Guardiani della Galassia 2: la morte della parodia

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Cos’è Guardiani della Galassia 2? Non è un film d’azione, perché la maggior parte delle sequenze d’azione avviene fuori campo o è girata senza criterio, basta pensare a quale pasticcio sia la prima fuga spaziale dalle truppe di Ayesha o la scazzottata finale tra Peter ed Ego (fate il confronto con la pulizia coreografica dei Fast & Furious e Mission: Impossible migliori, ma anche con gli ultimi Star Wars). E non è nemmeno un film di fantascienza, perché della fantascienza non ha la gravità, né l’intreccio, né il percorso esplorativo. È invece una magnifica commedia camp e un fantasy grottesco, cioè un film della Troma – da cui James Gunn orgogliosamente proviene, e di cui ha mantenuto lo spirito – gonfiato di miliardi.

Il che va benissimo, ma crea un paradosso. Perché Guardiani 2, molto più del primo, è un film non parodizzabile in quanto già parodia. È un film di tentacoli e CGI spesso scadente, un film in cui il mostro finale è un cervello rinchiuso in una caverna (come ad esempio accadeva in Starship Troopers, ma si può pensare anche ai macrocefali di Mars Attacks!, che erano già omaggi ad un immaginario di serie Z vecchio ormai di decenni), in cui una gag può durare anche dieci minuti (come quella meravigliosa di Baby Groot che cerca la pinna di Yondu). È cioè il passo finale di un percorso iniziato da Robert Downey Jr. e Jon Favreau con Iron Man, e poi spinto in là da Joss Whedon con il primo Avengers.

E adesso? Adesso che la rivoluzione generazionale è avvenuta e i rivoluzionari sono al potere? Adesso che abbiamo fatto a pezzi il galateo cinematografico in nome della nostra voglia di ribellione, di cambiare un mondo che non ci piace, di rifarlo a misura del nostro umore – sornione, nostalgico, incazzato, punk? I ragazzi che impazziscono per Guardiani 2 si accontenteranno di questo stato delle cose, di questo immaginario? È un inizio o una fine?

Meglio stare attenti, perché quando le forme della rivoluzione diventano le forme del sistema, quando la Disney si traveste da Troma, forse siamo di fronte a un compromesso più che a una liberazione. Meglio, in sostanza, non confondere Ego con Peter Quill.

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