Cannes, day 6: i film del festival non fan per me (per ora)

Fino ad oggi ho parlato del Festival, ma non dei suoi film. Recupero ora dalla terrazza dell’ufficio stampa, col sole che tramonta e la musica Rock diffusa dalle casse in tutta la strada, mentre sotto di me comincia il rito del tappeto rosso.
Ne ho visti un po’ e… non mi sono piaciuti. Intendiamoci, i film stanno facendo discutere parecchio e prendono anche un sacco di applausi, ma non sono il mio genere. Per esempio, Polisse, film francese che segue le gesta di una squadra anti violenze sui minori, è un buon prodotto, mette in campo attori bravissimi e affronta un tema anche assai interessante. Però la messa in scena in stile documentario, con la fotografia volutamente televisiva e soprattutto il fastidio di doverti subire ogni genere di genitore deviato, dalla tossica che fa cadere per terra l’infante al papà e al nonno che si approfittano sessualmente di bambine di 10 anni, ecco, tutto questo non me lo ha fatto digerire per nulla.
Non parliamo poi di Michael, film austriaco pesantissimo ispirato a quel fattaccio mostruoso di Natascha Krampusch, la ragazza segregata per otto anni nello scantinato di una casa. Ecco, immaginatevi di vedere un film senza musiche, con i dialoghi ridotti all’osso, la camera che non si muove mai nemmeno di un millimetro e inquadra un uomo di 35 anni che segrega un bambino di 10, ne abusa sessualmente e via dicendo. Non fa per me.
Martha Marcy May Marlene in concorso a Un Certain Regard, è un film americano su una ragazza uscita da due anni di esperienza in una setta, tra amore di gruppo, stupri e omicidi. Diciamo pure che è un po’ pesante…
Ho quindi tentato con qualcosa del mercato, ovvero le proiezioni dei film non in concorso ma appunto dedicate ai businessman. Per esempio Divide, film francese con cast americano tra cui Milo Ventimiglia e Rosanna Arquette, in cui si narrano le vicende di una serie di personaggi chiusi in un bunker che col passare del tempo impazziscono e derivano in una serie di violenze. Film povero, di soldi e di idee, tutto sommato noioso.
Mi è andata molto meglio con TT3D: Closet to the Edge, uno splendido documentario sulla corsa di Le Mans. Intanto le moto mi piacciono da sempre e quindi l’argomento mi interessava. Ma la vera sorpresa è stata la qualità delle immagini, una vera goduria per gli occhi inquadratura dopo inquadratura, dove anche delle semplici interviste sono state realizzate con una fotografia e in modo talmente suggestivo che se fanno un libro di immagini me lo compro. Inoltre il film è in 3D e che 3D! Praticamente meglio di Avatar.
Christopher Nolan, horror italiano con Anna Galiena, l’ho visto per curiosità, ma è un prodotto senza infamia e senza lode con un serial killer umbro che ha a che fare con uno scrittore americano in vacanza. Mah!
La vera sorpresa è stato The Devil’s Double di Lee Tamahori, film tratto da una storia vera sulla vita del “doppio” del figlio di Saddam Hussein, praticamente sequestrato per fargli correre i pericoli in pubblico al posto dell’originale, che è una specie di gangster pazzo e malato di onnipotenza. Girato con un ritmo che lascia senza fiato (di Tamahori mi era piaciuto molto anche il suo James Bond, La morte può attendere) e con un attore straordinario in grado di rendere benissimo due personalità contrapposte, Dominic Cooper (nella foto sotto), The Devil’s Double è una bella fotografia dell’Iraq di Saddam e anche una struggente storia piena di momenti davvero emozionanti.


6 Risposte per "Cannes, day 6: i film del festival non fan per me (per ora)"

  • scoiattolo :

    Il Festival delle deviazioni…?

  • ma no in realtà ci son film anche leggeri e più normali, ma per ora io non li ho ancora visti…

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