Cannes contro Netflix: perché il festival ha solo da perdere nella sua guerra allo streaming

Pedro Almodovar al Festival di Cannes 2017Mi pare che ci sia da aggiungere un elemento alla querelle Cannes / Netflix, che ieri è stata rilanciata dal bizzarro intervento di Pedro Almodovar in conferenza stampa (con che coraggio affermare che i film direttamente destinati allo streaming vanno penalizzati quando nel concorso che stai per giudicare ce ne sono ben due?) e da quello cerchiobottista di Will Smith (il cui nuovo film, Bright, uscirà a fine anno proprio su Netflix…). Mi è venuto in mente stamattina mentre assistevo ai titoli di testa di Wonderstruck, primo film americano in concorso, prodotto dagli Amazon Studios.

Come forse sapete anche Amazon diffonde i propri film in streaming su Prime previa sottoscrizione di un abbonamento, l’unica differenza con la creatura di Reed Hastings è che il sito di e-commerce ha deciso di salvare il passaggio in sala, e quindi in questa discussione fa la figura del “poliziotto buono”. Non cambia però la sostanza, ovvero che tre dei cinque film USA in concorso a Cannes quest’anno sono stati prodotti da aziende che creano i loro contenuti pensando principalmente alla rete.

La tendenza è tutt’altro che casuale: cinema e serie tv di qualità, basate su idee e linguaggi originali, dipendono sempre di più dagli investimenti di chi punta al consumo domestico. Non solo: Netflix, così come Amazon, lascia agli autori la massima libertà creativa. È un paradosso da cui non si scappa: i film migliori, nei prossimi anni, saranno sempre meno presenti nelle (multi)sale, dove finirebbero schiacciati tra i sequel dei grandi franchise, i remake e i film per famiglie, incapaci di rientrare degli investimenti richiesti dalla distribuzione. Ai registi ambiziosi che non vogliono rinunciare alla sperimentazione linguistica restano quindi due possibilità: rassegnarsi ai microbudget e alla visibilità trascurabile dei film arthouse; o accettare budget considerevoli ma un destino limitato al piccolo schermo. Una scelta già fatta da gente come Scorsese, Baumbach, Bong, Michôd.

È un futuro da disprezzare? Non credo. L’esperienza della sala non è destinata a sparire, solo ad omologarsi definitivamente a quella di un concerto o un parco giochi. E non c’è comunque mai stata, storicamente, una ricchezza e un’accessibilità delle storie per lo schermo come quella odierna. Preoccuparsi della forma che questa ricchezza sta assumendo assomiglia a quando ci si preoccupava per il tracollo del mercato discografico causato dal file sharing. Ognuno ha i propri interessi da difendere, ma il mondo va comunque avanti per la sua strada.

Quanto questo futuro sia già presente è, come detto, proprio il programma del Festival di Cannes 2017 a testimoniarlo. Se dunque Fremaux confermerà la strategia annunciata per i prossimi anni, cioè niente film che saltano la sala nel concorso principale (anche se resta a disposizione il fuori concorso…), il rischio concreto è di assistere alla progressiva sparizione del cinema americano d’autore dalla gara.

festival-di-cannes

Foto: Getty Images


Per inserire un commento devi essere registrato a Best Movie. Effettua il login

Se non sei registrato clicca qui registrati