L’avidità inutile di Wall Street (e del mondo di oggi)

Io la chiamo da anni “avidità inutile”. La visione di Wall Street – Il denaro non dorme mai (appena uscito in Blu ray) mi dà l’occasione di spiegare cosa è e proporre una riflessione sul mondo di oggi attraverso uno dei personaggi cinematografici più carismatici degli ultimi anni. Gordon Gekko è, infatti, il protagonista di due film che mai come oggi sono quanto di più attuale e quanto di più efficace per invitare a una riflessione sul mondo che ci circonda e la crisi economica. Sto parlando di Wall Street (1987) e di Wall Street – Il denaro non dorme mai (2010) di Oliver Stone interpretati da Michael Douglas.

Nel primo film, Gekko parla dell’avidità in questi termini:
«Il punto è signori e signori che l’avidità, non trovo una parola migliore, è valida. L’avidità è giusta. L’avidità funziona. L’avidità chiarifica, penetra e cattura l’essenza dello spirito evolutivo. L’avidità in tutte le sue forme: l’avidità di vita, di amore, di sapere, di denaro ha improntato lo slancio in avanti di tutta l’umanità».
Questo elogio è funzionale a Gekko per far capire agli azionisti di una società che l'”avidità” è un motore in grado di selezionare naturalmente “i migliori” e tagliare ciò che non funziona. Come, per esempio, i 33 vicepresidenti che guadagnano oltre 200 mila dollari l’anno e di cui Gekko dice: «ho passato gli ultimi due mesi ad analizzare cosa facciano tutti e ancora non riesco a capirlo».
In questo senso l’avidità e di conseguenza i meccanismi che regolano il capitalismo e i liberi mercati, sono pienamente funzionali e quindi giustificati.

Undici anni dopo Gekko tiene nel secondo film una lezione sull’avidità a dei ragazzi universitari. Dopo la crisi economica che il mondo reale ha vissuto, la sua visione si completa:
«Qualcuno mi ha ricordato qualche sera fa, che una volta ho detto “l’avidità è giusta”. A quanto pare è diventata legge. Perché vedete è l’avidità che spinge il mio amico barista a comprare 3 case che non può permettersi senza dare l’anticipo. Ed è l’avidità che spinge i vostri genitori a chiedere un mutuo di 250 mila dollari su una casa che ne vale 200. E con quei 50 correre al centro commerciale a comprare la tv al plasma, l’ultimo cellulare, il computer, e già che ci sono anche un SUV e perché non anche la seconda casa, in effetti conviene. Insomma, lo sappiamo tutti che il prezzo delle case in america sale sempre. Giusto? Ed è l’avidità che ha spinto il nostro governo a ridurre il tasso di interesse all’1% dopo l’11 settembre perché tornassimo tutti a fare shopping».
Il re è nudo, mi vien da dire, visto cosa è successo all’economia negli ultimi anni. Perchè che l’avidità sia funzionale come processo evolutivo è una teoria che si scontra ferocemente con la realtà. O meglio: l’avidità, come tutte le cose, quando non ha più un equilibrio, perde di senso. Perché non è possibile crescere all’infinito. E soprattutto, è inutile. All’avversario di Gekko viene posto il quesito: «quanti soldi ti servono per fare la vita che vuoi?». «Di più» è la risposta. Nel senso che la sua vita ormai è diventata un consumo fine a se stesso, un fare soldi fine a se stesso. Non c’è niente altro. E non c’è cifra che possa soddisfarlo.

