Venezia 68, day 4: il porno red carpet sportivo con fregatura

Venezia 68, giorno 4. Fare il fotografo è un lavoro faticoso. Fisicamente faticoso. Mentre i giornalisti si guardano 3, 4, anche 5 film al giorno, che significa stare comodamente seduti in sala almeno 3 ore, e poi magari partecipano alle conferenze stampa (seduti) o agli incontri con gli attori (seduti) o a interviste (seduti) per poi andare in sala stampa a scrivere gli articoli (sempre seduti), la vita del fotografo a Venezia è sempre in piedi. Soprattutto se poi non si ha un pass privilegiato che ti consente di arrivare all’ultimo momento perché tanto hai il tuo posto prenotato in prima fila ai photo call (i momenti che seguono le conferenze stampa in cui le star si fanno fotografare) o ai red carpet (quando le star sfilano per entrare nel palazzo del Cinema ad assistere a qualche visione). Senza quel pass ti devi sorbire lunghe file (in piedi) per poter essere il primo degli ultimi ad entrare ai photo call e ai red carpet e sperare così di prendere il migliore dei posti peggiori che significa stare (in piedi) dietro ad altri fotografi e sgomitare per avere una buona inquadratura.
Tra un photo call e un red carpet, se vuoi fare bene il tuo lavoro, devi scarpinare fino all’Excelsior, l’hotel dove tutte le star passano prima o poi, così se sei fortunato riesci a immortalare qualcuno. Oppure ti spingi fino all’imbarcadero, ovvero il punto di attracco delle barche taxi dove scendono le star, sempre sperando in qualche scatto fortunato. Il tutto a una temperatura di circa 40 gradi con una umidità stile Vietnam con al seguito zaino con macchina e obbiettivi. L’aspetto più irritante è che dopo le 17 i fotografi sono obbligati a vestire lo smoking, altrimenti non sono ammessi al red carpet. Il che, con il clima di cui sopra, non è che sia proprio comodo. In realtà tutti i fotografi vorrebbero avere addosso pantaloncini corti, infradito, una maglietta tecnica antisudore ed essere costantemente spruzzati da vapori di acqua gelida. Un giapponese è riuscito a barare fregando la security: aveva Nike nere, pantaloni neri di tessuto leggero tecnico (quelli con la lampo che diventano pantaloncini), maglietta nera tecnica e giacca da smoking. Lo hanno fatto passare. Bastardo.
Tutti quelli non intelligenti come il giapponese sono in condizioni penose (e attenti a non togliersi la giacca: tempo 5 secondi arriva un omino che ti tocca la spalla e ti dice gentilmente di reindossarla – ormai mi odia, facciamo questo sketch circa una decina di volte al giorno). Insomma, conciati da buttar via ti tocca star di fronte al top del top delle star, perfettamente curate e perfettamente vestite, senza mai neanche una goccia di sudore (credo che si addestrino per non sudare, me li vedo quando stendono il programma della settimana: lunedì riprese, martedì lezione di sudore…). Insomma in queste condizioni da pezzente, fotografi tipe come Monica Bellucci di cui sei innamorato da tempo immemore, o Asia Argento e Manuela Arcuri, per cui nutri come tutti impulsi sessuali incontrollabili (e per le quali avevo alte aspettative sul red carpet ma purtroppo non han combinato nulla, che delusione!); o mostri sacri come David Cronemberg, Viggo Mortensen (che ieri imbracciava un misterioso peluche di cui nessuno sapeva nulla, salvo poi scoprire che era un regalo di una fan e aveva a che fare con una squadra per la quale Viggo tifa), Madonna o nuove leve che non vogliono togliersi gli occhiali da sole perché la sera prima si sono ubriacati troppo come Michael Fassbender.
