I miei film preferiti del 2015

Stilo questa classifica intenzionalmente prima che titoli come Star Wars vi si infilino riempiendola di ovvietà.

Non usciranno quest’anno in Italia, ma sono fiducioso che altrimenti avrei incluso Steve Jobs, Irrational Man e The Danish Girl.

La vita mi ha portato a vedere molti film di animazione ultimamente, e vederli molte volte, studiarne la cura, i dettagli, la stratificazione, l’impegno pedagogico mai smaccato, mai banale… per poco cinefilo che possa suonare, alcuni di questi hanno comunque segnato il mio anno da spettatore più di molti altri film, e mi sembra disonesto escluderli per fare il superiore.

 

  1. Home. Impossibile restare adulti davanti ai Boov.
  1. Il Viaggio di Arlo. La più avanzata tecnica al favore di un Re Leone in 3d nel mondo dei dinosauri (sempre preferiti i rettili ai felini). Ogni cosa sullo schermo è la più bella cosa mai generata da un computer, e il tutto a favore di un racconto di formazione sempre commovente, con una violenza modernissima per un film di animazione. Ma ormai sulle storie padre/figlio mi rendo conto di non essere assolutamente oggettivo.
  1. Going Clear. Scientology e la prigione della fede. Un documentario sconvolgente su una realtà sconvolgente che sta arrivando anche in Italia.
  1. Youth. Partivo con molti pregiudizi davanti all’8e1/2 di Sorrentino, guardando il trailer pensai che sarebbe stato il remake americano de La Grande Bellezza, però mi sono trovato davanti a un film sorprendentemente genuino, che racconta l’orrore della vecchiaia con lucidità e partecipazione. Non ho amato ogni cosa, ma ci sono scene davvero memorabili e sono felice che Sorrentino abbia capito che la grande bellezza sta anche nella semplicità e non ha bisogno di dimostrare costantemente che ha il technocrane più lungo di tutti.
  1. Room. Un gioiello di film minimalista, con performance miracolose. Vedere come sia possibile fare un film così potente con così poco mi lascia sempre a bocca aperta.
  1. Mistress America. Lo stato dell’arte della più raffinata commedia americana. Noah Baumbach è per me il più papabile erede di Woody Allen, ma con uno stile tutto suo.
  1. Microbe e Gasoil. Il grande ritorno indie di Michel Gondry, un regista che adoravo e che temevo perduto per sempre. Anche qui una grande prova di cuore, come in Youth, come Room, un regista che dà il meglio di sé quando si pone dei limiti.
  1. Carol. Un film perfetto, maestoso, pieno di stile, classe, mai noioso, mai morboso, raffinatissimo racconto sulla purezza dell’attrazione che trascende i generi.
  1. Inside Out. Film epocale. L’abbandono definitivo al “e vissero felici e contenti”, un invito ad accogliere la tristezza come parte della vita, come mai era stato raccontato in un film d’animazione occidentale… e qui mi rendo conto che dovrei inserire in questa classifica anche “Si alza il vento” che mi ha riempito di dolore… e non so dir bene perché non lo faccio.
  1. Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza. In realtà questo film non mi ha convinto al 100%, anzi, ma è stata la rivelazione cinematografica dell’anno perché mi ha fatto scoprire Roy Andersson e la sua trilogia, i cui due film precedenti (“Songs from the second floor” e “You, the living”) sono arte pura. Semplicemente sublimi. La versione nordeuropea fatta cinema dei momenti sospesi ed estatici di Gregory Crewdson e Edward Hopper.


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