Il talento di Mr. Blonde

Lo scorso mese ho conosciuto Michael Madsen. E’ arrivato al cinema Apollo di Milano dove teneva una conferenza stampa per il Busto Arsizio Film Festival verso le 12 con una camminata che mi sembrava tra lo scazzato e l’assonnato. Si è presentato con giubbotto di pelle nero da moto sulle spalle, occhiali da sole, stivali di Kill Bill (proprio loro ha voluto specificare con un sorrisone durante l’intervista che abbiam fatto dopo la conferenza), camicia bianca con disegni improbabili e capello lungo anni ’80 ancora più improbabile. Ha il vocione profondo e una parlata piena di pause riflessive come se volesse sempre dirti qualcosa di importante. E in effetti lo dice quasi sempre. Con una sincerità a volte disarmante parla bene ma anche male di colleghi, del cinema e della sua professione. Leggetevi l’intervista pubblicata sul numero di maggio, è davvero interessante (sul numero di Best Movie International c’è anche la versione integrale).


Michael ha un carisma non misurabile con il suo essere “star”. Se entrasse in un posto dove nessuno lo conosce attirerebbe l’attenzione comunque. E’ proprio questa sua energia che gli permette di fare il lavoro che fa nel modo in cui lo fa. Non recita, si potrebbe dire, semplicemente Michael Madsen fa Michael Madsen. Per spiegarci meglio: Michael Madsen non è Mr. Blonde ne Le Iene o Budd in Kill Bill. Sono Mr. Blonde e Budd ad essere Michael Madsen.

Ricordo la risposta di Paul Newman a una domanda di Oriana Fallaci:
“Qual è la qualità principale di Marlon Brando? Glielo dico io qual è: è la capacità di rottura, è bruciare come un vulcano che sta per esplodere. È l’essere Brando e nient’altro che Brando, vale a dire il miglior attore che abbiamo negli Stati Uniti. E tuttavia restare Brando. (…) io non ho la capacità di rottura che ha Marlon, io non sono sempre io. Sono un cowboy se devo fare il cowboy, un chirurgo se devo fare il chirurgo, un gigolò se devo fare il gigolò. E la gente mi guarda come si guarda un cowboy, un chirurgo, un gigolò. In Marlon invece la gente guarda Marlon che fa il cowboy, il chirurgo, il gigolò».

Lungi da me paragonare Michael Madsen a Marlon Brando. Però Michael fa parte di quella schiera di attori con un'”alta capacità di rottura”, tanto per andare dietro al discorso di Newman.

Con gli stivali di Kill Bill

Durante la chiaccherata Michael, se ne esce con questa dichiarazione: «oggi il 90% degli attori non ha quella presenza scenica».
Diamo un altro nome a questa “capacità di rottura” o “presenza scenica” e chiamiamolo talento, perché alla fine è di questo che si sta parlando. E’ davvero così come dice? Ecco, ci ho pensato un po’ su e dico che non è affatto così, è solo la nostra percezione del mondo e del cinema ad essere cambiata. Tutto il mondo, compreso il cinema e i suoi personaggi sono più vicini a noi grazie per esempio a internet e al poter viaggiare velocemente dappertutto e così ogni cosa ci sembra meno mitica e più raggiungibile.
Ci sono ancora i Marlon Brando, i John Wayne, le Anna Magnani. Sono i Russel Crowe, le Maryl Streep, i Jim Carrey. E non è tutto piatto e industrializzato da manager senza cuore che “vendere film o saponi tanto è uguale”. Io sono uno di quelli che ancora ci credono nel produttore o nel regista che incontra una faccia al bar e la scrittura. Certo, poi guardi Novecento e anche la comparsa ha una faccia che te la ricordi per sempre, che non è una faccia bella come si vedono oggi dappertutto, ma è una faccia interessante. Va bene, ma oggi c’è anche chi alla faccia interessante che dovrebbe essere solo un comprimario invece gli dedica un film da protagonista, vedi Danny Trejo in Machete. Certo, non ci sono più i Dino de Laurentis, ci sono i Jerry Bruckheimer, ma ognuno è figlio del suo tempo. Non avrà attraversato l’oceano per mettere in piedi una casa di produzione dal nulla, ma si è inventato Top Gun da un articolo del National Geographic e da allora non sbaglia un colpo. E poi magari vien da sorridere se qualcuno paragona Pattinson a Jimmy Dean, ma invece poi ti capita di sentirlo cantare su youtube un pezzo fighissimo (ascolta sotto) e non ti sembra più solo il bello di Twilight, ma uno che il talento c’è l’ha davvero. E poi magari guardi Sono il numero quattro, tentativo di imitare Twilight in versione sci fi e capisci che senza Pattinson proprio non funziona.

Il fatto è che l’asticella della competizione si è alzata moltissimo. Oggi si deve eccellere molto più di quanto si faceva un tempo per emergere. Spesso per diventare delle superstar gli attori devono avere peculiarità a 360 gradi e non solo artistiche, ma anche manageriali. Non a caso i vari Di Caprio, Vin Diesel ecc. hanno delle societá di produzione. Certo il fascino romantico della vita sregolata di un tempo non c’è. Pattinson non morirà su un’auto in corsa a folle velocità, per eccellere oggi bisogna essere perfetti, dentro e fuori dal set.
No, caro Mr. Blonde, il mondo è ancora pieno di talenti, anche al cinema. Ma capisco il fascino romantico della sregolatezza, capisco l’insofferenza verso le vite perfettine e un po’ noiosette. Al prossimo incontro magari ci facciamo una birra per berci su.

“La fortuna non esiste. Esiste il talento che incontra l’occasione”. Seneca

Sotto, Robert Pattinson interpreta I’ll be your lover, too.


3 Risposte per "Il talento di Mr. Blonde"

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