CHE CASOTTO…

Se il titolo vuole essere un piccolo omaggio personale per ricordare la scomparsa di un grande personaggio del nostro cinema, lo stesso mi riporta alla mente alcune riflessioni sull’ormai conclusa stagione cinematografica, che mi ha visto protagonista di un piccolo “casotto”.
Ho vissuto infatti un’esperienza abbastanza emblematica rispetto allo stato di salute del settore, dalla quale sono uscito, seppur ammaccato, con un’ulteriore consapevolezza di quanto questo lavoro abbia bisogno di essere vissuto con un maggiore distacco rispetto al risultato finale che un film riesce a conseguire in termini di botteghino.

Si perché io mi affeziono a quello che faccio, vivo la mia esperienza sul set con un trasporto emotivo che non scema con la fine delle riprese, anzi cresce man mano che si avvicina la fatidica data d’uscita. Fremo, mi informo, rompo le scatole, vorrei il meglio per ciò che considero anche mio, è frutto di mesi di freddo, caldo, dolore, fatica, notti insonni, quasi un figlio insomma. E per un figlio tu vuoi il meglio: le migliori scuole, i migliori insegnanti, i migliori dottori quando necessario.

Quindi per il tuo film speri in un’uscita supportata da grande comunicazione, tante sale, in un periodo favorevole libero da altre uscite importanti e soprattutto in un riscontro di critica e pubblico, che però dipendono solo dalla bontà del lavoro che hai fatto.
E l’obbiettivo ultimo di molti è il risultato al botteghino. L’incasso. Da lui dipendono molte cose…

Bene, dopo quest’anno ho imparato che la mia soddisfazione deve derivare esclusivamente dalla percezione di aver fatto del mio meglio, di essere stato all’altezza della situazione, di essermi meritato la fiducia riposta in me. E infatti sono sempre incazzato.

Perché se ti escono tre film in due mesi, di cui l’ultimo in data che segna l’inizio dell’estate, in un periodo in cui, mentre fai promozione in tv, la gente si accoccola mollemente a godersi i primi raggi di sole in spiaggia, devi per forza esercitarti a non soffrire. Perché se ti avevano assicurato che finalmente quest’anno si sarebbe puntato ad allungare la stagione del cinema, garantendo spazio e protezione, e poi nello stesso weekend ti scontri con (in ordine sparso) Pitt, Depp, StarTrek, Superman e Will Smith, noi puoi non urlare di dolore.

Ma questo è quanto.

Io lo so che è davvero difficile il lavoro di chi porta i film alle persone, quindi mi obbligo a pensare che tutti facciano e abbiano fatto il meglio per loro. E tutto questo lo dico solo perchè davvero mi innamoro del mio lavoro e delle persone con cui lavoro: vedere speranze disattese o sentire note di amarezza nelle voci mi crea sofferenza come credo sia normale.

Vi lascio con un malinconico arrivederci a Settembre.

Spero che la vostra estate vi regali immagini e ricordi degni di un film abbastanza “bello” da poter “uscire sotto Natale”…


5 Risposte per "CHE CASOTTO…"

  • alessio_brusco :

    Se il cinema italiano si impegnasse a proporci qualcosa di degno, in grado di competere anche solo con un World War Z, sicuramente il feedback sarebbe migliore. E invece no. Quindi perchè piangersi addosso? E’ quello che volete.

  • cinziaci :

    È vero che magari a ridosso delle vacanze la gente va meno al cinema ma è altrettanto vero che se i comuni si attrezzassero per allestire cinema all’aperto, non solo per i film della scorsa stagione ma anche per i nuovi in uscita, forse qualcuno andrebbe.. vuoi mettere il cinema sotto le stelle..

  • wuwazz :

    Alessio_Brusco ha assolutamente ragione.
    Quando ho letto il tuo post, Luca, sono rimasto sorpreso. Cos’è, una giustificazione? uno scarica-braile verso il grande pubblico? Risparmiaci le tue ‘opinioni’ sul periodo sbagliato di rilascio del film.
    Se il cinema italiano – e la televisione italiana -, invece di scimmiottare i prodotti americani e produrre quasi esclusivamente solo spazzatura negli ultimi anni, si fosse dedicato alla ricerca di una qualità e un’originalità maggiore, non saremmo a questi livelli. Lavoro in un cinema; spesso i clienti quando mi chiedono consigli, scartano a prescindere il film di produzione italiana, preferendo quello di fattura americana. Ma sai che vi dico? Hanno ragione. Se uno spende quasi 10 euro per vedere un film indecente, ci rimane male. Anni e anni di cinema spazzatura (e tv-spazzatura) italiana hanno insegnato allo spettatore che il prodotto italiano è qualcosa che mediamente si può vedere mentre si stira qualche camicia il pomeriggio, ma niente di più. Mi sono scontrato spesso con persone che frequentano accademie o corsi per aspiranti scenografi, sceneggiatori ecc. Questi mi riferiscono che addirittura alcuni “professori” delle loro scuole indicano che il motivo maggiore della sofferenza italiana nel campo del cinema sia PROPRIO un eccessiva differenza con il prodotto americano. In sostanza, il pubblico, essendo abituato ad una certa fotografia, montaggio ecc, ricerca quella fattura, e quindi bisogna avvicinarvisi di più. Mai ho sentito parole più angoscianti di queste. Non è assolutamente vero. Parole e idee come questa sono alla base del fallimento del cinema e della tv italiana, una tv e un cinema che hanno a capo persone che di programmi, film e serie tv non ne capiscono assolutamente nulla (ma proprio nulla). E lo stesso vale nel campo musicale.