Quello che ammazza di più i fotografi, però, sono i tempi morti. Perché dopo che si prende posizione, si deve aspettare interminabili minuti, diciamo anche mezz’ore, prima dell’arrivo delle star. Qualcuno ottimizza scaricando sui portatili le foto. Qualcun altro fuma. Alcuni chiaccherano e si scambiano pareri tecnici su obiettivi, tipi di macchine, ecc. C’è chi legge. Alcuni riescono perfino a dormire. Lo ammetto, è capitato anche a me, proprio ieri (d’altronde provate voi a farvi quattro giorni dormendo si e no 5 ore per notte!). Mentre ero lì alle 9 e mezzo di sera in attesa del red carpet della Bellucci, ho fatto un sogno stranissio. Nel sogno ero sul tappeto rosso a fare le foto, ma avevo un pass vip che non ha nessun altro fotografo e una posizione unica, ovvero una poltrona comodissima come quella dei multiplex con tanto di scomparto porta pop corn e Coca Cola. Ero vestito con pantaloncini corti, infradito e maglietta tecnica e faceva pure fresco. Tutti i miei colleghi erano liberi dallo smoking e anche loro si sbizzarrivano in abbigliamenti sportivi quanto mai fantasiosi. Uno era perfino in costume da bagno con il salvagente. Ma la vera sorpresa è stato l’inizio del red carpet, quando le star hanno cominciato a sfilare: anche loro si erano tolti quegli scomodi indumenti eleganti e passeggiavano rilassati con indumenti sportivi.
Madonna ci è corsa davanti in tenuta da runner, niente di eccezionale. Viggo Mortensen vestito da calciatore, con tanto di pallone, ha realizzato qualche palleggio e poi con un colpo di testa ha fatto un passaggio al pubblico. Vincent Cassel ha sbagliato tutto e si è presentato vestito da pilota di Formula Uno (evidentemente questa storia che è il testimonial della Lancia gli ha preso un po’ la mano): moriva di caldo anche se faceva finta di niente.
Kate Winslet, Christoph Waltz e John C. Reilly erano in versione alpina con tanto di scarponi da montagna, zaini e racchette e lanciavano brezel al pubblico: non sono entrati nel Palazzo del Festival, hanno proseguito oltre il red carpet scavalcando l’inferriata per andare chissàdove.
Michael Fassbender aveva una maschera da sub sul volto, bombole da sommozzatore e pinne: ci ha messo un’eternità ad arrivare alla fine del tappeto. E poi è arrivato il meglio: Asia Argento e Manuela Arcuri in bikini, con tanto di baci lesbo e pacche sul culo. E qualcuno ha anche la geniale idea di lanciare loro addosso una secchiata d’acqua con conseguenze devastanti sul loro già striminzito abbigliamento. Poi però è arrivato Enrico Lucherini, l’ufficio stampa, che ha rovinato tutto facendole fretta e mandandole via. Coro dei fotografi “nooooooo”! Alla fine è stato il turno del sogno dei sogni, la diva italiana per eccellenza di cui sei innamorato da una vita: Monica Bellucci. Che si è presentata completamente nuda, con tacco 20 e tutto sembrava assolutamente favoloso e perfetto tranne che al seguito aveva le sue due figlie. Ma che diavolo c’entravano le figlie in questo mio sogno?!? Che fregatura! Scherzi della psiche, la mente è davvero misteriosa come direbbero Freud e Jung, i padri della psicoanalisi e non a caso i protagonisti del film della giornata di ieri al Lido, A Dangerous Method. Chissà come interpreterebbero questo strano sognom ho pensato! Non ho avuto tempo di darmi delle risposte perchè ha cominciato a prudermi terribilmente la spalla ed ero impossibilitato a grattarmi, non potevo mica staccare le mani dalla macchina fotografica e perdermi qualche scatto di Monica Bellucci nuda con tacco 20, anche se era insieme alle figlie. Ma il prurito si è fatto talmente insistente fino a che non mi sono reso conto che non era affatto un prurito, era la security che mi batteva sulla spalla. «Deve infilarsi la giacca, sta arrivando Monica». «E già, sì, scusate la indosso subito».

PS
Qui trovate le foto del Festival


Un commento a "Venezia 68, day 4: il porno red carpet sportivo con fregatura"

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