Parlando di cinema, penso di aver sempre subito il fascino dell'orrido e del perturbante più che della paura vera e propria. Sono il tipo di spettatore che quando annusa l'arrivo di uno spavento (la musica cala all'improvviso, e la protagonista si appresta a chiudere l'armadietto a specchio sopra il lavandino), si tappa le orecchie e chiude gli occhi. Perché mi spaventi bisogna che un regista giochi di fino: l'inquietudine deve essere inoculata piano piano, senza quasi che mi accorga di quel che sta succedendo, non dispensata come una padellata in faccia...
Un'annata di cinema in cui un capolavoro come Lincoln non porta a casa più di due Oscar, deve essere stata buona per forza. E infatti di grandi film quest'anno in lizza ce n'erano tanti, da Django Unchained a Vita di Pi, passando per Amour e Les Miserables. Quel che lascia perplessi non è quindi che i premi siano stati ripartiti tra molti titoli, senza che nessuno abbia accumultato più di 4 statuette, quanto il fatto che alla resa dei conti siano stati preferiti nelle categoria principali film più convenzionali e meno coraggiosi, come Argo e Il lato positivo...
Ruzzle sta facendo calare drasticamente la mia produttività. Oggi avrei voluto scrivere un lungo post sui miei pronostici per gli Oscar, ma sarebbe stato il solito post di pronostici sugli Oscar (qui in redazione abbiamo pure fatto un giro di scommesse da far impallidire gli impiegati di Quella casa nel bosco). Considerato che di questi tempi i miei pensieri si formano su un quadrante con sedici caselle, ho preferito invece creare uno Speciale Ruzzle Oscar 2013 in cui sono nascosti alcuni nomi/cognomi/titoli/porzioni di titoli che credo saranno protagonisti domenica notte...
Il Papa, la campagna elettorale, la Champions League e pure Sanremo: tempi duri per il cinema. Memore di quel proverbio su Maometto e le montagne, ieri sera ho guardato il primo tempo di Real Madrid - Manchester United, per poi girare sul Festival della canzone. Della partita non vi parlo (come fa Ronaldo a saltare a due metri da terra?), ma di Sanremo sì, perché ho fatto a tempo a vedere Elio e i suoi che salivano sul palco vestiti da Frankenstein-chierichetti e poi mandavano la gente al manicomio (social network ufficialmente impazziti con l’esibizione ancora in corso) con la loro Canzone Mononota...
Ricordo chiaramente lo spavento che ho preso la prima volta che ho visto Signs durante la scena della festa di compleanno. Un TG trasmette delle riprese amatoriali come prova che gli alieni sono tra noi: in mezzo ai bambini, ai regali, alle torte, si vede la sagoma di un mostro che attraversa per un attimo l’inquadratura. Oggi quel tipo di immagini occupa una percentuale consistente del cinema di genere, ed è conosciuto come "found footage" (letteralmente: “riprese trovate”, a dare l’idea che si tratti di materiale video scoperto per caso)...
Si sente sempre più spesso parlare dello scavalcamento del piccolo sul grande schermo quando si parla di fiction di qualità, ma la questione resta nebulosa. Di sicuro il cinema gode di tempi e budget che alla televisione sono preclusi e questo rende i grandi franchise dei generatori di ricavi senza rivali. Il campo su cui si combatte la battaglia è invece quello del puro genere (poliziesco, horror, dramma) e della qualità di scrittura...
AVVISO: la lettura di questo post è sconsigliata alle persone più sensibili. PREMESSA: lo scorso settembre, durante il Festival di Toronto, al termine di una giornata interminabile, mi infilo alla proiezione di mezzanotte di The ABC of Death. Si tratta di un film horror a episodi che gli appassionati aspettano da parecchio: 26 corti, uno per ogni lettera dell’alfabeto, diretti da 26 registi diversi (teoricamente esperti del genere: in realtà ci sono anche perfetti sconosciuti) con a disposizione 5mila dollari di budget e 6 mesi di tempo...
I film che dividono la critica in modo clamoroso mi suscitano sempre una certa curiosità: Les Misérables rientra perfettamente nella categoria. Ogni volta che faccio sapere a un collega che il film mi è piaciuto, ottengo una tra queste due reazioni. A) "Ti sei frullato il cervello insieme a un casco di banane" B) "Tu sì che hai capito tutto" Sono cose che mi fanno pensare (in genere ad altro)...
Ogni anno, dopo le nomination agli Oscar, sento ripetere lo stesso ritornello: “è andato tutto come previsto”. Ogni anno, questo compreso. Eppure stavolta le cinquine di sorprese ne presentano parecchie. Parto con quella più grossa: Tom Hooper (Les Miserablés), Paul Thomas Anderson (The Master), Kathryn Bigelow (Zero Dark Thirty), Quentin Tarantino (Django Unchained), Ben Affleck (Argo) e Sam Mendes (Skyfall), NON sono stati nominati come miglior registi...
Due notizie che mi hanno fatto pensare, unite da un tema comune: la pirateria. La prima. Cloud Atlas sta per uscire in sala, e si moltiplicano i contenuti online, (clip, featurette, recensioni). Dopo la pubblicazione sulla nostra pagina Facebook di uno di questi contenuti - la guida al film di Luca Maragno - si sono sprecati i commenti alla notizia, a testimonianza di quanto Cloud Atlas abbia incuriosito il pubblico giovane...