Do you spik inglisc?

L’anno scorso ho vissuto un’esperienza straordinaria. Mi sono trovato, da un giorno all’altro, seduto ad un tavolino, a recitare una scena con Julia Roberts. Incredibile. Se ci fosse stata una telecamera fissa sulla mia faccia avrebbe sicuramente intercettato alcuni momenti, tra un ciak e l’altro, in cui compariva uno strano sorrisetto. Era l’espressione di un ragazzo che si chiede:” ma come e’ possibile….?”.
Credo che qualsiasi attore europeo abbia la sana curiosità di annusare un set americano. Da sempre vengono decantate le meraviglie della macchina produttiva a stelle e strisce, ed effettivamente il livello di efficenza e’ altissimo. “Eat Pray Love” era un film a medio budget ( per loro), ovvero aveva a disposizione risorse per produrre almeno 10 film nostri. Questa enorme disponibilità di denaro genera 2 effetti: primo c’è tantissimo tempo per fare le cose, secondo, sul set, ci sono almeno il doppio delle persone. Ergo: si fanno le cose meglio. Sono tutti estremamente concentrati, compartizzati, radiocollegati. Ma…..Ovviamente c’e un ma…

Considerate che un assistente alla regia, che ha il compito di seguire la tua preparazione, i passaggi tra costumi, trucco e parrucco e poi ti porta sul set, non e’ autorizzato a parlarti…considerate che un assistente non puo’ rivolgersi ad un caposquadra se non tramite un suo assistente…immaginate un piramide, nella quale si può comunicare solo tra settori confinanti…manca un po’ di cuore, un po’ di sana convivialita’, manca il prendersi un caffè con un amico macchinista e commentare la partita della sera prima, manca un po’ di creativa improvvisazione per risolvere un guaio che apparentemente può decretare il naufragio della giornata di riprese, manca un po’ di contatto umano…

Pero’ c’era pretty woman, e io ero estasiato dalla cosa…

Peccato che il film ci abbia raccontato un serie infinita di stereotipi sul nostro “dolce far niente” all’italiana (io ne conosco davvero pochi che si possono permettere il lusso di non far niente), senza risparmiare cliché per tutte le tappe del lungo viaggio della protagonista…

La cosa che mi e’ dispiaciuta di più pero’ riguarda proprio la versione italiana del film. Dopo poche settimane dalla fine delle riprese sono stato convocato per doppiare il film in italiano e mi sono scontrato con un dubbio che ovviamente già si era presentato sul set: se nel film parlo in inglese con lei, le insegno un pochettino di italiano, traduco per lei quello che i miei amici italiani le dicono, quando nella versione doppiata la Roberts parlerà un italiano, cosa ne sara’ delle nostre scene? Risposta: nella versione italiana diciamo, in italiano, cose completamente diverse dalla versione originale del film. Ma la tua faccia stava dicendo una cosa precisa, e’ difficile che si possa abbinare un’espressione ad un nuovo dialogo….vi lascio immaginare il casino…

E’ lo stesso problema che i distributori hanno avuto con il bellissimo “Inglorious Bastards”: il grande Waltz, tenente spietato delle SS, in varie fasi del film, parlava inglese, francese e tedesco. Come rendere questo effetto, rispettando l’immenso lavoro di sceneggiatura che c’è sempre dietro ai grandi film, e rendere giustizia alla meravigliosa performance dell’attore? Chi ha visto il film, si ricorda il risultato.

Non voglio minimamente paragonare i due film, lontanissimi per genere e qualita’, ma sicuramente entrambi hanno subito gli effetti della “versione italiana”.

Ma vi darebbe davvero così fastidio andare al cinema a vedere un film sottotitolato? Io, a volte, divento pazzo per il motivo opposto…


6 Risposte per "Do you spik inglisc?"

  • roxigen :

    Quanto sono daccordo!! Trovo che la versione “how it was ment to be”, giusto per usare un inglesismo, sia insostituibile. Proprio perchè, come dice la traduzione del mio inglesismo, è come dovrebbe essere, come è stata pensata e concepita. Devo però sottolineare che ci sono le eccezioni. Ad esempio qualche cartone Disney! ‘Le follie dell’imperatore’,per esempio, dove quel genio della Marchesini doppia la cattiva e divertentissima Izma. I film Disney, però, e la Marchesini, che addirittura rende più divertenti le traduzioni non fedelissime, sono un’eccezione per cui bisogna solo levarsi il cappello. Per il resto, considerando che è dalla parte del mondo che parla in inglese che arriva la valanga della cinematografia, autorizzatemi a dirlo, alcune frasi, alcuni giochi di parole, alcune scene che hanno tanto di fondamenta nel confronto tra due lingue, non possono trasmettere allo spettatore la stessa intensità in una lingua diversa da quella in cui sono state concepite. Badate bene che il punto di questo commento non è una critica al mondo del doppiaggio. In realtà non ha nessun punto, solo quello di informare l’univero che adorerei vedere al cinema, nella sala accanto a quella dove verrà trasmesso il film doppiato, la verione originale.

