A volte ritornano…

Ebbene si, ci sono ancora. E spero non vi dispiaccia. Nessuna scusa per questa assenza prolungata, solo la precisa volontà di staccare veramente la spina, andando lontano geograficamente, ma soprattutto mentalmente, da tutte le incombenze della vita lavorativa. Non che questo si possa considerare un lavoro, è solo piacere, ma per scrivere servono idee e le idee scarseggiano quando si sovraccarica il motore…
In queste settimane ho avuto la fortuna di viaggiare un po’ e, come da tradizione, mi sono fatto accompagnare da una buona scorta di libri. Non vorrei aprire una discussione sull’annoso argomento delle trasposizioni cinematografiche da opere letterarie, ma, inevitabilmente, abbino volentieri alcune letture puramente cartacee ad altre più cinematografiche. Sono cresciuto con il mito di Tolkien e sono diventato adulto con i libri di Dick, quindi non mi sottraggo mai al rischio di rimanere deluso da un “film-libraceo”. E sprofondo orgogliosamente anche tra le operazioni più spudoratamente commerciali, leggendo (spesso in inglese, per allenarmi con l’amata/odiata lingua comune…) le varie saghe teen, da “Harry Potter” ai fiammeggianti “Hunger Games”. Abbino spesso le destinazioni dei miei viaggi alle tematiche della narrazione, per immergermi ancora di più nelle atmosfere del mio errare e per arricchire la lettura con immagini reali. Così fu per il meraviglioso “Shantaram”, letto durante un affascinante viaggio in India (e di cui si sa che i diritti sono in mano al pirata Depp) o per “Kafka sulla spiaggia” ( lo immagino sempre portato sullo schermo da Terry Gilliam) mentre esploravo il misterioso ed enigmatico Giappone.
Quest’estate invece ho letto “Il potere del cane” cinematograficissima saga familiare scritta da Don Wislow, che narra le terribili vicende di spietati narcotrafficanti messicani, per poi passare ad una lettura molto particolare. Su consiglio di una amica, a cui spesso mi affido per scegliere le mie letture, ho affrontato un testo bizzarro, scritto dall’imponente maestro Fellini: “Fare un film”. Difficile sintetizzarlo, ma cito una frase che credo rappresenti bene il motivo per cui molti di noi fanno un mestiere che riguarda il cinema…
“Non mi sarei mai aspettato di diventare regista ma poi dal primo giorno, dalla prima volta che gridai MOTORE! AZIONE! STOP!, mi è sembrato di farlo da sempre, non avrei potuto fare altro, e quello ero io e quella era la mia vita”.

P.S. Non vorrei rovinare la poesia di queste parole finali, ma, per completezza di informazione, devo confessarvi che ho appena iniziato “Cinquanta sfumature di grigio”…
Devo assolutamente capire perché le donne fanno QUELLA faccia quando ne parlano…
In più presto ne faranno un film…


Un commento a "A volte ritornano…"

  • fra-arge :

    Quale momento migliore, la vacanza, per leggere leggere leggere e leggere? Personalmente con me ho portato Inseparabili, di Piperno……. a me l’estate fa venire voglia di leggere libri….che non avrei mai letto;)

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