioni da sviluppare su I soliti idioti.

Il talento di Mandelli e Biggio
Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio sanno fare tutto. Firmano anche la sceneggiatura e le musiche e sopratutto costruiscono dei personaggi attraverso la scrittura, gli ambienti, i tic, i costumi, con una tale attenzione ai particolari da riuscire a creare dei livelli di lettura comici che vanno ben al di là dei semplici tormentoni o di ciò che appare esplicito. L’intero film è disseminato di particolari che non vengono mai citati o utilizzati in sceneggiatura, ma che riflettono un’attenzione e una ricchezza che io riscontro raramente nelle produzioni comiche: il pass per il posteggio degli handicappati sulla macchina del disonesto papà Ruggero, i quadri alla Andy Wharol nella stanza dei gay Fabio e Fabio, l’esercito di servitù a disposizione dei borghesi ipocriti, sono solo alcuni esempi.
Ma il vero talento di Mandelli e Biggio è quello di riuscire a interpretare tutti questi personaggi talmente bene che se uno non lo sa, potrebbe anche pensare che si tratta di attori diversi. E poi i tempi comici: a differenza di Zalone (di cui vi parlai in altra occasione) qui siamo di fronte a dei talenti che non hanno neanche bisogno del salvagente del montaggio per reggere le gag. Sono talmente bravi che consentono alla regia di prendersi ampie libertà con sequenze senza stacchi.

Il film che funziona
C’è chi accusa I soliti idioti di essere un insieme di sketch adatti al web ma non in grado di reggere un film lungo. Non è vero. La storia portante è quella di Ruggero e Gianluca, padre volgare e disonesto che cerca di “educare” il figlio “rincoglionito” evitandogli il matrimonio e proponendogli mignotte. Il loro è un viaggio Milano-Roma pieno di cinema con la “C” maiuscola. Gli succede di tutto, tra inseguimenti con l’ambulanza, arresti, evasioni a bordo di caterpillar che sfondano muri, feste vip in piscina, incursioni nei bordelli, momenti di scontro e incontro nel rapporto padre-figlio e più chi ne ha più ne metta. Questa storia regge fino alla fine, quelle di contorno, invece, sono un po’ slegate. Il filo conduttore degli altri personaggi, la partecipazione al matrimonio mai svolto del Gianluca di cui sopra, è già di per sé un po’ debole ma oltretutto i due gay spariscono a metà film e addirittura i borghesi ipocriti a un terzo del film.
Al di là che faccia ridere o meno, aspetto per il quale è anche una questione di gusti, va riconosciuta la capacità di usare diversi linguaggi (ci sono anche stacchi musicali tipo videoclip e addirittura anche un cartone animato!) e soprattutto una confezione impeccabile. Cosa non scontata in un panorama italiano in cui capita purtroppo spesso di trovarsi di fronte a film anche di e con nomi noti in cui ci sono errori di montaggio, di fotografia, tempi sbagliati, scritture che non funzionano e ciak da scartare usati come buoni.

La volgarità inesistente
Si accusa I soliti idioti di essere volgare. Ma non è rozzo, né grossolano per i motivi di cui sopra. Anzi, è un prodotto che esprime talento e molto molto curato nei particolari. Vogliamo dire che è indecente e osceno? Lo è, volutamente, ma né più né meno dei cinepanettoni o di film americani osannati anche dalla nostra critica come Una notte da leoni. Non capisco proprio, quindi, lo scandalizzarsi di Concita de Gregorio ripresa anche da Aldo Grasso sul Corriere in cui attraverso la narrazione della cronaca di un fallimento, il suo, che per tre giorni ha provato a capire il film, lancia accuse di “vuoto volgare” e invita a rieducare i figli con qualcosa di più costruttivo. E’ chiaro che paragonando I soliti idioti a This Must Be the Place si fallisce nel capirlo, cara Concita. Qui si naviga in altre acque, ma mica per forza “sbagliate” o da demonizzare. Si vuol solo far ridere le persone per un’ora e mezza, lo si fa con grande qualità e, infine, lo si fa anche in modo molto intelligente. Perché I soliti idioti non è assolutamente privo di valore, anche dal punto di vista dei contenuti, anzi.

Il contenuto forte
I soliti idioti fotografano il mondo di oggi e intercettano la realtà come nessuno altro comico è riuscito a fare negli ultimi tempi. I temi sono di grande attualità e vengono affrontati smascherando i mostri. Mostro è il padre Ruggero che pensa solo a sé stesso e mostro è anche il figlio Gianluca completamente alienato dalla realtà e chiuso nel suo guscio. Mostro è il gay che ha bisogno di strillare continuamente a tutti il suo status e che arriva a rivendicare diritti impossibili, come quello della maternità. Mostri sono i borghesi ipocriti che sotto la facciata nascondono il razzismo. Mostri sono i perditempo dietro gli sportelli. Ma mostri non sono solo i personaggi di Mandelli e Biggio, mostri sono tutti, dal primo all’ultimo, e mai in maniera banale, anche la strafiga da cartellone pubbblicitario, per esempio, si scopre zoppa (evitando la più facile via del trans). Questi mostri vengono raccontati con un linguaggio forte e violento, nei dialoghi, nei gesti e nei meccanismi comici. Ma quando mai la “violenza” del linguaggio è stata un difetto nel cinema? Tutt’altro. E qui sorge un altro tema: è un film per tutti? I ragazzi lo capiscono che questa fotografia è metafora e specchio del brutto che ci circonda oppure si fermano al “dai cazzo”? Io sono convinto che si esca dalla sala anche con una certa voglia di allontanarsi da questi mostri, perché un po’ riflettono la parte peggiore di noi stessi, quella che dovremmo eliminare. In ogni caso che senso ha “bocciare” un film perché potrebbe esistere un pubblico che non lo capisce? Di questo passo allora accusiamo anche Scarface perché qualcuno dalla sala potrebbe uscire pensando di sniffare e sparare alla gente. Ed estremizzando al massimo il discorso anche Biancaneve un po’ è pericoloso con questa regina cattiva che non dà il buon esempio avvelenando le mele. Se c’è del contenuto allora va valorizzato. Moralmente sono più propenso a bocciare il “nulla cosmico” dei cinepanettoni che perpetuano le stesse gag da 30 anni. E peggio del nulla cosmico da questo punto di vista c’è l’italietta dei personaggi sfigati in cui io non mi riconosco (vedi per esempio Scialla).

Ultimo invito a una riflessione. Sotto vi propongo due clip di due film che appartengono al passato della commedia italiana in cui viene sviluppato il rapporto padre-figlio con le stesse dinamiche de I soliti idioti. Sono film diretti e interpretati da mostri sacri del nostro cinema e per questo intoccabili: Risi, Sordi, Verdone, Tognazzi. Sono davvero così diversi da I soliti idioti?

http://youtu.be/tRKNW77ezNI

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