Cannes, day 4: Woody, Michael e Rachel

Oggi è stata la giornata del round table con il cast di Midnight in Paris, il film di Woody Allen che narra di come uno sceneggiatore di Hollywood si perda magicamente ogni mezzanotte a Parigi tornando negli anni ’20 e frequentando artisti dell’epoca del calibro di Dalì, Picasso e Fitzgerald. I round table sono delle tavole rotonde durante le quali gli attori si siedono insieme a una decina di giornalisti per fare una chiacchierata di circa 20 minuti e durante le quali ognuno può porre le domande che desidera. Arrivato all’hotel Martinez, dove si svolgerà il tutto, ho subito un’imbeccata fortunata: pare che Micheal Sheen e Rachael MacAdams stiano insieme dopo essersi conosciuti sul set. Cominciamo bene. Insieme agli altri giornalisti ci fanno accomodare in una stanza e aspettiamo proprio Michael. Arriva in versione “Unthinkable” (per chi non ha visto il film significa con la barba e il capello riccioluto un po’ lungo) vestito elegante e con la voglia di parlare. Passano venti minuti intensi e pieni di aneddoti, come quello che per il film di Allen non ha letto tutto lo script, ma solo le sue parti, tanto che molte cose del suo personaggio è venuto a scoprirle dopo aver visto la pellicola, come per esempio il fatto di avere una storia con la co-protagonista. Mi serve la domanda su un piatto d’argento… “e nella vita reale però si dice che stiate insieme è vero?” Conferma e mi guadagno anche la stima dei colleghi per lo “scoop” regalato a tutti.
Poi è il turno di Rachael, che arriva in vestitino bianco in tutta la sua graziosità. E’ magrissima, davvero troppo per i miei gusti, ma è una moda diffusa tra le attrici di Hollywood, d’altronde la super diva Angelina insegna. Beve una tazza di the, si tocca i capelli spesso, sembra insicura, tutto l’opposto di Michael, infatti mi sembrano molto compatibili, ma non vuole parlare della sua vita privata e così non ci fornisce altri dettagli sulla love story. Vabé d’altronde non è che io sia mai stato interessato al gossip più di tanto.
Finalmente è il turno di Woody Allen. Cioè WOODY ALLEN. Un GIGANTE del cinema di tutti i tempi. Questo signore di 76 anni entra in stanza e ci saluta con una voglia e un’energia che non darei per niente scontate. E’ più alto di come me l’immaginavo e ha lo sguardo un po’ inquietante perché l’occhio sinistro è più chiuso del destro. Per il resto è proprio come nei film, stessi gesti, stesso look, ti pare di conoscerlo da una vita. Ti guarda bene dritto negli occhi quando fai una domanda e sembra voglia essere certo di quello che vuoi chiedere per dare la risposta giusta. Ha la simpatia e l’ironia che trovi in tutti i suoi film. «Gli attori mi amano come i bambini amano i genitori che dicono sempre di sì. Io dico sempre sì. “Posso cambiare la battuta?” “Sì”. “Posso fare questo movimento?” “Ok”. “Posso Togliere quello?” “Va bene”. Mi adorano perché gli lascio fare quello che vogliono». E ancora: «Io non mi arrabbio mai. Ho licenziato attori. Ho fatto del mio meglio e gli ho dato un sacco di chance, ma poi ho dovuto licenziarli. Ma non mi sono arrabbiato. In privato perdo il controllo ma mi arrabbio con gli oggetti, mai con le persone. Con la doccia che non funziona, queste cose qui». Insomma favoloso, vorrei andare a offrirgli un gelato sulla croisette.
Chiudiamo il round table con Lea Seydoux, ma, o non ha tanta voglia di rispondere o non conosce bene l’inglese e non viene fuori un bell’incontro. Mi lascia con poche notizie per il giornale, ma con un bel ricordo intrigante di questa ragazza francese coi capelli biondi e dal sorriso allegro che non è magrissima come le star di Hollywood e non ha voglia di rispondere ai giornalisti o sa poco l’inglese.
Molte ore dopo, mezzanotte. Prendo un taxi per tornare a casa dopo la lunga giornata del festival iniziata con Woody Allen e proseguita tra stesure di articoli e visioni di film. La stanchezza si fa sentire, eppure mi sveglio subito, perché il tassista è… Woody Allen! Non uno che gli somiglia, proprio Woody Allen. Mentre mi porta a casa gli chiedo qualche consiglio. Ho sempre quel sogno nel cassetto di provare a girare un film un giorno o l’altro, chissà. Woody mi dice una cosa tipo “ma fallo, cosa stai qui a perdere tempo dietro alle interviste ai registi e agli attori? Vuoi fare un film, allora fallo, guarda non c’è niente di più liberatorio, credimi, se te lo dico io ci puoi credere”. Vabé siamo arrivati, grazie Woody, vado a dormire. Domani penso al film. Magari faccio una cosa tipo “Midnight in Cannes”.


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