Cannes, day 9: McDowell e la moglie di Kubrick

Stamattina incontro con Malcolm Mc Dowell, Christiane Kubrick e Jan Harlan. Ovvero il protagonista di Arancia Meccanica, la moglie di Stanley Kubrick e suo fratello, nonche’ il produttore dei suoi film, qui a Cannes per festeggiare il 40esimo anniversario del noto capolavoro che sta per uscire in una nuova edizione Blu Ray. Malcolm McDowell indossa jeans strappati e camicia fuori.  Ha una faccia che dopo due secondi mi viene voglia di lasciar perdere l’intervista e fargli solo un servizio fotografico. Anche perche’ dietro gli occhiali da sole (siamo sulla terrazza del Marriott baciati dalla vista del mare con gli yacht ormeggiati al largo) nasconde degli occhi chiari bellissimi. Dei giorni di lavoro su Arancia Meccanica ricorda che era duro, che certe scene Kubrick gliele fece girare anche 50 volte. “Stanley non sapeva esattamente cosa voleva. Però era sicuro di quello che non voleva e così cercava cosa voleva mentre girava il film. Forse per questo alla fine i suoi film sono cosi perfetti”. Qui a Cannes domani Malcom terrà una “lesson de cinema”, una lezione di cinema. Gli chiedo cosa dirà e mi risponde di non averne la piu pallida idea. Se qualcuno gli chiederà consigli sulla professione di attore gli dirà di non farla perchè è un lavoro duro. Chiude l’intervista con questa banalità e poi ci salutiamo mentre mi racconta entusiasticamente che deve girare solo due film e poi porta la famiglia in vacanza in Messico, ha un amico che lo invita sempre al mare e a giocare a golf. In effetti pare proprio dura la vita dell’attore…
Christiane Kubrick è una carinissima signora dai lunghi capelli grigi raccolti in una grande rosa altrettanto grigia. Porta un abito lungo, pantofole e una collana elaboratissima con gemme blu e rosse. Suo fratello sembra il nonno di Arthur, quello dei Minimei. È un chiaccherone allegro con capelli e barba grigi, in abito chiaro con le bretelle. E’ entusiasta delle edizioni in blu ray dei film perche’ finalmente si possono vedere in lingua orginale con i sottotitoli. E’ convinto che il doppiaggio sparira’ dal mondo del cinema anche in paesi come l’Italia entro venti anni (chissa’ se il nostro blogger Erik e’ preoccupato?). Mi cita inorridito La vita è bella di Benigni doppiato in americano per le compgnie aeree. In effetti non fa presagire nulla di buono…
Poi parliamo del film di Malik che non hanno visto e vogliono che glielo racconto. Che gia’ in italiano avrei fatto fatica a spiegarglielo, figuratevi in inglese, chissa’ cosa avran capito poveretti. Insomma non si dice granche’ di interessante, tranne una cosa. “Non so se oggi Kubrick girerebbe in 3D, penso dipenda dalla storia”, racconta Harlan. “Ci sono storie che ha senso girare in 3D e altre che invece non hanno alcun senso”. E l’idea di convertire classici come Titanic e Star Wars? Magari anche un film di Kubrick? “2001 Odissea nello spazio non sarebbe per niente male”. Chissa’…

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