Oscar 2018: ma di che ci lamentiamo?

Miglior Attrice Protagonista per "Tre manifesti a Ebbing, Missouri"Tutto come previsto, o quasi, agli Oscar 2018 (qui l’elenco completo dei premiati).

La sorpresa di serata è stato l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale finito a Jordan Peele per Get Out – Scappa, una scelta che premia l’efficacia dell’idea alla base del film, preferendola all’intreccio poderoso e ai dialoghi teatrali dei Tre Manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh. Discutibile ma lecito, e forse nemmeno sbagliato.

Nessuna traccia, invece, delle profetizzate conseguenze del movimento Time’s Up, se non nella scelta di sottrarre a Casey Affleck la responsabilità di consegnare il premio alla Miglior Attrice. Per il resto, Lady Bird a bocca asciutta e Roger Deakins (Blade Runner 2049) preferito a Rachel Morrison (Mudbound) per la Miglior Fotografia. E anche qui parlerei di scelta condivisibile.

Eppure serpeggia un certo malumore tra i cinefili di professione. In molti, compreso il sottoscritto, avrebbero preferito un trionfo multiplo per Il filo nascosto. Forse però vale la pena guardare le cose da una certa distanza e con una prospettiva diversa. La totalità dei film protagonisti di serata è indipendente o semi-indipendente (ovvero sviluppato da società controllate delle Major che si occupano di produrre cinema d’autore, come la Fox Searchlight), e coniuga intrattenimento di qualità a uno sguardo consapevole e costruttivo sul mondo.

Davvero siamo arrivati a etichettare come scelta retrograda e conservatrice quella di dare il premio più importante a La forma dell’acqua, un film derivativo quanto si vuole, ma cinefilo e progressista fino al midollo, un elogio della diversità romantico e appassionato? E soprattutto, un film di genere (anzi,  di generi: fantasy, horror, noir, mélo) diretto da uno storico outcast dell’industria hollywoodiana come Del Toro?

Davvero storciamo il naso dopo un’edizione che premia film fantastici e “irregolari” come Chiamami col tuo nome e Una donna fantastica, L’ora più buia e I, Tonya?

Davvero, in un momento in cui la gente affolla miracolosamente le sale per vedere ad esempio The Post, Il filo nascosto e il citato vincitore dell’edizione 2018, invece che per le consuete commedie italiane omologate e triviali, abbiamo voglia di dare degli incompetenti ai membri dell’Academy, di inceppare il meccanismo con puntualizzazioni e distinguo, dando l’idea di far parte di un universo sempre più autoreferenziale e schizofrenico?

Insomma, si poteva far meglio, ma a occhio e croce non si è mai fatto così bene: sono pur sempre gli Oscar, ragazzi.


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