Bonelli è morto: vi racconto del suo impero in un appartamento

Oggi è morto Sergio Bonelli e io sono in grave lutto per questo. I suoi fumetti hanno accompagnato tutta la mia vita fin dalla tenera età e continuano a farlo. Chi pensa che non c’entri nulla col cinema sbaglia: a parte i film bruttini tratti dai suoi eroi più popolari (Tex e Dylan Dog, ma ci sono anche degli Zagor turchi non ufficialmente riconosciuti!) c’è da prevedere che in futuro tanti altri suoi personaggi arriveranno sul grande schermo. Se lo meriterebbero. Tanto per capirci Tex oggi vende solo in Italia mi pare una cosa come 400 mila copie, ovvero quattro volte tanto il risultato di Spiderman negli Stati Uniti.
In ogni caso ho incontrato Sergio Bonelli diverse volte nella mia vita e voglio ricordarlo attraverso un’intervista, ancora attualissima, che feci per Business People all’interno di una una inchiesta sul mercato del fumetto qualche anno fa. Eccola:

Un impero in appartamento

Per chi è cresciuto a pane e fumetti, incontrare Sergio Bonelli, l’autore/editore di personaggi come Tex, Dylan dog, Mister No e Martin Mystere, è senz’altro un’emozione. Magari si aspetterebbe anche di trovare in via Buonarrotti 38, sede della casa editrice, un immenso palazzo con mega cartelli che testimoniano il più importante “impero editoriale” del mondo dei fumetti italiano. Invece si trova sorprendentemente di fronte a un citofono con il nome Sergio Bonelli Editore confuso tra quello degli altri residenti e al primo piano, al posto di super reception, telefoni che squillano e personale tutto indaffarato a lavorare nervosamente, compare un semplice appartamento con persone gentili che lavorano in tutta tranquillità. Ho scritto “semplice appartamento”, ma basta poco per accorgersi che in realtà è un’involontaria mostra del fumetto, perché le pareti non hanno spazio libero da tanto sono affollate da tavole che ritraggono i più noti personaggi e portano le firme di alcuni dei disegnatori più famosi del mondo. Tra un Corto Maltese con dedica di Hugo Pratt, un Tex di Magnus e un legionario di Dino Battaglia compare un signore gentile che risponde al nome di Sergio Bonelli.

Luca: Da dove nasce il vostro format che ormai viene chiamato “bonelliano”?

Sergio Bonelli: «Siamo stati i primi ad applicarlo per raccogliere le storie di Tex che era nato a strisce. Decidemmo di adottare un formato “a quaderno” in modo da ottimizzare il consumo di carta ospitando tre strisce per pagina. Questo formato ora trionfa nelle edicole italiane. La foliazione è sempre stata alta, 100 pagine, ed è una caratteristica esclusivamente italiana proporre storie così lunghe. Addirittura, nel caso per esempio di Tex, le storie durano anche 3 numeri e forse questo è uno dei motivi per cui non è mai uscito in Usa, dove non piacciono le storie che continuano».

Quali nuove pubblicazioni avete in preparazione?

«Recentemente abbiamo fatto due esperimenti interessanti pubblicando delle miniserie, quindi stabilendo già in anticipo che sarebbero finite dopo 18 numeri. Sono personaggi che si pensa non abbiano la forza di durare e gli autori pensano che il pubblico sia più invogliato all’acquisto se sa che la storia prima o poi finirà, anche se io non sono molto d’accordo. Si tratta di Brad Barron del genere fantascienza, che ha fatto una media di 43 mila copie, e Demian che è al n. 12 e va meno bene (36 mila copie) perché la tematica è un po’ più difficile, si tratta di un giallo sulla malavita marsigliese. Inoltre facciamo delle pubblicazioni singole, in stile graphic novel, ovvero un romanzo a fumetti. Abbiamo pubblicato Il legionario e tra poco uscirà Dragonero».

Quanti lavorano alla Sergio Bonelli Editore?

«Siamo in 40 in redazione. Abbiamo sparsi per tutta Italia tra disegnatori e sceneggiatori almeno 250 persone che sono liberi professionisti. La redazione è un centro di raccolta e di programmazione del materiale. E’ un settore in crisi e ci sono sempre meno editori. Chi lavora nei fumetti è molto più capace persino di una volta, ma negli anni futuri, se son giovani facilmente resteranno disoccupati. Il fumetto diventerà di nicchia e non offrirà il lavoro a centinaia di persone come succede oggi».

Come mai così negativo?

«Il mondo si evolve. Se una volta si ammazzava la noia con un fumetto oggi ci sono mille altri modi per divertirsi».

UPDATE:

Qui potete leggere del suo funerale: L’addio a Sergio


5 Risposte per "Bonelli è morto: vi racconto del suo impero in un appartamento"

  • witchblue :

    Ci ho messo parecchi giorni a mandar giù la notizia e gli occhi, non lo nego, mi sono diventati lucidi perché grazie a te bambini, ragazzini e uomini e donne di tutta Italia hanno potuto conoscere gli eroi “de noantri”, oltre ai mitici Batman, Superman e gli X-Men.
    Acquisto DYD da più di vent’anni e continuo a farlo. E proiettandomi un attimo in Craven Road n.7, mentre suono il clarinetto e osservo il galeone, ammetto che è piuttosto bizzarro e spaventosamente inquietante notare che te ne sia andato il 26 settembre, stesso giorno della prima pubblicazione di Dylan Dog (26 settembre 1986).
    Come direbbe Groucho: “È davvero una combinazione… disse una cassaforte incontrando un’altra cassaforte!”

    Un abbraccio sincero alla tua famiglia.

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