La pirateria inutile


Sono fermamente convinto che questa deriva sia prima di tutto morale e culturale: per meglio comprendere, mi piace citare come esempio la pirateria sui videogiochi e i film data dai download illegali. Ho decine di amici che scaricano illegalmente, penso ormai come tutti, visto che è una pratica diffusa. Ho amici che hanno computer apposta accesi 24 ore su 24 solo per scaricare film, musica e videogame. E quando vado a trovarli mi mostrano orgogliosi liste di centinaia di file con ogni genere di prodotto di intrattenimento. Eppure quando chiedo loro se hanno giocato, visto o ascoltato qualcosa, di tutto quel catalogo solo una minima parte è stata sfruttata. Non ci sarebbe il tempo fisico per un essere umano di giocare a 100 videogame in un mese o di vedere 100 film. A che serve allora tutto questo scaricare? Eccola qui l’avidità inutile. Per me è lo specchio del consumo finalizzato al solo consumo, che si estremizza tanto è più basso il costo del prodotto consumato, fino ad arrivare a zero nel caso della pirateria. Un meccanismo perverso che mette la quantità di prodotto consumato al di sopra della qualità, che viene invece completamente demolita come criterio alla base delle nostre scelte. Vediamo un altro esempio.

Il panettone di qualità

Questo Natale mio cugino mi ha offerto un panettone di pasticceria da 30 euro. Buonissimo. Discutevo con lui del fatto che nei supermercati ci sono panettoni di “marca” a 3 euro. Ebbene per la maggior parte di noi è solo una questione culturale scegliere di acquistare 10 panettoni a 3 euro al posto che uno solo di qualità a 30. Però è meglio una fetta sola buona che 10 orrende. Questo non è opinabile in una società in cui l’obesità e la sovralimentazione è sui giornali tutti i giorni (e qui ci sarebbe un’altra parentesi da aprire, ovvero quella sul consumo spropositato di prodotti dietetici, altra deriva culturale).
Non sono un economista, ma purtroppo credo che il meccanismo che ci porta a comprare 10 panettoni da 3 euro al posto che uno solo da 30 è purtroppo forse l’unico modo ormai che abbiamo per tenere in piedi la società in cui viviamo. Il primo motivo è che siamo tanti e dobbiamo tutti lavorare. Per assicurare a tutti un lavoro è necessario che si produca. E più si produce più si deve consumare. Il secondo motivo è più complesso e riguarda la finanza. Gekko dice:
«L’anno scorso signori e signore, il 40% di tutti i profitti societari americani era costituito da proventi finanziari. Non dalla produzione o da qualcosa che avesse comunque a che fare con le necessità delle persone. La verità è che ci siamo tutti dentro. Banche, consumatori, tutti muoviamo la giostra dei soldi. Prendiamo un dollaro, lo pompiamo di steroidi, e lo chiamiamo leva finanziaria. Io invece lo chiamo finanza dopata».
Se il 40% dei profitti è legato a proventi finanziari significa che il 40% dei profitti è legato a società quotate in borsa. Il che significa che se chiudessimo l’azienda quotata in borsa che fa i panettoni a 3 euro per aprire un numero imprecisato di pasticcerie in grado di soddisfare in egual modo la richiesta di panettoni, perderemmo comunque dei soldi. Insomma i panettoni a 3 euro mi par di capire che ci servono più di quelli di qualità.

Un mondo di schiavi

Ancora Gekko:
«Ero considerato un uomo piuttosto sveglio nel mio ambiente. E forse sono stato dentro troppo a lungo. Però la prigione può anche essere una salvezza. Guardi oltre le sbarre e dici: “ei, ma là fuori sono diventati tutti matti?”. E’ chiaro come il sole, basta fare un po’ di attenzione. La madre di ogni male di oggi è la speculazione. Il debito indotto. In conclusione, il vero nemico è il prestito»
Il prestito crea debito e il debito non è altro che una forma di controllo. Mi viene in aiuto un altro film dove questo processo è spiegato molto bene: The International, un thriller capolavoro di Tom Tykwer con Clive Owen e Naomi Watts. Un politico italiano interpretato da Luca Barbareschi viene interpellato da due agenti dell’interpol che stanno indagando su una banca:
Naomi Watts
Vorremmo sapere perché la Abbc, una banca, comprerebbe per centinaia di milioni di dollari sistemi di guida e controllo per missili dalla sua compagnia.

