All’inseguimento della realtà

Super 8 uscirà il prossimo 9 settembre. Games of Thrones (che spero con tutto il cuore non traducano davvero in “Giochi di troni” come una speciale presentazione al Telefilm Festival ha suggerito ieri) arriverà a novembre su Sky.
Il primo è un film di JJ Abrams, prodotto da Spielberg che promette di essere il nuovo ET (e che infatti i nostri lettori indicano come il terzo film più atteso dell’anno).
Il secondo è un acclamatissimo serial di HBO in stile fantasy che ricorda Il Signore degli anelli.
Peccato che Super 8 sia uscito il 10 giugno in Usa e Games of Thrones vada in onda sempre in Usa dal 17 aprile. Peccato perché quando usciranno una bella fetta di pubblico li avrà già visti.
Sono solo due esempi fra molti che fan capire quanto le logiche distributive siano completamente scollegate dalla realtà. La colpa non è di nessuno, intendiamoci, si tratta solo di vivere un momento di passaggio. Ci si lamenta della pirateria, ma allo stesso tempo non si è ancora trovato un modo per proporre delle alternative legali che diano un servizio analogo a quello fornito dalla pirateria (perché anche se illegale, bisogna ammettere che avere a disposizione tutto e subito è un servizio)
D’altronde viviamo in un mondo in cui l’ultima puntata di Lost è stata trasmessa in diretta legalmente in 59 Paesi neanche si trattasse della finale dei mondiali di calcio e che è stata scaricata illegalmente da circa 1 milione di utenti nel giro di 24 ore.
Purtroppo il digital download dei film è diventato una realtà (pirata) molto prima che le aziende fossero in grado di offrire un servizio analogo (proprio come è successo con Napster e la musica). Una distonia che, purtroppo, “azzoppa” anche chi vuole essere regolare a tutti i costi come me, che non trova più da nessuna parte i film classici da noleggiare (se non lo sapete Blockbuster è fallita in Usa e chiuderà in Italia entro la fine dell’anno) o da scaricare legalmente.
Prendiamo per esempio l’evento Lost a cui ho tentato di partecipare. Telecom Alice mise in piedi un servizio con il quale vedere le puntate in diretta per 3,99 euro. Peccato che (a parte il prezzo allucinante) a un certo punto la banda di erogazione ha fatto cilecca, e dopo un paio di “buffer” andati a vuoto ho rinunciato.
Prendiamo Xbox e PlayStation 3, che entrambe offrono la possibilità di pagare per vedere in streaming dei film. Il servizio di Sony, per esempio, è partito il 20 maggio 2010 con 35 film in catalogo il giorno del lancio in vendita a 15 euro. L’ho spento intristito e non l’ho più acceso.
E veniamo al mondo Apple che non ricordo più quale fonte dice che ha il 60% del mercato del digital downloading dei film (l’avversario in Usa è Netflix). In Italia ha attivato il movie store solo lo scorso Natale. Il catalogo è misero: mancano le serie tv e tantissimi film importanti vecchi e nuovi. Lo store è gestito “a caso”: non si trovano i film e poi spuntano box come quello di oggi dedicato al cinema italiano con questi titoli: Caos Calmo, Il divo, Vallanzasca, Romeo e Giulietta e Melissa P., una cosa ridicola. I prezzi sono fuori mercato, tipo che se devi comprare un film in HD spendi anche 14,99 euro. Senza extra, senza sottotitoli, senza multilingue. Se lo devi noleggiare in HD ti costa 4,99 euro (da Blockbuster con 10 euro noleggi 3 Blu Ray o ne compri 1. Con gli extra, i sottotitoli e il multilingua).
Offrire qualche film a prezzi importanti tempo dopo la loro uscita al cinema e in home video è un piccolo, piccolissimo passo verso una realtà davvero ancora lontana da raggiungere.
Per colmare il gap tra il servizio offerto e le esigenze degli utenti, in Usa stanno litigando su due fronti. Il primo è quello del VOD, ovvero video on demand, che una cordata di major ha voluto sperimentare accorciando i tempi di attesa tra cinema e home video. Per 29,99 dollari lo scorso aprile gli americani hanno potuto vedersi Mia moglie per finta a casa poco dopo che il film fosse uscito nelle sale. Nessuno sa come sia andata l’operazione (un fallimento direi, visto il prezzo, calcolato sul fatto che a casa si guarda anche in cinque contemporaneamente e quindi si risparmia, mah!). In ogni caso registi importanti come James Cameron hanno fatto un gran casino opponendosi a questa politica che inficerebbe sugli incassi in sala, mentre altri come Luc Besson auspicano che i film siano resi disponibili per il pubblico in ogni formato subito.
Intanto avanza lo sviluppo di Ultraviolet, un sistema che le major vorrebbero applicare in modo che gli utenti, una volta acquistato un film su una piattaforma, siano liberi di guardarlo dove vogliono (casa, telefonino, tablet, computer, ecc.). Peccato che mancano all’appello Apple e Disney, quindi chissà che fine farà il progetto.
E poi c’è la rete. La versione americana di Youtube da maggio ha messo a disposizione degli utenti un catalogo di 6000 film Universal, Sony e Warner tra i 2,99 dollari e i 3,99.
Poi ci sono piccole rivoluzioni che partono dal basso come nel caso di Freaks, un serial fatto per gioco da dei ragazzi italiani distribuito gratuitamente su Youtube e che ha totalizzato milioni di clic. Se passavate ieri intorno alle 17 di fronte al cinema Apollo di Milano potevate vedere orde di fans sedute di fronte al cinema in attesa di vedere il cast atteso per il Telefilm Festival alle 21. Una serie gratuita, disponibile sempre e a qualsiasi ora contemporaneamente per tutti.
Il modello basato sulla gratuità ha delle logiche non banali in questo contesto se si riesce a trovare il modo di tenere in piedi produttivamente il prodotto (e in questa strada io ci credo personalmente e posso portare la mia esperienza diretta in qualità di produttore di Gamers, ormai oltre la 40esima puntata).
Il problema della gratuità di Internet (che prima dei contenuti audiovisivi colpisce proprio l’informazione: il The Guardian, quotidiano inglese, ha per esempio annunciato un ridimensionamento della versione cartacea) è serio: le copie fisiche dei prodotti non vendono più e quelle digitali non vendono ancora abbastanza per coprire i costi di produzione. E’ una fase di passaggio si continua a ripetere, ma verso cosa ancora nessuno lo sa per certo. Una strada che ancora non è battuta ufficialmente è quella di far passare tutto dalle compagnie di telecomunicazione. Ovvero comperare gli abbonamenti flat a internet aggiungendo dei fee a seconda dei “canali” che si vogliono usufruire: siano essi il corriere.it o i film della Universal. Un po’ come Sky: noleggi il decoder e paghi lo sport se vuoi lo sport, il cinema se vuoi il cinema, ecc. ecc.  Alcuni segnali in questo senso già si possono vedere.
Ma il campo è davvero tutt’ora aperto, siete tutti invitati a partecipare alla discussione.


3 Risposte per "All’inseguimento della realtà"

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