  • s-giulia :

    Sin dal titolo, questo film mi aveva molto incuriosito. Mi aspettavo una di quelle storie semplici ma anche profonda e ricercatae che in genere mi fanno amare un film. L’ ho potuto vedere (versione italiana) solo qualche settimana fa. Mai sono stata più delusa. Sin dalle prime scene mi è sembrato banale e la vicenda anche un po’ assurda. Ho pensato che, da italiana, non lo stavo apprezzando solo perchè non riuscivo a capire la logica di un altro Paese. Ho continuato a vederlo, ma quando è arrivata la parte girata in Italia la mia iniziale delusione si è trasformata in fastidio. E’ vero, le mie aspettative erano alte, ma per quanto ancora l’Italia verrà raccontata agli altri Paesi sotto questa veste? Parlare di “dolce far niente” in un momento come questo, drammatico dal punto di vista del lavoro, mi è sembrato un’ assurdità. Mi sono subito chiesta: cosa può aver provato un attore italiano con alle spalle dei ruoli complicati in film limpidi ma problematici come “Solo un padre”, a recitare una parte che riduce la complessità del reale ad una serie di vecchi stereotipi, se io, semplice spettatrice, ne sono rimasta infastidita? Ho aspettato questo articolo da quando ho saputo del blog. Il fascino di lavorare con un cast magnifico in un film americano deve essere stato grande. Tuttavia, a prescindere dalla questione italiana, ciò per cui sono rimasta più delusa, è stata la superficialità e la banalità della storia in sè. Credo che il modo di fare cinema in Italia, diciamo “in piccolo”, porti non solo ad un’ atmosfera diversa sul set, che sicuramente c’è, ma che il pubblico non può apprezzare, ma anche ad una profondità maggiore anche in film che non hanno pretese di essere epici. Ciò che emerge da questo film è un contrasto tra un cast eccellente, un’ idea di base affascinante, e all’ opposto una serie di superficialità. Per quanto riguarda il doppiaggio, mi trova perfettamente d’accordo, lo trovo inconcepibile, nonostante la riconosciuta bravura dei doppiatori italiani.

  • Eric :

    Bel post Luca!

    E’ un problema che sarà sempre più presente perché le co-produzioni, specialmente fra i paesi Europei sono giustamente incentivate finanziariamente. Purtroppo le co-produzioni fra paesi diversi non sono operazioni puramente finanziarie ma ogni paese deve e vuole che parte delle riprese, cast tecnico e artistico, locations ecc… siano ben distribuite fra le diverse nazioni.

    La società di doppiaggio della quale faccio parte ha recentemente doppiato un film che narra le vicende di un gruppo di ciclisti albanesi in Italia. E’ una commedia co-prodotta da società italiane e albanesi, in cui gran parte della comicità nasce dall’incomprensione del gruppo di scalcagnati ciclisti che si interfacciano con gli italiani… come tradurre questo?

    Purtroppo sono state fatte diverse proposte tra cui quella di lasciare tutta la parte albanese (il 60% del film) in lingua originale con i sottotitoli italiani. Il produttore non ha voluto percorrere questa strada e l’intero film è stato doppiato in italiano. Il direttore/adattatore ai dialoghi ha fatto un ottimo lavoro re-inventando di sana pianta le gag tra albanesi e italiani, il film è molto godibile ma è ovvio che è diventato un’altra cosa…

    Sarebbe bello che una piccola parte dei finanziamenti Europei per le coproduzioni internazionali fosse dedicata a sostegno di sale che proiettano gli stessi film in lingua originale sottotitolati nella nostra lingua…

  • Adriano Aiello :

    Dopo decenni che lo sostengo ho perso l’energia intellettuale, ma trovo molto importante quando un addetto ai lavori sollevi ancora un problema, specie in un periodo storico che dovrebbe favorire la soluzione “originale” (mica totalitaria ma nemmeno eliminarla come sta accadendo) invece che il contrario
    Per me in sintesi ci sono 4 livelli della questione:

    a) il doppiaggio è la morte del cinema: problema personale. E’ ovviamente un estremismo, ma io proprio non ce la faccio. Ogni 100 film in originale visti quel singolo doppiato ti fa sempre più male. Ma questa è un’idea personale, irrilevante ai fini della discussione

    b) il doppiaggio modifica e ricrea un’opera cinematografica: problema estetico (non di poco conto)

    c) il doppiaggio (ma sarebbe da dire l’adattamento) spesso, troppo spesso non rispetta la versione originale del film, partendo dal presupposto arrogante che nessuno se ne accorgerà e che a nessuno interesserà: problema culturale. Il più grave e quello su cui il cinema italiano ha più scheletri nell’armadio

    d) il doppiaggio sottrae immaginario al cinema nazionale

  • giusadt :

    Ciao a tutti,
    Penso ke c siano moltissimi film “uccisi” dal doppiaggio,ma e’ anke vero ke nn sempre il pubblico se ne rende conto…i sottotitoli spaventano,e’vero,ma vuoi mettere…???…la mimica facciale ke rende perfettamente il senso del discorso…??? Penso ke sia solo una questione d abitudine,dovremmo guardare più film in lingue originali e soffermarci anke sulla gestualità e sulla mimica degli attori…all’inizio sembra difficile ma pian piano si apprezza…l’appetito vien mangiando,no???

  • moon :

    Solo quando, vivendo all’estero, sei “costretto” a seguire i film in lingua capisci quanto ci perdiamo con il doppiaggio.
    La voce, l’interpretazione, i respiri.
    In Italia il doppiaggio ha una lunga storia ma potrebbe restare tale per dar spazio all’originale (impareremmo anche un po’ l’inglese!).

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