Taglia e cuci

Quando feci il mio primo corso di fotografia mi spiegarono che il 50% del risultato finale si ottiene con lo scatto e il restante con lo sviluppo della pellicola. Certo, vi sto parlando di quel tempo in cui dentro le macchine scorreva pellicola, caricata a mano, 24 o 36 preziosissimi fotogrammi che non permettevano sbagli o indecisioni. E c’erano vaschette di liquidi, pinze e mollette, si lavorava in un laboratorio alchemico irradiato da lampadine rosse, come sicuramente avete visto in tante scene di film.

Oggi il nostro “girato” è tutto immagazzinato in un preziosissimo hard-disk, immediatamente backuppato e consegnato al montatore, che, come non sempre succede, aveva già iniziato a lavorare sul set. Avendo poco tempo per girare, il montatore scaricava le schede direttamente sulla timeline, e ci consentiva di capire se le sequenze dovevano essere integrate da altri “tagli” (inquadrature). Arrivati a un cosiddetto rough-cut o premontato, si è poi scatenata la solita girandola di commenti in cui anche pochi secondi di carrello diventano oggetto di digressioni esistenziali. Ma è bello così perché indugiare su un particolare o fuggire da un dettaglio rendono più o meno intensa l’atmosfera o efficace la sequenza, e parlare non costa nulla. Insostituibile e prezioso è poi stato il commento dei nostri distributori. Quando sei troppo coinvolto, quando rivedi le stesse immagini troppe volte, corri il rischio di perdere lucidità nel giudizio, ti affezioni a fotogrammi superflui, riduci l’oggettività, quindi un occhio esterno e vergine è essenziale per riuscire a migliorare. E così è stato.

Ma per tornare all’incipit del post, volevo raccontarvi una fase che ancora in questi anni non mi era capitato di seguire direttamente: la color. Immaginate una plancia di controllo degna dell’Enterprise, immaginate un grande schermo in cui ogni singolo centimetro quadrato può essere rielaborato, immaginate di avere la bacchetta magica e di poter fare quello che volete

Grazie a Marco Bassano, il nostro d.o.p., ho conosciuto un luogo magico dove avvengono cose magiche, popolato da tecnici appassionati e animati da uno spirito rock, in linea con uno strepitoso gusto estetico che rende BAND, la factory di post che ci ha affiancato, il prototipo del luogo dove vorrei sempre lavorare…(take a look http://www.band22.it).

Le immagini qui assumono nuova profondità, e intensità, i dettagli prendono vita, l’atmosfera del racconto viene finalmente amplificata dalle scale di colore che si adagiano sul progetto. Finalmente VEDO il nostro Remember.

Adesso lo voglio anche sentire. Ci prepariamo per le ultimissime fasi e ormai ve le sto raccontando quasi in diretta: dobbiamo ultimare gli effetti digitali, ci aspettano almeno tre turni di mix audio, abbiamo inciso la voce narrante della nostra protagonista ma manca ancora un lavoro “di fino” sui rumori… Tanto da fare e poco tempo per farlo, perché la data di consegna si avvicina. Che la forza sia con noi. La luce intanto c’è!

P.S.: in anteprima assoluta… qualche fotogramma….

Remember1

Remember2

 


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