«I Festival non sono sfilate di moda», ovvero le stupidaggini che non si possono più sentire

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Il programma del Festival di Roma di quest’anno mi sembra molto buono (lo trovate qui) sotto il profilo dei contenuti, come già successo con Venezia, ma sentire ancora un direttore artistico – nella fattispecie Antonio Monda – affermare “I festival non sono sfilate di moda, ultimamente vedo più attenzione per i red carpet che per i film, noi faremo il contario: partiamo dalla qualità dei titoli e non dalle star” è desolante.

O Monda è ottuso (non credo proprio), o fa il furbo, perché tra le due cose non c’è contraddizione, star e buoni film sono due componenti diversamente necessarie. E se i red carpet sono già vitali per la sopravvivenza di un Festival tradizionale, figuriamoci per una “Festa” – sottinteso “popolare” – come quella di Roma ama definirsi.

Per essere chiari: va benissimo avere brutti film con grandi nomi sul tappeto rosso (basti pensare alla folla garantita da Vasco Rossi e dall’orrendo documentario su di lui ala Mostra di Venezia) e poi piccoli film sconosciuti e senza firme che traggono beneficio della luce periferica dei riflettori.
Ma avere tanti “bei” film (dato opinabile) e pochi ospiti (dato oggettivo) è inutile, equivale a un passatempo per iniziati e figli di papà, a un ritrovo per privilegiati che possono passare le giornate al buio e poi a discutere tra loro.

Inoltre senza i grandi nomi mancano titoli e immagini, e la squadra dei freelance non ha materiale da proporre alle testate con cui collabora, al punto che può decidere non valga nemmeno la pena accreditarsi.
Perché le star non si limitano a sorridere prima che inizi il film: partecipano alle conferenze stampa, ai party, agli eventi collaterali. Muovono il web. Garantiscono materiale fotografico spendibile e rilasciano interviste, con cui i liberi professionisti del settore campano.

Senza ospiti internazionali e red carpet, Roma non ha slancio sufficiente per uscire dal club della cinefilia militante, dimensione che non le appartiene e che sfortunatamente non porta alcuna ricchezza né grande vitalità – solo un gran numero di accrediti, spesso a testate ridicole, e chiacchiere, spesso in italiano stentato, o fumoso.

In definitiva un Festival senza star è un Festival chiuso in se stesso, atrofizzato, e di sicuro non è una Festa.
Se non ci sono soldi a sufficienza, o meglio la capacità politica (perché dove il budget è poco deve intervenire la capacità di persuadere gli altri del valore di ciò che si fa), di portare le star, meglio tacere.

Ad oggi sono confermati Ellen Page, Monica Bellucci e Jude Law.
Non bastano.
In bocca al lupo per le prossime settimane.

 


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