C’è chi celebra l’Italia che vale. E il nostro cinema?

A leggere i giornali e guardare la tv spesso viene la depressione per come viene fuori l’Italia. E, purtroppo, spesso anche ad andare al cinema. Pare il Paese degli arraffoni, popolato solo da persone che non pensano ad altro che a un paio di tette, quando e se non sono impegnati a fregare il prossimo. Lo vediamo al tiggì, lo vediamo nel cinepanettone. Fa piacere, quindi, notare che ogni tanto c’è chi trova il modo di mostrare l’altra faccia della medaglia. Questa volta ci è riuscito Riders di dicembre, un mensile di moto atipico (nel sottotitolo compaiono anche le parole “uomini” e “passioni”) che celebra l’Italia che vale. Si legge di Ducati, Aprilia, Dainese, Brembo e tante altre marche che nel mondo del motociclismo significano l’eccellenza a livello mondiale, ma si butta uno sguardo anche a San Pellegrino (l’acqua che nell’immaginario mondiale ha sostituito Perrier), Technogym (quelli delle attrezzature del fitness), Milestone (che sviluppa il videogioco di Superbike migliore al mondo), Lavazza, Marinella (quello delle cravatte), Antinori (viticoltore),  e tanti altri. Sono tutti nomi che fanno capo a uomini eccezionali, che hanno saputo distinguersi a livello mondiale grazie alle loro passioni. Sono storie belle da leggere. Per un appassionato di cinema come me, sarebbero belle storie anche da vedere sul grande schermo. Magari romperebbero quel tran-tran fatto in gran parte di commedie, drammi familiari e cinepanettoni. Magari poi si rischia anche che qualcuno del pubblico si senta far parte di un Paese che vale.


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