JJ Abrams, il riciclatore di mondi

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Io capisco quelli che vedono Star Wars – Il risveglio della Forza ed escono contenti dalla sala, capisco pure quelli che invece lo detestano. Gli unici che non capisco sono quelli che si stupiscono di essere di fronte a un prodotto che è in gran parte frutto di scelte di marketing.

Perché JJ Abrams questo è, il più bravo a riciclare immaginari e renderli produttivi; lui come nessuno sa mischiare le ragioni delle Major e la passione del nerd, facendo passare per scelte di cuore anche quelle del portafogli, o comunque lavorando in mezzo a un tale polverone mediatico da rendere le prime indistinguibili dalla seconde.

Tradotto: come si può pensare che un regista che mette le mani contemporaneamente su Star Trek e Star Wars sia un autore?
Ce l’aveva detto lui stesso, JJ, con un film – Super 8 – che riciclava un intero immaginario, il cinema fantastico per ragazzi degli anni ’80. Ci diceva, con quel film, che era in grado di fare tutto, anche benissimo, tranne inventarsi qualcosa da zero.

Il problema di Star Wars – Il risveglio della Forza, se un problema c’è, è proprio questo, che molto più degli altri franchise (Mission: Impossible e Star Trek) su cui Abrams aveva messo le mani, l’universo di Guerre Stellari è un universo d’autore, dentro il quale il nuovo film spunta ora nudo e grossolano, appassionante e buffo (i siparietti con Kylo Ren che si arrabbia e spacca tutto sembrano usciti da un vecchio cartone animato) come un Avengers qualsiasi, in definitiva omogeneo a tutti gli altri mondi ingurgitati dalla Disney.


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