Luca Barbareschi
La Abbc ha comprato dei missili silkwar per un valore di miliardi di dollari per la Repubblica Popolare della Cina, già prevenduti a dei clienti per il medio oriente. Con l’intesa che i missili vengano equipaggiati con sistemi di guida Volkon. La mia compagnia è una delle due uniche al mondo che produce i Volkon.

Naomi Watts
Perché la banca impegna tanto capitale e tante risorse per la vendita di questi missili?

Luca Barbareschi
E’ un test. Le armi leggere sono le uniche usate nel 99% dei conflitti mondiali. E nessuno ha la capacità di fabbricarle in modo più veloce e a prezzo migliore della Cina. Il fine che stanno perseguendo è quello di fare della Abbc l’unico broker delle armi leggere cinesi vendute nel Terzo mondo. I missili sono la transazione di entrata.

Clive Owen
Sì, ma miliardi di dollari investiti solo per fare il broker? Non ci può essere tanto guadagno per loro.

Luca Barbareschi
No, figuriamoci se mirano a guadagnare dalla vendita di armi. Mirano al controllo.

Naomi Watts
Controllo del flusso di armi, controllo del conflitto…

Luca Barbareschi
No, no, no, la Abbc è una banca, il loro obiettivo non è il controllo del conflitto, è il controllo del debito che il conflitto produce. Vedete, il grande valore di un conflitto, il vero valore, sta nel debito che genera. Se controlli il debito, controlli tutto quanto. Voi lo trovate inquietante vero? Ma è questa la vera essenza dell’industria bancaria. Fare di tutti noi, sia che siamo nazioni o individui, schiavi del debito.

Prima ancora di essere schiavi del debito, però, dico io, siamo schiavi dell’avidità, dell’avidità inutile. Ancora Gekko:
«E’ ora di riconoscere che è un biglietto sicuro per la bancarotta. Senza ritorno. E’ sistemico, maligno. Ed è globale. Come il cancro. E’ una malattia. E dobbiamo combatterla. E come facciamo a farlo? Come possiamo sfruttare questa malattia a nostro favore? Bè ve lo dico io, in tre parole. Comprate il mio libro. Purtroppo sono ancora schiavo del profitto».

Risposte

Insomma non ci sono risposte? Secondo me delle risposte ce le possiamo dare se il problema è morale e non di sistema. Magari anche nella piccola quotidianità di tutti i giorni. Magari imparando a scegliere la qualità e non la quantità. Magari non scaricando film illegalmente. Magari rinunciando a prendere l’iphone a rate (cioé facendo un debito) perché lo si vuole subito: se si aspetta qualche mese e si mettono via i soldini come quando si era piccoli è davvero tanto grave? Magari bisogna cominciare a pensare di voler fare le cose semplicemente perché si vogliono fare, non per fare soldi. Perché se non troviamo delle risposte, allora aveva ragione George Romero: siamo tutti zombie rinchiusi dentro a un centro commerciale e l’unica cosa che ci spinge ad andare avanti è l’avidità inutile di mangiare tanto per mangiare.


6 Risposte per "L’avidità inutile di Wall Street (e del mondo di oggi)"

  • adriano-aiello :

    Bel pezzo Luca, molto lucido e condivisibile. Quando studiavo sociologia all’università c’era molto credito per le teorie marcusiane, sull’uomo a una dimensione e sul consumo indotto. Si tacciavano di apocalisse, ma oggi pare che anche il pensiero più integrato considera la società dei consumi come ridotta a un istinto acritico e compulsivo. I tuoi esempi sono calzanti e esplicativi di una tendenza che prima di economica è culturale. Ci ingloberei anche i pranzi al cinese che a 5 euro ti danno primo, secondo, bevanda. caffe, ammazzacaffè e denuncia dei redditi gratis e le file la notte per acquistare il primo iphone. E’ la normalità che è andata perduta definitivamente

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