SCANDALOSA-MENTE

È necessario far passare qualche giorno prima di raccontare situazioni che ti hanno colpito, bisogna evitare di lasciarsi andare a considerazioni dettate dall’emozione. Per questo vi scrivo solo ora, a qualche giorno dallo spegnimento dei riflettori puntati sul tanto chiacchierato Festival di Roma. Vi raccontavo in qualche post fa di quanto mi mancasse ancora la sensazione di vivere davvero un Festival importante, e finalmente è successo.
Il debutto è stato con “le Guetteur-il cecchino“, progetto francese diretto da Michele Placido, in una serata di festa in cui il film è stato presentato nella sua versione originale, corredato dalle annunciate pistole tuonanti che ormai caratterizzano la produzione filmica di un regista a cui devo molto, sia in termini professionali che personali. Placido è una costante fonte di ispirazione per l’energia con cui affronta questo lavoro, per la passione e la gioia fanciullesca con cui ti abbraccia e ti trascina nel suo mondo, un parco giochi dalle mille luci, roboante, assolutamente interdetto ai deboli (o poveri) di cuore.
Poi è arrivato, due giorni dopo, il momento di “E la chiamano estate” di Paolo Franchi.
E già tanto hanno scritto a riguardo, quindi mi limito a due considerazioni personali. La prima riguarda quanto felice sia stato l’incontro con Paolo. Nonostante il poco tempo passato sul set insieme, ho apprezzato infinitamente il metodo che mi è stato proposto, un radicale cambio di prospettiva rispetto all’utilizzo dei (pochi) strumenti recitativi in mio possesso e un’altrettanto radicale cambio di punto di vista rispetto alla narrazione di una storia e il relativo uso della macchina da presa. Un’indagine sensoriale approfondita che indugia in pieghe che ero poco abituato a considerare e che mi ha regalato mezzi nuovi che conserverò gelosamente. E di cui ringrazio.
La seconda riguarda un elemento, a me molto caro, che contraddistingue lo stile di vita che ho scelto per me: l’educazione.
Il modo in cui ho sentito porre le domande in conferenza stampa, il modo in cui alcuni spettatori in platea durante l’anteprima hanno affrontato la visione del film, il modo in cui è stata accolta sul palco della premiazione una nostra (orgogliosamente nostra! italiana!) attrice, si allontanano molto dalla mia definizione di educazione. Che poi questo atteggiamento sia proporzionale all’intelligenza dei soggetti interessati, non sta a me dirlo, non posso saperlo, ma azzardo un’ipotesi.
“Festival” è una parola elegante. Quello che è successo no.


Un commento a "SCANDALOSA-MENTE"

  • giulia-2 :

    Son d’accordissimo, Luca, anziché essere orgoglioso e patriottico, in questo caso, c’è chi è buono solo a far vedere quanto sia cafone!

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