    Ma c’è di più. Questo non è neanche un periodo particolarmente felice per l’america. I film citati da Argentero (WWZ, After Earth e Lone Ranger) sono stati pietosi: film accartocciati su una buona fattura che non raccontavano un bel niente. E lo stesso vale per l’Uomo d’Acciaio. La verità è che i tempi sicuramente aiutano, ma se il tuo film fa pena, farlo uscire in un periodo senza altri Big è l’unica tua chance. E’ triste che siamo arrivati a questo: temere la concorrenza. Il cinema italiano ha insegnato a tutti. Il cinema italiano di Risi, De Sica e Monicelli e Leone è in testa a qualsiasi classifica. Gli artisti italiani hanno fatto storia, e adesso si rivoltano nella tomba.

    Ora ci tocca sopportare Moccia, Brizzi, Lucini e tutti i loro simil-cloni. Per non parlare dei cinepanettoni, che adesso si stanno trasformando anche in cinecocomeroni estivi. Ma come si fa a lamentarsi della data di rilascio del film? Ma come si fa? Ma lamentati dello schifo e della bassezza del cinema italiano, del fatto che non ci sono persone capaci di fare un prodotto come si deve. Tutti maestri, seduti sulle poltrone tipo x-factor, tipo giuria di amici di Maria de Filippi, che dicono come DEVONO ESSERE FATTE LE COSE, ma che non hanno assolutamente idea di quali siano gli elementi vincenti.
    Troppa forma, troppa poca sostanza

  • davejames :

    Cosa ne dici, caro Luca, di provare il salto negli States? Buttati oltreoceano, dove i soggetti e le sceneggiature sono varie, multiformi, eclettiche,originali, lontano dal cinema italiano ripiegato su se stesso da decenni. La critica cerca di farci vedere quello che non esiste, continuando ad insistere su un cinema italiano ancora “vivo e vegeto”. Tutte balle. Siamo capaci di controllare sì e no due generi cinematografici, con sempre le solite tematiche trite e ritrite ripresentate in salse diverse, se ci va bene. Caro Luca, vai negli States, o almeno in Inghilterra, esci da questa palude cinematografica che è l’Italia, che ormai saluta i suoi prodotti migliori nelle fiction co-prodotte con paesi esteri! I pochi italiani che si sono salvati hanno creato film originali, storie diverse, che parlano agli uomini di tutto il mondo, non a una sezione ristretta del popolo italiano! Carissimo Luca, mi piacerebbe vederti in una bella produzione inglese o americana. Il tuo collega Favino ogni tanta fa qualche apparizione nei grandi film…ma, come te, farebbe meglio a dedicarsi di più al cinema estero. Se resti qui, non stupirti se ti ritroverai tutta la vita a fare gli stessi 3-4 personaggi, con poche differenti sfumature. Commedie, drammi, polizieschi scialbi… Eh, indovina? Ti ritroverai a fare il marito cornuto di turno o il marito cornificato; un uomo con problemi famigliari o di lavoro; qualche povero poliziotto alle prese con la mafia o una sua sorella… Un terzo dei nostri film contiene almeno uno di questi tipi. Luca, fatti un piacere, e anche a noi che ti vedremmo più volentieri in storie più appetibili: prendi l’aereo e vai a Los Angeles!

  • davejames :

    Update.
    Cosa ne dici, caro Luca, di provare il salto negli States? Buttati oltreoceano, dove i soggetti e le sceneggiature sono varie, multiformi, eclettiche,originali, lontano dal cinema italiano ripiegato su se stesso da decenni. La critica cerca di farci vedere quello che non esiste, continuando ad insistere su un cinema italiano ancora “vivo e vegeto”. Tutte balle. Siamo capaci di controllare sì e no due generi cinematografici, con sempre le solite tematiche trite e ritrite ripresentate in salse diverse, se ci va bene. Caro Luca, vai negli States, o almeno in Inghilterra, esci da questa palude cinematografica che è l’Italia, che ormai saluta i suoi prodotti migliori nelle fiction co-prodotte con paesi esteri! I pochi italiani che si sono salvati hanno creato film originali, storie diverse, che parlano agli uomini di tutto il mondo, non a una sezione ristretta del popolo italiano! Carissimo Luca, mi piacerebbe vederti in una bella produzione inglese o americana. Il tuo collega Favino ogni tanta fa qualche apparizione nei grandi film…ma, come te, farebbe meglio a dedicarsi di più al cinema estero. Se resti qui, non stupirti se ti ritroverai tutta la vita a fare gli stessi 3-4 personaggi, con poche differenti sfumature. Commedie, drammi, polizieschi scialbi… Eh, indovina? Ti ritroverai a fare il marito traditore di turno o il marito cornificato; un uomo con problemi famigliari o di lavoro; qualche povero poliziotto alle prese con la mafia o una sua sorella… Un terzo dei nostri film contiene almeno uno di questi tipi. Luca, fatti un piacere, e anche a noi che ti vedremmo più volentieri in storie più appetibili: prendi l’aereo e vai a Los Angeles!

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