La scelta…

Allora, cerchiamo di andare per ordine…

Come vi ho detto (ed eviterò di sottolinearlo ancora in futuro) cercherò di aggiornarvi quasi in tempo reale sui passi che il progetto Remember farà, ma non arrabbiatevi se noterete delle lacune o se dovessimo saltare dei passaggi: alcune cose sono decisamente noiose…

Il primo fondamentale step è però uno di più importanti… Il nostro concorso è stata una competizione di scrittura, ma sono sicuro che molti di voi hanno inviato scritti per i quali si sarebbero volentieri candidati anche per la regia.

Avete ragione, se fossi stato più coraggioso avrei dovuto sfidarvi su una doppia competizione, ma vi immaginate l’impatto? Solo così sono arrivate oltre 500 sceneggiature (credo, ho perso il conto…), e prepararsi a ricevere anche i vostri lavori filmici sarebbe stato troppo impattante… Ma dico questo per sottolineare l’importanza di realizzare comunque i vostri corti. Provate, se già non lo avete fatto, a mettere insieme un gruppo di amici entusiasti, provate a realizzare quello che avete scritto anche se mancheranno alcuni supporti tecnici, verificate la reale possibilità di tradurre in immagini ed emozioni le vostre parole, perché vi aiuterà tantissimo a capire la vostra stessa scrittura.

Comunque, anche se ho divagato un attimo, il punto è che bisognava trovare un regista giusto per il nostro film… Abbiamo iniziato a pensare a chi poteva essere giusto, a registi con cui avevamo già collaborato in passato, ad altri che invece potevano risultare scelte poco convenzionali ma forse interessanti. Ne abbiamo contattati 4, abbiamo spiegato loro il progetto e si sono dimostrati tutti molto interessati. Abbiamo quindi chiesto loro di prepararci delle cosiddette “note di regia”. Dopo aver ricevuto lo stesso materiale che avete letto e votato (soggetto, script e storyboard), i quattro registi hanno preparato una pagina di osservazioni, suggestioni, visione suggerite dalla lettura. È interessante come ci siano stati sia punti di contatto che enormi diversità tra le note che ci hanno mandato, a conferma che le nostre scelte erano corrette: avevamo individuato 4 tipologie di occhio registico differenti, 4 diversi modi di vedere la realtà e di conseguenza la finzione, 4 stili molto diversi e definiti.

La parte più difficile è ovviamente stata la scelta, come era già successo per le vostre sceneggiature… Se fossimo stati onnipotenti avremmo potuto far girare il corto ad ognuno e sottoporli al vostro giudizio. Oppure pensate come sarebbe stato interessante realizzare tutti e 10 i progetti finalisti con 10 registi diversi e poi farveli votare… Niente, solo fantasie… Comunque direi che stiamo già facendo qualcosa di importante quindi, prima di svelarvi il nome del regista di Remember, vi lascio alle sue “note di regia”:

Le tragedie, viste dagli occhi dei bambini fanno ancora più orrore e come padre la cosa mi ferisce più in profondità. Un bimbo solo e tristissimo che rivive all’infinito un percorso di sofferenza. Percorso – inferno dove il diritto ad un’infanzia felice, che molti di noi hanno avuto l’immenso “dono” di poter vivere, sembra per lui distante e ormai svanito. Non c’è sole, non c’è quel Dio che si invoca di fronte al male. Tutto rimbomba sordo e feroce, la vera sconfitta per ogni adulto con un cuore e un minimo di senso di giustizia e moralità. Immagino un volto che esprima la sofferenza di tutti i bimbi innocenti che hanno subito ogni tipo di violenza. In ogni parte di questa assurda landa che noi chiamiamo mondo.

Partirei dal nero con un rumore di fondo che cresce lento ma inesorabile e che ci ricollega ai suoi pensieri disturbati.

Immagini statiche, composte con una sorta di inquietante eleganza, quadri in cui l’estetica della sofferenza si insinua a distillare gli attimi, movimenti lenti nel loro severo raccontare fatti e volti. Una fotografia livida in cui i colori si gelano per ricomparire vividi solo nei rari momenti in cui il ricordo (dei genitori o di una vita felice) si affaccia dal muro di cemento armato dietro a cui l’anima è confinata. Mentre osserva l’altro bimbo in ospedale, al di là del vetro, rifletterei sul suo volto in primo piano le immagini dei medici che operano, tagliano ma non ce la fanno a salvare il bambino, che è solo un altro se stesso. Lacrime scendono sulle sue guance emaciate mentre una suggestione di archi e pianoforte ci pugnala. Il cimitero è il punto di arrivo, il luogo dove l’anima che vaga in pena sulla terra si ricongiunge a ciò che resta del corpo. Andrei a rivelare lentamente con un alzata di dolly, tutti gli altri bambini di fronte alle loro tombe, mostrando a fine inquadratura una moltitudine di creature a confronto con una realtà da cui non si può più fuggire come si farebbe nei loro giochi spensierati, ma di cui si è solo vittime-testimoni.

Angeli di pietra. Il ronzio si moltiplica per due, per trenta, per mille. Diventa un doloroso rumore che si innalza verso il cielo unendosi infine ad un crescendo di malinconici archi.

Tutto torna inghiottito nel nero da cui è venuto. Solo dopo arriverà il cartello, a rappresentare la memoria di ciò che accadde e che il nero non deve e non può cancellare.


Per inserire un commento devi essere registrato a Best Movie. Effettua il login

Se non sei registrato clicca qui registrati