Quote rosa

Qualche giorno fa ero tranquillamente adagiato sul mio divano accanto a mia moglie e, come spesso succede, discutevamo animatamente sul film da vedere. La tv non offriva niente (come al solito) e anche la programmazione satellitare, quella sera, era davvero scarna. Per fortuna la videoteca di casa nostra è davvero ben fornita (vi ho già parlato del problema domestico dello stoccaggio dei Dvd…), ma, di nuovo, la discussione si è fatta aspra. L’incomunicabilità uomo-donna si manifesta soprattutto nelle piccole cose e, in queste situazioni, basta una sola parola sbagliata per scatenare l’inferno…

Scorrendo però tra i titoli a disposizione è successo il miracolo! Ci siamo guardati e abbiamo annuito all’unisono: “ok, questo!”. E abbiamo infilato nel lettore un film che entrambi non vedevamo da tempo, La leggenda del re pescatore di Terry Gilliam.

Che dire… Bello, interessante, intenso, magico, folle e indefinibile come spesso succede con i film di quel geniaccio di Terry… Ma, sia io che Myriam, ci eravamo dimenticati di quanto fossero stati straordinari Jeff Bridges e Robin Williams: due performance incredibili, due personaggi difficilissimi e dolorosi, maschere stravolte dalla follia e dal dolore che si incontrano in un percorso di guarigione e si salvano a vicenda. Due geni che fanno a gara per superarsi, e, invece che annichilirsi l’un l’altro, si esaltano amplificandosi a vicenda. Due giganti.

Ma quello che avevamo appena visto è stato lo spunto per una considerazione diversa: abbiamo provato a farci venire in mente un film dove ci fossero due personaggi femminili con una parte altrettanto interessante da interpretare. Sono venuti fuori molti esempi di ruoli femminili intensi ma, alla fine, siamo giunti ad una conclusione abbastanza banale: il cinema parla al maschile. Eroi, supereroi, avventurieri , pazzi, geni, maghi, terroristi, investigatori, comici, portano tutti i pantaloni. Si scrive al maschile e anche dietro la macchina da presa si ritrovano le stesse percentuali di testosterone. Ribadisco la banalità della constatazione, ma vi riporto il mio genuino desiderio di vedere più cinema “al femminile”, più donne “in macchina”, nient’altro che più realtà insomma. Sono le donne a rendere questo mondo migliore, perché non dovrebbero rendere migliore anche il cinema? Non è un caso che le poche registe che riescono ad emergere siano poi in grado di offrire progetti interessanti e innovativi e che quando vengono scritti ruoli femminili impattanti il risultato sia spesso strepitoso.

Se la politica e la società riflettono spesso sulla necessità di “quote rosa” in campi amministrativi, dirigenziali e organizzativi, non vedo perché non si dovrebbe lottare per affermare la necessità di avere delle “quote rosa” anche al cinema.

Tempo fa dissi che sognavo di avere un Presidente del Consiglio donna. Confermo e sottoscrivo.


3 Risposte per "Quote rosa"

  • fra-arge :

    W le donne!!!!!

  • gabott :

    Stavolta temo di non essere tanto d’accordo con te, Luca: scusami, ma secondo me non è il genere che fa la differenza, è la persona. Tu sogni un Presidente del Consiglio donna, io sinceramente guardo le donne che siedono in Parlamento – naturalmente non è obbligatorio che un premier sia già parlamentare, e di donne straordinarie fuori dal Palazzo ce ne sono milioni, così come abbondano gli uomini straordinari, le donne balenghe e gli uomini balenghi – e non ne vedo una all’altezza (non che vi siano uomini all’altezza, beninteso…). Oddio, no, in verità una ci sarebbe…si chiama Rita, e l’umanità è più bella grazie a lei, però sulla sua carta d’identità credo che alla voce professione ci sia scritto “medico”, non “politico/a”, e poi, anche se, come il sesso, pure l’età non conta, va detto che ha spento da poco la centotreesima candelina, sicché, forse… Spesso ci si augura l’avvento di più donne in politica, sostenendo che così quei valori di umanità vera che tutti noi attribuiamo alla femminilità e possiamo con agio riconoscere in essa troverebbero finalmente più spazio, e quindi con tutta probabilità avremmo un mondo più giusto e pacifico: poi però io penso a Golda Meir, Margaret Thatcher (si veda alla voce “Guerra delle Falkland”), Condoleezza Rice, Angela Merkel e a certi nostri ministri degli ultimi anni che mi è parso di notare non spiccassero, a mio sindacabilissimo avviso, per competenze, e sento, ahimé, sarà colpa mia, le braccia staccarmisi dagli omeri…Così anche nel cinema: sei davvero sicuro che i ruoli migliori siano per gli uomini? A me è sempre sembrato anzi di vedere ruoli femminili scritti molto meglio, con più sfumature, più complessità…Insomma, io da spettatore sovente sento la mancanza di uomini raccontati in maniera un po’ più autentica: credo che in più di qualche caso siamo meglio, e meno sempliciotti, di come spesso ci descrivono, o no? Infine, la tv: ci sono anche cose meravigliose, dai! Certo, de gustibus non est disputandum, però pensa ad esempio a Montalbano: non è scritto bene, diretto meglio, interpretato in modo fantastico e confezionato alla grande? Oppure “Una grande famiglia”: l’hai visto? Io lo trovo un capolavoro…Un abbraccio, e felicissima Liberazione!!!

  • emanuela-genovese :

    è vero… hai ragione…più quote rosa, più Susanne Bier…e più ruoli forti per donne…il primo che mi viene in mente: ragazze interrotte.
    grazie per questo semplice ma sincero blog

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