Oscar 2017: la scomparsa dei blockbuster di qualità e altre considerazioni sulle nomination

La La Land

Dieci considerazioni sulle nomination agli Oscar 2017 (le trovate tutte qui)

1) Cominciamo dall’Italia: Fuocoammare, che era stato escluso già alla pre-selezione dalla corsa all’Oscar come miglior film straniero, in compenso è finito nella cinquina delle candidature come miglior documentario. Le chance di vincere sono poche, ci sono due opere politicamente fortissime per gli americani a sbarrargli la strada (O.J.: Made in America e 13th, senza contare il commovente Life, Animated), ma il punto è un altro. Vista la differenza di risultati nelle due categorie, aveva probabilmente ragione chi sosteneva che come titolo italiano per la corsa a miglior film straniero sarebbe stato più saggio e lungimirante scegliere altro. C’è anche però chi dice (per esempio Robert Bernocchi) che l’accesso al percorso principale abbia giovato a Fuocoammare in termini di visibilità, facilitandone quindi l’ingresso in cinquina come documentario.

2) Due Festival italiani possono festeggiare: Venezia e Roma hanno dato rispettivamente l’apertura a La La Land e Moonlight, che sono i due film più premiati dalle nomination (14 e 8); oltre che, probabilmente, quelli destinati al maggior numero di statuette. 8 nomination anche per Arrival e La battaglia di Hacksaw Ridge, entrambi alla Mostra lagunare. Un successo abbastanza clamoroso, che conferma l’ottimo fiuto e le grandi capacità politiche dimostrate da Barbera negli ultimi quattro anni (più una piccola dose di culo). Poi a Venezia ha vinto The Woman Who Left di Lav Diaz, un premio che più passa il tempo e più diventa surreale, ma questo è un altro discorso.

3) Silence e Sully, ignorati dai Golden Globes, sono stati ignorati anche dall’Academy. Non ricordo facilmente un’altra edizione in cui due dei cinque film americani migliori dell’anno per quasi tutta la critica mondiale, tra l’altro firmati da autori celebratissimi come Scorsese e Eastwood, fossero rimasti fuori dai premi principali già a questo punto. Una dimostrazione facile facile di come le questioni extra-cinematografiche influenzino ogni anno pesantemente le decisioni dei giurati chiamati a votare. Le 8 nomination a Moonlight, niente più che un buon film – ma black e queer -, sono l’altro lato della medaglia.

4) Tra le tante sfide a due che caratterizzeranno la serata del 26 febbraio, la più emozionante mi pare quella tra Michael Shannon (Animali notturni) e Jeff Bridges (Hell or High Water), anche se le possibilità che alla fine vinca Mahershala Ali per Moonlight sono alte.

5) I premi che sembrano già assegnati sono almeno tre: miglior film a La La Land, miglior attore protagonista a Casey Affleck, miglior attrice protagonista a Emma Stone. La La Land dovrebbe però vincere agevolmente anche i premi musicali e quello per la miglior regia.

6) Giusto un gradino sotto, anche la vittoria di Zootropolis come miglior film di animazione sembra quasi in cassaforte.

7) Belle sorprese: le 4 nomination a Hell or High Water, tutte importanti, compresa quella come miglior film; la nomination per la miglior sceneggiatura originale al sottovalutato (almeno da noi) The Lobster; la nomination come miglior attore protagonista a Viggo Mortensen.

8) La nomination a Meryl Streep ha irritato qualcuno, e pare più che altro un contentino per il discorso anti-Trump dei Golden Globes. A me invece pare che per Florence la meritasse, e che l’assurdità sia stata piuttosto nominarla per Into the Woods due anni fa.

9) Se avete l’impressione che tra quello che viene comunemente percepito come “cinema di qualità” e i blockbuster su cui le Major investono centinaia di milioni di dollari, ci sia ormai una distanza incolmabile, non vi state sbagliando di molto: il film più costoso tra i nove nominati a miglior film è Arrival, prodotto con un budget di 47 milioni, che da quelle parti si può considerare “medio”. I tempi in cui a sbancare l’Academy erano Il gladiatore, Titanic o Il Signore degli Anelli sembrano finiti, e a cose come Star Wars e Animali Fantastici, restano solo le briciole, ovvero le nomination tecniche.

10) Dopo un lungo ostracismo, Mel Gibson è tornato. In molti pensavano che La battaglia di Hacksaw Ridge potesse portare a casa qualche nomination, ma addirittura sei, tra cui miglior film, regia e attore protagonista, penso non se lo sarebbero aspettato nemmeno i gibsoniani più ottimisti. Mel era fuori dai giri dal 1996, l’anno di Braveheart. Ne sono dovuti passare 21 per rivederlo sul red carpet.

Mel Gibson


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